Afghanistan: i talebani accusati di non rispettare l’amnistia

Pubblicato il 30 novembre 2021 alle 11:34 in Afghanistan Asia

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Il 30 novembre, Human Rights Watch ha riferito di aver raccolto “informazioni credibili” su oltre 100 omicidi sommari di ex membri delle Forze di Sicurezza Nazionali Afghane (ANSF) presumibilmente effettuati dai talebani in quattro province.

Il documento di 25 pagine, intitolato “‘Nessun perdono per persone come voi, esecuzioni e sparizioni forzate nell’Afghanistan dei talebani”, documenta l’uccisione o la scomparsa di 47 ex membri delle ANSF (tra cui personale militare, polizia , membri dei servizi segreti e miliziani) che si erano arresi o erano stati arrestati dai talebani, tra il 15 agosto e il 31 ottobre. A tale proposito, è importante ricordare che l’Emirato Islamico aveva garantito un’amnistia a chiunque avesse sostenuto o lavorato per il governo deposto con la presa di Kabul, il 15 agosto. In totale, Human Rights Watch ha riferito di aver raccolto informazioni credibili su oltre 100 omicidi nelle sole province di Ghazni, Helmand, Kandahar e Kunduz.

Human Rights Watch ha intervistato di persona 40 individui nelle quattro province e altre 27 per telefono. I testimoni sono parenti e amici delle vittime, ex funzionari governativi, giornalisti, operatori sanitari e membri dei talebani stessi. Uno di questi ha affermato che i responsabili di tali atrocità “non possono essere perdonati”. “L’amnistia promessa dalla leadership talebana non ha impedito ai comandanti locali di giustiziare o far sparire sommariamente ex membri delle forze di sicurezza afghane”, ha affermato Patricia Gossman, direttrice associata per l’Asia di Human Rights Watch. “Spetta ai talebani l’onere di prevenire ulteriori omicidi, chiedere conto ai responsabili e risarcire le famiglie delle vittime”, ha aggiunto. 

La leadership talebana aveva ordinato agli ex membri delle forze di sicurezza afghane che si erano arresi di registrarsi presso le autorità locali per ricevere una lettera che potesse garantire la loro sicurezza. Tuttavia, queste schedature sarebbero state utilizzare per rintracciare, arrestare, giustiziare sommariamente o far sparire gli ex funzionari. Secondo i testimoni, la persona in questione veniva prelevata o scompariva entro pochi giorni dalla registrazione. Inoltre, i talebani sarebbero stati anche in grado di accedere ai registri dell’ex governo e li avrebbero utilizzati per identificare ed arrestare altri individui.

Human Rights Watch cita un esempio tra gli altri. Nella città meridionale di Kandahar, alla fine di settembre, le forze armate talebane si sono presentate a casa di Baz Muhammad, che lavorava per la Direzione Nazionale per la Sicurezza (NDS), l’ex agenzia di intelligence statale, e lo hanno arrestato. Secondo quanto riferito, i parenti hanno ritrovato solo il suo corpo senza vita. Alcune persone, inoltre, sarebbero sparite dopo perquisizioni effettuate durante la notte. “I raid notturni dei talebani sono terrificanti”, ha raccontato un attivista della società civile della provincia di Helmand. “Sono condotti con il pretesto di disarmare le ex forze di sicurezza che non avrebbero consegnato le armi. 

Le esecuzioni e le sparizioni hanno generato un clima diffuso di terrore tra gli ex funzionari. In alcune province, tra cui quella di Nangarhar, i talebani prenderebbero di mira alcuni di loro accusandoli di sostenere lo Stato Islamico della Provincia di Khorasan (IS-K). Come riferito dalle Nazioni Unite, le operazioni contro l’organizzazione terroristica in questione sono basate “su detenzioni e uccisioni extragiudiziali”. In altri casi, alcune delle persone eliminate vengono prese di mira dopo aver espresso opinioni vicine alla corrente salafita dell’Islam, la stessa dello Stato Islamico, o a causa di particolari affiliazioni tribali.

Infine, vale la pena ricordare che il 21 settembre i talebani hanno annunciato l’istituzione di una Commissione per indagare sulle denunce di violazioni dei diritti umani, corruzione, furto e altri crimini. Per il momento, non è stata segnalata alcuna indagine sugli omicidi segnalati da Human Rights Watch, mentre sono stati resi noti una serie di arresti tra i membri dei talebani per furto e licenziamenti di altri per corruzione. Il 21 novembre, interrogati direttamente all’organizzazione per la tutela dei diritti umani sulla questione degli omicidi extragiudiziali e delle sparizioni, i talebani hanno affermato di aver licenziato i responsabili degli abusi, ma non hanno fornito alcuna informazione per supportare tale dichiarazione.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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