Yemen: dagli attacchi contro Sanaa ai progressi a Hodeidah

Pubblicato il 29 novembre 2021 alle 9:33 in Medio Oriente Yemen

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La coalizione internazionale a guida saudita ha continuato a colpire la capitale yemenita, Sanaa, affermando nuovamente che l’aeroporto è stato trasformato in una base militare impiegata altresì da esperti di Teheran e di Hezbollah. Nel frattempo, le forze congiunte, comprendenti sia membri dell’esercito filogovernativo sia dell’alleanza internazionale, hanno registrato progressi a Hodeidah, nell’Ovest dello Yemen.

I raid aerei delle forze guidate da Riad si inseriscono nel quadro dell’offensiva lanciata il 23 novembre scorso, la quale rappresenterebbe una risposta alle continue azioni ostili degli Houthi a Ma’rib, governatorato situato a Est di Sanaa, ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord dello Yemen. Il 28 novembre, nel mirino dell’alleanza internazionale vi è stato soprattutto l’aeroporto di Sanaa, dove sono stati colpiti “obiettivi militari” presso la base di al-Daylami e, nello specifico, strutture per l’assemblaggio e lo stoccaggio di droni. Parallelamente, sono stati distrutti lanciatori di missili balistici sotterranei.

Nel ribadire la legittimità delle proprie operazioni e il rispetto del Diritto internazionale umanitario, la coalizione ha dichiarato che gli Houthi hanno reso l’aeroporto internazionale di Sanaa una base militare, in cui operano altresì esperti iraniani del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) e affiliati del gruppo paramilitare sciita libanese Hezbollah. A tal proposito, il 28 novembre stesso, è stato monitorato il lancio di un drone di ricognizione dallo scalo aeroportuale della capitale. Inoltre, i ribelli sono stati accusati di utilizzare luoghi protetti da immunità legale per effettuare attacchi transfrontalieri, mettendo in pericolo la vita dei civili. Motivo per cui, la coalizione si è detta disposta a revocare tale immunità, laddove necessario.

Anche prima del 28 novembre, Riad e l’esecutivo yemenita avevano dichiarato che gli Houthi rappresentano una minaccia per la sicurezza degli aerei delle Nazioni Unite, delle organizzazioni internazionali non governative attive in Yemen e delle loro squadre di soccorso, considerato che tali soggetti possono raggiungere liberamente l’aeroporto, al fine di prestare assistenza alla popolazione yemenita. A tal proposito, è stato rivelato che gli Houthi avrebbero impiegato un velivolo dell’Onu per testare il funzionamento e l’efficacia di un proprio sistema di difesa aerea.

Da parte loro, gli Houthi hanno accusato la coalizione internazionale di aver lanciato 3 raid aerei contro l’aeroporto di Sanaa, nella sera del 29 novembre, mentre il giorno precedente, il 28 novembre, sarebbe stato preso di mira il quartiere di Dhahban. Alla luce di ciò, sia l’alleanza internazionale guidata da Riad sia gli USA, a detta del gruppo sciita, sarebbero responsabili di una palese escalation in più di un’arena, il che dimostrerebbe la falsità degli appelli alla pace lanciati da Washington.

Nel frattempo, non sono mancati scontri e tensioni in altre regioni yemenite. A Ma’rib, l’offensiva lanciata dagli Houthi nel mese di febbraio scorso continua e con essa la risposta dell’esercito yemenita e dei suoi alleati. A tal proposito, il 28 novembre, la coalizione guidata da Riad ha riferito di aver portato a termine 15 operazioni, nell’arco di 24 ore, nelle regioni di Ma’rib e al-Jawf, provocando 110 vittime tra i combattenti Houthi e la distruzione di 9 veicoli militari di loro appartenenza.

A Taiz, nel Sud-Ovest dello Yemen, il lancio di colpi di artiglieria da parte degli Houthi contro quartieri residenziali ha provocato il ferimento di un bambino e la morte di una donna. Le statistiche elaborate da gruppi di difesa dei diritti umani stimano che 17.326 civili sono stati uccisi e feriti per mano delle milizie Houthi nel governatorato di Taiz, tra cui 3.916 bambini, 1.527 donne e 1.053 anziani, durante gli ultimi sei anni, a causa di mine o azioni ostili attribuite al gruppo sciita.

Nel frattempo, sulla costa occidentale, le forze congiunte hanno riferito di essere riuscite ad avanzare ad Hays, nel Sud di Hodeidah, nella giornata del 28 novembre, poche ore dopo aver consolidato il loro controllo presso la giunzione di “Wadi Saqm”, a Ovest di Taiz, provocando perdite umane e materiali per i ribelli Houthi. Tali sviluppi fanno seguito a quanto accaduto il 12 novembre scorso, data in cui i ribelli hanno preso il controllo di una vasta zona a Sud della città portuale di Hodeidah, a seguito del ritiro delle forze congiunte da un’area pari a circa 90 chilometri. Il ritiro dell’esercito e dell’alleanza internazionale, è stato successivamente chiarito, è stato attuato in un’ottica di ridispiegamento delle forze presso altri fronti yemeniti, Ma’rib in primis.

Taiz è una città situata nel Sud-Ovest dello Yemen tuttora contesa tra gli Houthi e il governo legittimo. Al pari di Hodeidah, questa era stata inclusa nell’accordo siglato il 13 dicembre 2018, il cosiddetto Accordo di Stoccolma, il quale rappresenta, sino ad ora, una delle poche intese che ha visto sedersi al tavolo dei negoziati le due parti belligeranti. In base a tale patto, i ribelli sciiti avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Per Taiz, invece, le parti avevano concordato l’istituzione di una commissione volta a favorire una de-escalation, la quale sarebbe stata composta da rappresentanti di entrambe le parti belligeranti, della società civile e delle Nazioni Unite. Tuttavia, la regione continua a essere testimone di violenti scontri.

Gli sviluppi delle ultime ore si inseriscono nel quadro del conflitto civile yemenita, il quale ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Questo vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

Nel corso del 2021, l’attenzione è stata particolarmente rivolta verso Ma’rib, ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord del Paese. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, i ribelli hanno lanciato una violenta offensiva, tuttora in corso, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe al gruppo sciita di completare i propri piani espansionistici nello Yemen settentrionale. Alcuni esperti credono che proprio Ma’rib possa rappresentare una svolta per la risoluzione del conflitto.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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