Isole Salomone: gli ultimi sviluppi

Pubblicato il 29 novembre 2021 alle 11:03 in Australia Papua Nuova Guinea

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Le Fiji hanno inviato 50 soldati nelle Isole Salomone il 29 novembre, unendosi ad una forza di pace internazionale composta da Australia e Papua Nuova Guinea. Intanto, la Croce Rossa ha avvertito della carenza di cibo nella capitale Honiara, devastata da giorni di violente proteste antigovernative che hanno causato almeno 3 vittime.

Il primo ministro delle Fiji, Frank Bainimarama, ha schierato un numero iniziale di 50 uomini “per preservare la legge e l’ordine” nelle Isole Salomone, portando il totale delle forze di pace a circa 200, la maggior parte delle quali è composta da soldati australiani e almeno 34 provengono dalla Papua Nuova Guinea. Bainimarama ha poi aggiunto che altri 120 soldati sarebbero rimasti in attesa di vedere la situazione di sicurezza a Honiara dovesse peggiorare. Il leader delle Fiji ha quindi affermato: “Desidero anche cogliere questo momento per trasmettere i miei pensieri e le mie preghiere ai nostri fratelli e sorelle delle Isole Salomone per i disordini che stanno vivendo”. Da parte sua, il ministro australiano per il Pacifico, Zed Seselja, ha poi affermato di aspettarsi che la missione di pace duri “alcune settimane”, a differenza dell’ultimo intervento di Canberra nelle Isole Salomone, che si è protratto dal 2003 al 2017.

La maggior parte dei manifestanti a Honiara proverrebbe dalla vicina isola di Malaita il cui governo locale ha affermato di essere contrario all’invio delle forze australiane. In particolare, il 29 novembre, un consigliere del primo ministro delle autorità locali ha affermato che le truppe arrivate nel Paese non possono essere neutrali essendo intervenute su invito del primo ministro, Manasseh Sogavare.

La crisi nelle Isole Salomone è scoppiata il 24 novembre scorso, quando circa 1.000 persone si sono radunate per protestare nella capitale contro il premier chiedendo le sue dimissioni, e per una serie di questioni interne. I manifestanti avevano tentato di prendere d’assalto il Parlamento e deporre Sogavare, dando fuoco a una struttura annessa e saccheggiando i negozi vicini. I manifestanti hanno colpito anche il distretto di Chinatown della città, incendiando diversi edifici, tra cui proprietà commerciali e una filiale bancaria. Il giorno successivo, l’Australia ha quindi deciso di inviare soldati nella capitale per riportare l’ordine insieme alla polizia locale, in risposta ad una richiesta di aiuto.

In risposta a tali eventi, il 28 novembre, il premier delle isole Salomone ha affermato che non si dimetterà, aggiungendo che le violenze sono state organizzate da “poche persone con cattive intenzioni” che volevano rovesciarlo. Sogavare ha poi affermato che dietro alle manifestazioni vi sarebbero state “forze straniere” contrarie al fatto che, sotto il suo governo, il Paese ha riconosciuto il governo di Pechino a discapito delle autorità di Taiwan.

Rispetto alla situazione sul campo, il 29 novembre, il segretario generale della Croce Rossa delle Isole Salomone, Clement Manuri, ha affermato che era tranquilla ma tesa e i residenti starebbero continuato a riordinare le strade. Tuttavia, Manuri ha affermato che nella capitale il cibo starebbe scarseggiando e che le agenzie umanitarie starebbero valutando se sia necessario distribuire forniture di emergenza. La Croce Rossa sta avendo colloqui con National Disaster Management Office (NDMO) a tal proposito. I manifestanti hanno bruciato e saccheggiato le imprese cinesi e Manuri ha affermato che la maggior parte dei negozi in cui le persone acquistavano generi alimentari sono stati distrutti. Il direttore della Croce Rossa ha poi aggiunto che la comunità cinese starebbe mantenendo un profilo basso e non avrebbe piani immediati per riaprire i propri negozi. Manuri ha affermato che la priorità dei cinesi nella capitale è trovare un alloggio.

I rivoltosi hanno colpito la comunità cinese in parte perché, il 28 settembre 2019, le Isole Salomone hanno deciso di trasferire le proprie sedi diplomatiche da Taiwan a Pechino sotto la leadership di Sogavare, iniziata il 24 aprile 2019. A Malaita, luogo d’origine di gran parte dei manifestanti, le persone si starebbero lamentando da tempo dell’abbandono da parte del governo centrale e il governo locale si era opposto alla decisione di rinunciare al riconoscimento di Taiwan. Il premier di Malaita, Daniel Suidani, ha bandito le società cinesi dalla provincia e ha accettato aiuti allo sviluppo dagli Stati Uniti. L’Associazione cinese delle Isole Salomone (SICA) ha dichiarato di aver più di 70 anni di storia nelle Isole Salomone e ha affermato che adesso “molti individui e famiglie cinesi hanno perso letteralmente tutto e sono anche senzatetto”.

Il 29 novembre, il Parlamento si è riunito per la prima volta da quando i manifestanti hanno assediato l’edificio per segnalare un ritorno alla normalità. Il ministro delle finanze Harry Kuma ha affermato che i prezzi del cibo nei mercati di Honiara sono aumentati significativamente in seguito alle rivolte e ci sono stati danni a proprietà pubbliche e private.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione