Il Kirghizistan alle urne per rinnovare il Parlamento

Pubblicato il 28 novembre 2021 alle 11:25 in Asia Kirghizistan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

A circa un anno dalle ultime elezioni legislative, svoltesi il 4 ottobre 2020, che avevano provocato un’ondata di proteste e la successiva caduta del governo, il Kirghizistan si trova nuovamente a rinnovare il Parlamento. Questa volta si prevede che il presidente in carica, Sadyr Japarov, riuscirà a consolidare il proprio potere.

Le urne sono state aperte nella mattinata di oggi, domenica 28 novembre. Sono circa 1.300 i candidati in corsa, esponenti di 21 partiti politici, i quali dovranno contendersi i 90 seggi in Parlamento. Il sistema elettorale adottato è misto, il che comporterà l’assegnazione di alcuni seggi a collegi elettorali e la distribuzione di altri tra partiti. I risultati preliminari sono attesi alla chiusura dei seggi, presumibilmente alle 20:00, ora locale.

Le elezioni legislative in Kirghizistan, Paese dell’Asia centrale che gode di buone relazioni sia con la Russia sia con la Cina, hanno suscitato l’interesse di diversi analisti, i quali credono che il voto di oggi possa favorire gli alleati di Japarov, l’uomo forte salito alla guida del Paese con le elezioni presidenziali del 10 gennaio scorso. Il presidente non ha un proprio partito in gara, ma diverse alleanze ben finanziate sono guidate da politici a lui fedeli.

Dopo aver ottenuto circa l’80% dei voti, Japarov, un uomo di 52 anni, è stato nominato presidente a seguito di una forte mobilitazione popolare, scoppiata dopo le elezioni parlamentari di ottobre 2020, i cui risultati non erano stati accettati da diversi partiti politici. Già dal 6 ottobre, i rappresentanti dei partiti che non erano entrati nel Consiglio Supremo, il Parlamento del Paese, avevano organizzato rivolte a Bishkek. Nel corso delle proteste, i manifestanti hanno occupato gli edifici del Parlamento, del governo, dell’amministrazione presidenziale, dell’ufficio del procuratore generale e dell’ufficio del sindaco della capitale, mentre hanno liberato l’ex presidente del Paese, Almazbek Atambayev, l’ex primo ministro Sapar Isakov e una serie di politici arrestati per corruzione, omicidio e altri reati.

Tra questi, lo stesso Japarov, il quale stava scontando una pena detentiva, pari a oltre undici anni, a seguito del suo coinvolgimento in una campagna per chiedere la nazionalizzazione di Kumtor, la più grande miniera d’oro del Paese, e nel rapimento di un governatore provinciale. Dopo essere stato scarcerato, Japarov è stato nominato dapprima primo ministro e successivamente si è candidato, con successo, alle presidenziali. Nel corso del suo mandato, il capo di Stato ha fatto approvare una riforma costituzionale volta a rafforzare il ruolo della presidenza kirghisa, a scapito del Parlamento. Nello specifico, i seggi dell’organo legislativo sono passati da 120 a 90, mentre al presidente è stato conferito il potere di nominare giudici e capi delle forze dell’ordine. Tra le mosse più rilevanti vi è stata, poi, la nazionalizzazione de facto della stessa Kumtor, gestita da una società canadese, Centerra Gold (CG.TO).

Non da ultimo, il presidente ha preservato i legami dell’ex repubblica sovietica con la Russia, mentre si è rifiutato di consentire agli Stati Uniti di stabilire una base militare nel Paese, da aggiungersi ad una russa, già esistente. A tal proposito, il Kirghizistan, una nazione di 6,5 milioni di abitanti che confina con la Cina, è membro di alleanze economiche e di sicurezza dominate dalla Russia. Oltre ad ospitare una base aerea di Mosca, il Paese asiatico dipende dal suo sostegno finanziario.

I disordini del 2020 non sono stati i primi per Bishkek. Anche nel 2005 e nel 2010, una forte ondata di mobilitazione aveva provocato la caduta dei presidenti allora in carica. Tuttavia, hanno precisato alcuni osservatori, le proteste del 2020 sono state caratterizzate dalle rivalità tra quei clan che regolano la politica del Paese. Le elezioni del 28 novembre sono state anch’esse precedute da tensioni. In particolare, il 26 novembre, le forze di sicurezza nazionali hanno riferito di aver impedito un “colpo di Stato”, presumibilmente pianificato da ex alti funzionari e membri del Parlamento.

“Li conosciamo tutti e dopo il voto prenderemo misure dure contro di loro. Le persone disposte a scendere in strada senza una ragione dovranno affrontare una punizione severa”, ha affermato Japarov a seguito dell’arresto di 15 individui. Il complotto pianificato dai nemici del presidente, secondo i servizi di sicurezza nazionale, avrebbe coinvolto diversi membri del Parlamento “dalla mente distruttiva” ed ex alti funzionari, accusati di aver reclutato circa 1.000 sostenitori e di aver raccolto armi per organizzare disordini post-elettorali. In tale quadro, il 27 novembre, le autorità kirghise hanno altresì annunciato la detenzione di quattro rappresentanti di partiti politici, accusati di aver tentato di comprare voti.

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione