Taiwan: arriva una delegazione dei Paesi Baltici, Pechino invia aerei da guerra

Pubblicato il 29 novembre 2021 alle 12:30 in Cina Repubbliche Baltiche Taiwan

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Una delegazione di almeno dieci membri dei Parlamenti di Lituania, Estonia e Lettonia è arrivata a Taiwan il 28 novembre per partecipare a un forum che si terrà a Taipei dal 2 al 3 dicembre prossimi. Mentre il gruppo ha incontrato la presidente dell’isola, Tsai Ing-wen, il 29 novembre, la Cina ha messo in guardia la delegazione, dopo aver inviato 27 aerei da guerra nello Stretto di Taiwan.

Sottolineando che si è trattato della prima visita congiunta da parte dei tre Paesi, Tsai ha affermato che Taiwan e le Nazioni baltiche condividono esperienze simili di “liberazione da governi autoritari e di lotta per la libertà” e che le parti hanno ottenuto con sacrificio la democrazia di cui godono oggi. Il leader della delegazione lituana, Matas Maldeikis, ha affermato di sperare che il proprio Paese rafforzi ulteriormente i legami con Taiwan anche con la prossima apertura dell’Ufficio commerciale della Lituania a Taiwan e che la visita serve ad esprimere solidarietà. Maldeikis ha poi aggiunto di augurarsi che l’apertura della rappresentanza commerciale di Vilnius contribuisca ad un rapporto più stretto tra Taiwan e l’intero blocco europeo. L’evento a cui parteciperanno i politici dei Paesi Baltici, lo “Open Parliament Forum”, è stato organizzato dal Ministero degli Esteri e dalla legislatura di Taiwan, dall’Associazione internazionale per la democrazia degli Stati Uniti e dalla Taiwan Asian Exchange Foundation (TAEF).

Lo stesso 29 novembre, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha condannato la visita del giorno precedente, che ha fatto seguito all’apertura dell’ufficio di rappresentanza formalmente intestato a Taiwan, ovvero il cosiddetto “Ufficio di rappresentanza di Taiwan in Lituania”, il 18 novembre scorso.  Dopo tale evento, la Cina ha declassato le relazioni diplomatiche tra i due Paesi al grado di incaricato d’affari, il 21 novembre, in quanto Vilnius avrebbe creato “una Cina, una Taiwan” a livello internazionale, ponendo un precedente negativo. Wang ha affermato che la sovranità della Cina non deve essere violata e che la Lituania pagherà per tale danno. Wang è quindi tornato ad avvertire Vilnius invitandola a correggere i propri errori e ad attenersi agli impegni politici assunti sulle questioni relative a Taiwan.

Intanto, il 28 novembre, l’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) della Cina ha inviato 27 aerei da guerra nella zona di d’identificazione di difesa aerea di Taiwan a Sud-Ovest dell’isola. Tra i mezzi in questione vi erano due aerei AEW&C Shaanxi KJ-500, un aereo di contromisura per le comunicazioni Y-9, cinque bombardieri H-6, un aereo da rifornimento Y-20, sei caccia J-10, quattro caccia J-11 e otto caccia J-16. In merito alle operazioni militari dell’EPL nello Stretto di Taiwan, il portavoce del comando orientale dell’EPL, Zhang Chunhui, aveva affermato che Taiwan e le isole ad essa legate sono una parte sacra e inscindibile del territorio cinese. Le incursioni cinesi sarebbero azioni legittime e necessarie per preservare la sovranità nazionale e per rispondere alla situazione di sicurezza nello Stretto di Taiwan.

In base al principio “una sola Cina” Pechino considera Taiwan una sua provincia e quindi parte integrante del territorio nazionale. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito progressista democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola dell’11 gennaio 2020. Tsai si è altresì impegnata ad intensificare i rapporti dell’isola con Washington, suo maggior fornitore di armi da difesa.

La spaccatura tra RPC e ROC risale alla fine della guerra civile cinese, conclusasi con la vittoria del Partito Comunista Cinese sul Guomindang, spesso definito partito nazionalista, e alla conseguente nascita della Nuova Cina, ovvero la RPC, il primo ottobre 1949. Dopo la sconfitta, il Guomindang si ritirò a Taiwan dove spostò il governo che aveva istituito nella Cina continentale e che, a livello internazionale, fu riconosciuto come governo dell’intera Cina fino al 1971, anno in cui le autorità di Pechino presero il posto di quelle di Taipei alle Nazioni Unite in rappresentanza della Cina con la Risoluzione 2758.

Ad oggi, Taiwan ha uffici di rappresentanza in 74 Paesi a livello globale e 18 tra questi fanno parte dell’Unione europea (UE). Il governo di Taipei ha invece relazioni diplomatiche formali con 15 Paesi che sono Guatemala, Honduras, Santa Sede, Haiti, Paraguay, Nicaragua, Eswatini, Tuvalu, Nauru, Saint Vincent and the Grenadines, Saint Kitts and Nevis, Saint Lucia, Belize, Marshall Islands e Palau. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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