Cisgiordania, Hebron: scontri a seguito della visita del presidente israeliano

Pubblicato il 29 novembre 2021 alle 12:29 in Israele Palestina

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Il presidente israeliano, Isaac Herzog, il 28 novembre, si è recato in visita a Hebron, uno dei luoghi della Cisgiordania ritenuti essere tra i più contesi per israeliani e palestinesi. In concomitanza con la visita alla moschea al-Ibrahimi, vi sono stati disordini e scontri tra gruppi palestinesi e forze di sicurezza israeliane.

A riportare la notizia è stato altresì il quotidiano al-Araby al-Jadeed, il quale ha riferito di proteste organizzate da gruppi di palestinesi mentre Herzog si apprestava ad accendere il candelabro in occasione della festività ebraica di Hanukkah. Ad aver alimentato la rabbia dei palestinesi vi è stata, in particolare, la decisione di Israele di consentire l’accesso al luogo sacro solo agli ebrei durante il mese di dicembre e la chiusura in concomitanza con la visita del presidente israeliano. Il direttore della moschea al-Ibrahimi, altresì nota come Tomba dei Patriarchi, ha dichiarato che Herzog ha fatto “irruzione” nel suddetto luogo, dopo che, già dal pomeriggio del 28 novembre, erano state imposte rigide misure, il che ha portato diversi palestinesi ad organizzare sit-in di protesta, successivamente repressi dalle forze israeliane. Secondo quanto riportato dal quotidiano, sulla base delle testimonianze di cittadini locali, le “forze di occupazione” hanno dapprima picchiato i partecipanti al sit-in e poi hanno lanciato granate assordanti e gas lacrimogeni contro i manifestanti, causando ferite che sono state curate sul campo, mentre un individuo è stato arrestato.

In tale quadro, un membro del Comitato Centrale del movimento Fatah, Hussein al-Sheikh, in un Tweet del 28 novembre, ha definito la visita di Herzog a Hebron una “violazione della legittimità internazionale”, oltre che una forma di provocazione “politica, militare e religiosa”. Dichiarazioni simili sono giunte anche dal ministero degli Esteri e degli espatriati dell’Autorità palestinese, secondo cui lo “assalto” di Herzog alla moschea al-Ibrahimi costituisce un precedente pericoloso che conferma la partecipazione di personalità israeliane nelle operazioni di “israelizzazione” e “giudaizzazione” di tale luogo sacro. Parallelamente, secondo il primo ministro dell’Autorità palestinese, Mohammed Shtayyeh, il fatto che gli ebrei abbiano vissuto a Hebron in antichità è un falso storico inventato dal capo dello Stato ebraico solo per aprire la strada alla giudaizzazione del territorio. “Herzog non ha alcuna vergogna”, ha poi affermato Nurit Budinsky, un’attivista israeliana, aggiungendo: “È venuto per festeggiare con questi ebrei che hanno preso il controllo della città e celebrare con loro una festa della libertà. Qui a Hebron non c’è libertà, ci sono persone che vivono in un’occupazione insopportabile”.

Hebron ospita più di 200.000 palestinesi e circa 1.000 “coloni” israeliani, definiti ultranazionalisti, i quali vivono sotto protezione militare. Dal 1967, le autorità israeliane hanno diviso la moschea al-Ibrahimi tra musulmani ed ebrei. Si ritiene che la Tomba sia il luogo di sepoltura del patriarca ebreo e musulmano Abramo. Inoltre, al-Ibrahimi viene venerato come luogo di sepoltura di altri patriarchi e matriarche ebrei ed è considerato il secondo luogo più sacro per la comunità ebraica. Un episodio significativo risale al 25 febbraio 1994, quando un israeliano, Baruch Goldstein, medico ed ex ufficiale dell’esercito, sparò con colpi di fucile mitragliatore contro i fedeli palestinesi radunatisi per la preghiera tradizionale, causando la morte di 29 persone nella sola moschea. A seguito di tale “massacro”, sono stati schierati osservatori internazionali, volti alla protezione della comunità palestinese, poi espulsi da Israele all’inizio del 2019. Ad ogni modo, Hebron e la stessa Tomba dei Patriarchi sono stati spesso teatro di tensioni tra israeliani e palestinesi.

Da parte sua, il presidente Herzog, il 28 novembre, ha riferito di essersi recato in visita alla moschea per commemorare il passato ebraico dell’antica città e promuovere le relazioni interreligiose. Nel suo discorso, oltre ad affermare che il legame di Hebron agli ebrei è “fuori questione”, il capo di Stato non ha fatto menzione del massacro del 1994, ma ha reso omaggio agli oltre 60 ebrei uccisi dai palestinesi a Hebron durante le rivolte del 1929, osservando che un proprio familiare era sopravvissuto ai combattimenti. “Non ho dubbi che sarebbe stato molto commosso dal fatto che uno dei suoi discendenti stia accendendo le candele di Hanukkah nella Grotta dei Patriarchi, in qualità di presidente dello Stato di Israele”, ha dichiarato Herzog, il quale ha fatto appello alla pace tra religioni e ha mostrato opposizione a qualsiasi forma di odio e violenza. Alcune voci critiche hanno accusato Herzog di abbracciare gli elementi più radicali della società israeliana. Il presidente è un ex leader del partito laburista israeliano, che sostiene una soluzione a due Stati con i palestinesi, e la sua posizione attuale mira ad essere apolitica e fungere da bussola morale per la nazione.

La Cisgiordania è considerata un territorio sotto occupazione militare israeliana da parte delle Nazioni Unite, ed è soggetto alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949. Tale status è stato riconosciuto ai territori palestinesi dalla comunità internazionale nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni. In base agli Accordi di Oslo del 1993, poi, la Cisgiordania è divisa in tre settori amministrativi, denominate aree A, B e C. Nello specifico, l’area A, pari al 18% della Cisgiordania, è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese. L’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina e rappresenta circa il 22% del territorio palestinese. Infine, l’area C, pari al 61% della Cisgiordania, è controllata da Israele. A detta dei palestinesi, le autorità israeliane impediscono operazioni di costruzione o il recupero di terreni nell’area C senza una loro autorizzazione, che, tuttavia, non è semplice ottenere.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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