La Repubblica Democratica del Congo sostiene l’Uganda nella lotta ai ribelli islamisti

Pubblicato il 29 novembre 2021 alle 19:13 in Rep. Dem. del Congo Uganda

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Il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, ha autorizzato l’avvio di un’operazione militare congiunta con l’esercito dell’Uganda per fronteggiare i ribelli islamisti accusati di aver compiuto una serie di attentati suicidi a Kampala nell’ultimo mese. Lo Stato Islamico ha indicato come responsabile degli attacchi, in particolare quello del 16 novembre, che ha ucciso 7 persone, inclusi i tre attentatori, la sua affiliata locale in Africa orientale, nota con il nome di Forze Democratiche Alleate (ADF). 

La notizia dell’operazione transfrontaliera, riferita da funzionari locali e non ancora ufficialmente annunciata, ha suscitato una certa preoccupazione tra la popolazione congolese, memore del ruolo avuto dall’Uganda nella guerra civile del 1998-2003. Secondo fonti citate dall’agenzia di stampa Reuters, Tshisekedi avrebbe informato la missione di pace delle Nazioni Unite nel Paese (MONUSCO) di autorizzare una cooperazione militare con l’Uganda contro le ADF. Non sono noti tuttavia ulteriori dettagli. A tal proposito, la vice portavoce del presidente congolese, Tina Salama, ha dichiarato, con un post su Twitter: “La cosa migliore sarebbe (sarebbe stata) aspettare il comunicato ufficiale del governo, che verrà rilasciato a breve per chiarire la situazione”. Le autorità ugandesi si sono rifiutate di commentare, ma, la scorsa settimana, il ministro degli Esteri aveva affermato che Kampala aveva il diritto di perseguire le ADF in Repubblica Democratica del Congo, dove la milizia opera da circa due decenni ed è accusata di decine di massacri compiuti negli ultimi anni. “Abbiamo diritto all’autodifesa, all’inseguimento. Possiamo rispondere in modalità di autodifesa ed entrare nella Repubblica Democratica del Congo”, ha riferito a Reuters Henry Okello Oryem, ministro degli Affari esteri dell’Uganda. 

Kinshasa sta ancora chiedendo a Kampala oltre 13 miliardi di dollari di riparazioni a seguito del coinvolgimento dell’Uganda nel conflitto esploso oltre vent’anni fa. In molti hanno evidenziato le possibili ripercussioni di un’interferenza ugandese nella Repubblica Democratica del Congo. Juvenal Munubo, che siede nella Commissione parlamentare per la difesa e la sicurezza del Congo, ha affermato che la presenza dell’Uganda nel Paese rischia di riaccendere la rivalità tra i due Stati. 

L’Uganda, solitamente poco colpita da episodi di terrorismo, ha assistito, nell’ultimo mese, ad una recrudescenza degli attacchi di matrice islamista. Il 23 ottobre, un attentato contro un bar della capitale ha ucciso una persona (una cameriera di circa vent’anni) e ferito almeno 3 clienti. L’esplosione, provocata da una bomba piena di chiodi e schegge, è stata definita un “atto di terrore interno” e lo Stato islamico, il giorno dopo, ne ha rivendicato la responsabilità. L’ordigno era stato nascosto in un sacchetto di plastica lasciato sotto un tavolo del bar. Due giorni dopo, il 25 ottobre, una seconda bomba è esplosa su un autobus che percorreva l’autostrada Kampala-Masaka, uccidendo il presunto aggressore e ferendo diversi pendolari. Una terza esplosione si è verificata il 29 ottobre, nel distretto di Nakaseke, a 60 chilometri a Nord di Kampala. L’attacco ha ucciso due bambini. Infine, il più recente assalto terroristico registrato nell’ultimo periodo risulta essere quello del 16 novembre, quando tre attentatori suicidi hanno colpito il centro della capitale provocando 4 morti e decine di feriti. 

L’offensiva sarebbe stata lanciata, secondo gli esperti, dalle Forze Democratiche Alleate. Queste si oppongono al governo del presidente ugandese, Yoweri Museveni, e sono affiliate allo Stato Islamico dal 2016, quando il loro comandante, Nkalubo, ha promesso fedeltà al califfato. Il gruppo è stato accusato di aver ucciso migliaia di civili nell’Est della Repubblica Democratica del Congo. La Chiesa cattolica congolese sostiene che le Forze ribelli abbiano ucciso circa 6.000 civili dal 2013, mentre il Kivu Security Tracker, un centro che si occupa della raccolta dati su incidenti, attacchi e violazioni dei diritti umani nel Paese, attribuisce all’organizzazione oltre 1.200 omicidi nella sola area di Beni, dal 2017.

A marzo, gli Stati Uniti hanno iniziato a riferirsi alle ADF con la sigla “ISIS-DRC”, aggiungendole alla lista nera delle organizzazioni terroristiche. L’ONU, tuttavia, non ha ancora trovato prove che dimostrino che l’Isis abbia preso il controllo delle operazioni delle Forze Democratiche Alleate. Queste sono state sanzionate dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite nel 2014 per le violenze e le atrocità commesse. 

Dino Mahtani, del think tank International Crisis Group, ha affermato che l’obiettivo delle ADF era un tempo quello di regolare i conti locali e controllare le economie di guerra. “Con la più recente affiliazione all’ISIS, tuttavia, un certo numero di stranieri provenienti dall’Africa orientale, con programmi jihadisti più globalisti, è arrivato nei suoi campi”, ha osservato.

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Chiara Gentili

di Redazione