Isole Salomone: trovati i primi cadaveri a seguito delle rivolte

Pubblicato il 27 novembre 2021 alle 9:42 in Asia Cina

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Le forze di polizia delle Isole Salomone hanno riferito, oggi, sabato 27 novembre, di aver trovato i corpi carbonizzati di 3 individui, a seguito delle violente proteste che caratterizzano da giorni la regione. I disordini vedono protagonisti manifestanti antigovernativi, i quali chiedono la caduta dell’esecutivo guidato da Manasseh Sogavare.

La polizia ha riferito che i cadaveri sono stati rinvenuti, nella sera del 26 novembre, da una guardia di sicurezza, all’interno di un negozio, OK Mart, situato nel quartiere Chinatown della capitale Honiara, il quale era stato precedentemente dato alle fiamme. “Tre di loro erano nella stessa stanza con una cassa e soldi sul pavimento”, ha dichiarato un agente di sicurezza, Edie Soa. Tuttavia, al momento, non è ancora chiaro se le morti siano direttamente collegate alle proteste e la polizia locale ha riferito di aver avviato indagini a riguardo. Laddove l’ipotesi venisse confermata, si tratterebbe delle prime 3 vittime provocate dalla violenta ondata di manifestazioni, durante la quale sono stati diversi gli edifici di Chinatown in cui sono stati appiccati incendi.

È stata proprio la Chinatown di Honiara ad essere stata una delle aree maggiormente prese di mira dai manifestanti scesi in piazza dal 24 novembre scorso. La rabbia dei cittadini è stata alimentata dal malcontento per le prestazioni del governo Sogavare e da una disoccupazione definita cronica, aggravatasi ulteriormente con lo scoppio della pandemia di Covid-19. In tale quadro, il leader dell’opposizione, Matthew Wale, ha precedentemente chiesto al primo ministro di dimettersi, affermando che la frustrazione per le decisioni controverse prese durante il suo mandato, iniziato il 24 aprile 2019, avrebbe portato alla violenza.

Gran parte dei manifestanti proviene dall’isola di Malaita, la più popolosa del Paese. Alla luce di ciò, alcuni esperti ritengono che la crisi scoppiata ad Honiara sia stata alimentata anche da animosità di lunga data tra i residenti di Malaita e il governo centrale con sede nell’isola di Guadalcanal. In particolare, i circa 700.000 abitanti di Malaita lamentano da tempo la negligenza, nei loro confronti, da parte dell’esecutivo centrale, oltre che una mancata equità nella distribuzione delle risorse, soprattutto economiche, che ha reso Malaita una delle province più povere. Un risentimento simile si sarebbe intensificato, poi, quando Sogavare, nel 2019, ha deciso di trasferire le relazioni diplomatiche da Taiwan alla Cina. Tale mossa, a detta degli esperti, ha esacerbato le fratture sociali e politiche che dividono la nazione, mentre il governo provinciale di Malaita ha mantenuto relazioni stabili con Taiwan, in contrapposizione all’esecutivo centrale, allineato diplomaticamente con Pechino.

Una tale mobilitazione ha spinto l’Australia, il 25 novembre, ad inviare circa 100 agenti di polizia, soldati e diplomatici, su richiesta del governo delle Isole Salomone, mentre la Cina ha espresso grande preoccupazione, soprattutto per gli attacchi contro alcuni cittadini cinesi e istituzioni finanziate da Pechino. A tal proposito, il 25 novembre, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha affermato che la Cina sta prestando grande attenzione agli sviluppi nelle Isole Salomone e sostiene gli sforzi del governo per fermare violenze e disordini. Pechino ha affermato di ritenere che, sotto la guida di Sogavare, il governo possa ripristinare l’ordine e la stabilità sociale il prima possibile. “Chiediamo al governo delle Isole di adottare tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei cittadini cinesi e delle realtà cinesi”, ha poi riferito alla stampa il portavoce.

Da parte sua, il governo ha imposto un coprifuoco nella capitale. In realtà, già il 24 novembre, il premier Sogavare aveva annunciato un lockdown dopo che circa 1.000 persone si erano radunate per protestare ad Honiara, chiedendo le sue dimissioni. I manifestanti avevano tentato di prendere d’assalto il Parlamento e deporre Sogavare, dando fuoco a una struttura annessa e saccheggiando i negozi vicini. I manifestanti, tuttavia, hanno sfidato il lockdown del governo e hanno colpito anche il distretto di Chinatown della città, incendiando diversi edifici, tra cui proprietà commerciali e una filiale bancaria. Diverse aree della capitale sono state ridotte in “rovine fumanti”.

Nella mattina del 27 novembre, nella capitale Honiara sembra esservi una calma apparente, mentre i residenti fanno la conta dei danni subiti e le forze di peacekeeping australiane continuano a collaborare con gli agenti di polizia locali per garantire l’ordine e salvaguardare le infrastrutture vitali. Inoltre, sono circa 100 gli individui che risultano essere stati arrestati a seguito dei disordini. Era stato il premier Sogavare a dichiarare, il 25 novembre, che i responsabili dei movimenti di protesta sarebbero stati portati in tribunale per affrontare “il pieno peso di legge”. Per il premier, le persone coinvolte negli ultimi disordini sono state “sviate” da persone senza scrupoli. Non da ultimo, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), più di 1.500 migranti asiatici sono stati sfollati come conseguenza delle recenti tensioni.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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