Yemen: la capitale ancora nel mirino della coalizione

Pubblicato il 27 novembre 2021 alle 8:36 in Medio Oriente Yemen

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La coalizione internazionale a guida saudita ha annunciato, nelle prime ore di oggi, sabato 27 novembre, di aver condotto raid aerei contro Sanaa, la capitale yemenita tuttora posta sotto il controllo dei ribelli Houthi.

Gli obiettivi colpiti sono stati definiti “militari” e “legittimi”. Tra questi vi sono stati luoghi adibiti alla produzione e all’immagazzinamento di droni e altri tipi di armamenti, situati perlopiù nel quartiere di Dhahbnan, i quali sono stati in larga parte distrutti. Priorità della coalizione, è stato specificato, è frenare i movimenti e le attività “ostili” condotte da “elementi terroristici”. Parallelamente, la popolazione locale è stata esortata a non radunarsi o avvicinarsi ai luoghi colpiti e, ancora una volta, le forze dell’alleanza guidata da Riad hanno sottolineato di aver adottato tutte le misure preventive necessarie a preservare la sicurezza di soggetti e oggetti civili. L’operazione in corso contro Sanaa, è stato specificato, è conforme al diritto internazionale umanitario e alle norme consuetudinarie connesse.

L’operazione contro la capitale yemenita ha avuto inizio il 23 novembre e, secondo le forze guidate da Riad, questa rappresenta una risposta alla perdurante offensiva dei ribelli Houthi contro Ma’rib, regione situata a Est della capitale, che il gruppo sciita cerca di espugnare dal mese di febbraio scorso. Stando a quanto specificato dall’alleanza internazionale, gli attacchi dell’ultima settimana hanno mirato a distruggere siti definiti “segreti”, adibiti all’immagazzinamento e assemblaggio di droni, missili e armamenti, presumibilmente di fabbricazione iraniana. Inoltre, tra gli ultimi obiettivi colpiti il 26 novembre vi sono stati gli accampamenti degli Houthi allestiti presso il palazzo presidenziale, a cui si pensa fosse connessa una struttura sotterranea “segreta”, a sua volta impiegata per il trasferimento di armi “qualitative”.

I primi attacchi del 23 novembre sono giunti dopo che sia la coalizione guidata da Riad sia il governo yemenita, nella figura del ministro dell’Informazione, Moammar al-Eryani, hanno accusato gli Houthi e il loro alleato, l’Iran, di aver trasformato l’aeroporto internazionale di Sanaa in una base militare per condurre esperimenti e attacchi transfrontalieri, in riferimento ai ripetuti attentati contro il Regno saudita. Secondo il portavoce della coalizione, il colonnello Turki al-Maliki, Teheran ha impiegato lo scalo aeroportuale per trasferire armi, di diversa tipologia, destinate al gruppo sciita, dopo aver creato, nel 2014, un ponte aereo, al ritmo di 28 voli settimanali da Teheran a Sanaa.

Alla luce di ciò, per Riad e per l’esecutivo yemenita, gli Houthi rappresentano una minaccia alla sicurezza degli aerei delle Nazioni Unite, delle organizzazioni internazionali non governative attive in Yemen e delle loro squadre di soccorso, considerato che tali soggetti possono raggiungere liberamente l’aeroporto, al fine di prestare assistenza alla popolazione yemenita. A tal proposito, è stato rivelato che gli Houthi avrebbero impiegato un velivolo dell’Onu per testare il funzionamento e l’efficacia di un proprio sistema di difesa aerea. In tale test sarebbero stati coinvolti esperti stranieri, affiliati sia al Corpo delle Guardia della Rivoluzione Islamica (IRGC) sia all’organizzazione paramilitare libanese Hezbollah.

In concomitanza con l’offensiva contro Sanaa, la regione di Ma’rib continua a essere anch’essa obiettivo dei raid aerei della coalizione, i quali mirano a porre fine alla perdurante offensiva del gruppo sciita. Parallelamente, non mancano tensioni sulla costa occidentale e, in particolare, a Hodeidah. Qui, il 12 novembre scorso, gli Houthi hanno preso il controllo di una vasta area a Sud dell’omonima città portuale, a seguito del ritiro delle forze congiunte, ovvero filogovernative e della coalizione, da un’area pari a circa 90 chilometri. 

Tali sviluppi si susseguono a circa sette anni dallo scoppio del conflitto civile yemenita, che ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Questo vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

Nel corso del 2021, l’attenzione è stata particolarmente rivolta verso Ma’rib, ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord del Paese. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, i ribelli hanno lanciato una violenta offensiva, tuttora in corso, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe al gruppo sciita di completare i propri piani espansionistici nello Yemen settentrionale. Alcuni esperti credono che proprio Ma’rib possa rappresentare una svolta per la risoluzione del conflitto.

Da parte sua, il 24 novembre, l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Hans Grundberg, ha affermato che non è possibile pensare che vi sia una “soluzione militare sostenibile” della guerra in Yemen. “Soluzioni parziali non porteranno a una soluzione sostenibile”, ha altresì affermato Grundberg a margine di un incontro svoltosi al Cairo, durante il quale ha messo in luce la necessità di volgere l’attenzione a misure che mitighino l’impatto del conflitto sulla popolazione e, allo stesso tempo, a iniziative che pogano fine alle tensioni in modo sostenibile ed equo. Per Grundberg, poi, l’offensiva contro Ma’rib ha già avuto conseguenze negative per l’intero Paese, mentre continua a minare una possibile soluzione negoziata della guerra civile.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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