Burkina Faso: bloccato internet durante le proteste anti-governative

Pubblicato il 29 novembre 2021 alle 10:43 in Africa Burkina Faso

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Il 28 novembre, il governo del Burkina Faso ha annunciato la fine del blocco di Internet mobile, imposto per “ragioni di sicurezza”, durante le proteste contro il governo, accusato di non essere in grado di gestire le violenze islamiste. 

Iniziate il 16 novembre, le manifestazioni hanno visto sempre maggiori tensioni. Il 27 novembre, le strade della capitale del Paese, Ouagadougou, sono state bloccate e alcuni edifici, tra cui uno governativo, sono stati vandalizzati. Dall’altra parte, la polizia ha usato gas lacrimogeni per disperdere una marcia di circa 100 manifestanti che stavano cercando di raggiungere il centro della capitale. I manifestanti nella città di Kaya hanno anche impedito per quasi una settimana il passaggio di un convoglio militare francese in viaggio verso il vicino Niger.

La protesta è nata a seguito dell’ultimo attacco, avvenuto il 14 novembre nei pressi di una miniera d’oro a Inata, nella regione settentrionale di Soum. Almeno 53 persone hanno perso la vita a causa di tale aggressione, di cui 49 erano agenti della polizia militare e 4 erano civili. Le stime precedenti contavano circa 32 vittime. “I terroristi stanno seminando la desolazione in questo Paese che non è in grado di trovare una soluzione a questo problema. Quindi chiediamo le dimissioni immediate”, ha dichiarato Valentin Yamkoudougou, portavoce del movimento “Salva il Burkina Faso”, che ha organizzato la protesta. Il riferimento è al presidente, Roch Kabore, accusato di non essere in grado di garantire la sicurezza dei cittadini.

Da parte sua, Kabore ha tenuto un discorso alla nazione nel quale ha promesso di mettere fine alla “disfunzione” all’interno dell’esercito, per mettere in grado le forze armate di fronteggiare i gruppi armati. In particolare, la popolazione avrebbe reagito alla notizia che il personale militare stanziato nell’avamposto militare attaccato il 14 novembre era a corto di cibo da due settimane. Secondo un portavoce del governo, due alti comandanti dei servizi di sicurezza sarebbero stati licenziati e un’indagine al riguardo di tale situazione è stata avviata. 

Intanto, l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Africa occidentale ha dichiarato, il 25 novembre, di essere preoccupato per la situazione in Burkina Faso e ha messo in guardia contro qualsiasi svolta militare. Tuttavia, la situazione nel Paese rimane complessa e in evoluzione. Dal 2015, le aree settentrionali e orientali del Burkina Faso sono teatro di attacchi jihadisti compiuti da vari gruppi. Tra questi è possibile citare lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) e il JNIM, il cui acronimo arabo è tradotto in italiano con “Fronte di Sostegno all’Islam e i Musulmani”, che unisce una serie di militanti jihadisti affiliati ad al-Qaeda, tra cui al-Qaeda nel Magreb Islamico (AQIM).  

L’assalto più letale è avvenuto il 4 giugno, quando un gruppo di uomini armati ha ucciso almeno 132 civili in un attacco avvenuto nella provincia settentrionale di Yagha, al confine con il Niger. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione