Pakistan: manifestanti mettono a fuoco stazione e avamposti della polizia

Pubblicato il 29 novembre 2021 alle 13:55 in Asia Pakistan

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Una stazione e quattro avamposti della polizia sono stati attaccati e dati alle fiamme da un gruppo di fedeli musulmani nella notte tra il 28 e il 29 novembre, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, dopo che gli agenti si sono rifiutati di consegnare un uomo mentalmente instabile accusato di aver dissacrato il libro sacro dell’Islam, il Corano.

Migliaia di manifestanti hanno attaccato gli edifici della polizia a Charsadda, un distretto nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, nel Nord-Ovest del Pakistan, per linciare il detenuto che è stato poi trasferito in un altro distretto. La polizia ha affermato di aver dovuto chiamare alcuni soldati per ristabilire l’ordine e che nessun agente è rimasto ferito. I poliziotti hanno però dovuto lasciare le strutture affermando di aver evitato l’uso della forza per prevenire vittime tra i manifestanti. La situazione sarebbe tornata normale il 29 novembre e le forze dell’ordine stavano cercando di arrestare le persone legate agli attacchi.

La polizia non ha rivelato il nome dell’uomo richiesto dai manifestanti, dicendo che gli agenti stavano ancora indagando sul suo caso, dopo che era stato arrestato il giorno prima.

In Pakistan, la blasfemia comporta la pena di morte. Come riferito da Associated Press, anche le sole accuse di reato sono spesso sufficienti a provocare violenze da parte di gruppi di persone. Secondo più associazioni per i diritti nazionali e internazionali, le accuse di blasfemia sarebbero state spesso utilizzate per intimidire le minoranze religiose e regolare i conti personali. Nel 2017, ad esempio, un gruppo di studenti dell’Università Abdul Wali Khan nella città nordoccidentale di Mardan aveva attaccato e ucciso un altro studente, Mohammad Mashal, dopo averlo accusato di condividere contenuti blasfemi su Facebook. Anche un governatore del Punjab era stato ucciso dalla sua stessa guardia nel 2011, dopo aver difeso una donna cristiana, Aasia Bibi, accusata di blasfemia e poi assolta dopo otto anni.

A livello politico, tra i principali sostenitori della legge sulla blasfemia vi è il partito islamico radicale Tehreek-e-Labbaik Pakistan (TLP), che era stato dichiarato un’organizzazione terroristica dal governo di Islamabad il 12 aprile 2021. In tale data, era stato poi arrestato il suo leader Saad Rizvi, a capo del TLP dal novembre 2020, dopo la morte improvvisa di suo padre, Khadim Hussein Rizvi. In particolare, dopo aver ricevuto l’ultimatum del 20 aprile 2021 dal TLP per espellere l’ambasciatore francese in Pakistan, il governo di Islamabad aveva deciso di arrestare il leader del gruppo, innescando proteste da parte dei suoi sostenitori in tutto il Paese. Il successivo 17 aprile, il primo ministro pakistano, Imran Khan, aveva poi chiarito che il TLP era stato bandito in quanto non avrebbe rispettato il potere statale e avrebbe fatto uso di violenze e perpetrato attacchi contro civili e forze dell’ordine.  Khan aveva così chiarito che il gruppo era stato limitato per il suo atteggiamento nei confronti del governo pakistano e non per le sue posizioni di opposizione alla Francia.

Il TLP aveva guidato proteste anti-francesi in Pakistan da quando il presidente della Francia, Emmanuel Macron, nel mese di ottobre 2020, aveva difeso i diritti della testata satirica francese Charlie Hebdo di ripubblicare una vignetta ritraente il profeta Maometto. Nello specifico, Macron aveva affermato che avrebbe difeso la libertà di espressione dopo che, il 16 ottobre 2020, un insegnante francese, Samuel Paty, era stato decapitato in pieno giorno davanti a una scuola in un comune francese a Nord della capitale per aver mostrato ai suoi studenti le vignette in questione durante un corso sulla libertà di espressione.

Dal 22 ottobre scorso, il Pakistan ha assistito ad un’ondata di proteste dei seguaci del partito che hanno innescato scontri con la polizia, provocando la morte di 6 agenti e 4 manifestanti. Gli attivisti del TLP avevano lanciato una “lunga marcia” da Lahore a Islamabad, chiedendo sia il rilascio del leader del gruppo, sia l’espulsione dell’ambasciatore di Francia. Dopo una serie di negoziazioni le parti hanno raggiunto un’intesa il 7 novembre con la riabilitazione del TLP e il 18 novembre con la liberazione di Rizvi.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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