Nigeria: assalto contro un team per la manutenzione di un oleodotto

Pubblicato il 29 novembre 2021 alle 14:12 in Africa Nigeria

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Un gruppo di uomini armati ha ucciso 4 persone che si occupavano della manutenzione di un oleodotto a Nembe, nello stato nigeriano di Bayelsa, nella regione del Delta del fiume Niger. 

La notizia è stata riferita il 29 novembre dall’agenzia di stampa Reuters, che cita Solomon Ogbere, portavoce del corpo di sicurezza e protezione civile nigeriano. Secondo tale fonte, l’assalto si è verificato il 27 novembre e le vittime sono 4 uomini, due addetti alla manutenzione, un autista e un agente di sicurezza, che si stavano recando ad effettuare un lavoro di routine presso un oleodotto di proprietà della filiale nigeriana del colosso petrolifero italiano Eni. La struttura fornisce petrolio e gas al terminal di esportazione di Brass. Altri due agenti di sicurezza sarebbero rimasti feriti nell’attacco. L’identità degli aggressori e le ragioni della violenza non sono state chiarite. 

La regione del Delta del fiume Niger è nota per una diffusa povertà, nonostante la ricchezza di risorse petrolifere. In tale contesto, le attività legate all’estrazione dal sottosuolo, in particolare gli incidenti, continuano ad esasperare la popolazione e alimentano vecchie tensioni che minacciano di riemergere da mesi. A tale proposito, dal 5 novembre, un problema tecnico ha causato una perdita in una struttura della Aiteo Eastern E&P e, dopo oltre tre settimane, le fuoriuscite non sono ancora state fermate. Un misto di acqua, gas e greggio stanno continuando a spargersi nella regione attraverso la città di Nembe, mentre un sistema di blocco con dighe e le squadre di pulizia tentano di contenere i danni. Il ministro del Petrolio e il presidente della Nigeria hanno promesso che squadre specializzate sono al lavoro per gestire la situazione. 

Intanto, i danni derivanti da questo tipo di incidenti hanno conseguenze negative non solo per l’ambiente, ma anche per la sussistenza della popolazione che abita nella regione, già vessata da una mancanza di servizi e da una povertà diffusa. “I gamberi che vendo per vivere, ora sono tutti morti”, ha raccontato un pescatore locale all’agenzia di stampa Reuters. Secondo quanto riferito dalla sezione nigeriana della BBC, qualsiasi attività di pesca è stata bloccata dalla prima perdita, il 5 novembre. Tale situazione ha fortemente esasperato i cittadini, come sottolineato a più riprese dalla stampa locale. Il presidente, Muhammadu Buhari, viene ritenuto responsabile della situazione nell’area. 

La geografia della regione e la sua storia possono fornire ulteriori elementi per comprendere il contesto. La topografia della regione del Delta ha favorito la formazione di piccole comunità, formate solitamente da meno di cinquemila individui, sebbene in totale l’area ospiti decine di milioni di persone, dei 206 milioni di abitanti totali del Paese. Questa realtà frammentata, unita alla mancanza di redistribuzione delle entrate da parte del governo centrale e all’assenza di servizi e infrastrutture nella regione, ha animato le divisioni etniche e le violenze di vari gruppi armati che hanno avviato lotte intestine, ma anche vere e proprie guerre contro il governo centrale e gli operatori stranieri, a partire dagli anni ’90.

La crisi ha particolarmente colpito il settore petrolifero da quando, nel gennaio 2006, un’organizzazione ombrello di gruppi armati, nota come Movimento per l’Emancipazione del Popolo del Delta del Niger (MEND), ha rapito un gruppo di lavoratori di un’azienda petrolifera, mettendo in moto una serie di attacchi che hanno preso di mira proprio tale settore dal 2006 al 2009. Le violenze sono diminuite in tale anno, dopo che l’allora presidente Umaru Yar’Adua ha istituito un programma di amnistia che prevedeva il disarmo dei militanti, programmi di formazione professionale e un sistema di bonus e pagamenti di cui beneficiavano soprattutto i leader dei gruppi. Tuttavia, le organizzazioni sono tutt’altro che scomparse e sono riemerse dopo che, nel bilancio statale del 2016, il presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha ridotto i finanziamenti al programma di amnistia del 70% e ha proposto di eliminarlo completamente entro il 2018.

Ad aprile del 2016 sono nati i Niger Delta Avengers, con l’intenzione precisa di prendere di mira il settore petrolifero. A novembre dello stesso anno, i Niger Delta Green Justice Mandate hanno rivendicato il primo assalto. Questi gruppi hanno insistito sulla necessità che il governo federale affronti le questioni della povertà, dell’abbandono e del degrado ambientale della regione del Delta. Nel 2016 ci sono stati più di 20 attacchi agli impianti petroliferi nella regione. A volte, questi assalti sono stati effettuati con la consapevolezza e il tacito sostegno della popolazione locale. Tuttavia, la situazione è tornata ad un precario equilibrio a partire dal 2017.

Quando però un generalizzato fermento popolare ha investito la Nigeria nel 2020, con le cosiddette proteste #EndSars contro la violenza della polizia, alcune organizzazioni del Delta hanno supportato le proteste. In particolare, nell’ottobre 2020, un gruppo noto come Reformed Niger Delta Avengers ha lanciato un nuovo avvertimento al governo nigeriano, minacciando di riprendere gli attacchi se le loro undici richieste non fossero state soddisfatte.

Infine, sempre in questo complesso contesto, il più recente allarme risale al 26 giugno del 2021, quando i Niger Delta Avengers hanno lanciato un nuovo ultimatum. “Il governo nigeriano ha continuato a fare orecchie da mercante rispetto alle nostre richieste e alle crescenti sfide nel Paese”, ha affermato il gruppo in una dichiarazione pubblicata sul proprio sito Web e inviata via e-mail ad alcuni giornalisti. L’organizzazione ha quindi assicurato che non avrebbe risparmiato nessuna singola installazione petrolifera all’interno della nostra gamma di obiettivi strategici destinati alla distruzione”.

L’avvertimento era arrivato mentre erano in corso una serie di discussioni riguardanti la quota di ricchezza petrolifera da ridistribuire verso le comunità che ospitano installazioni di petrolio e gas, come parte di una riforma ad ampio raggio del settore petrolifero, approvata il primo luglio dal Parlamento. Le comunità volevano una quota del 10%, invece del 2.5% che gli è stato poi concesso, a seguito delle pressioni della Nigerian National Petroleum Corporation (NNPC). 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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