Iran: le proteste contro la carenza d’acqua si intensificano

Pubblicato il 27 novembre 2021 alle 19:34 in Iran Medio Oriente

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La città iraniana di Isfahan, situata a circa 340 chilometri a Sud di Teheran, ha assistito a un ampio dispiegamento delle forze dell’ordine dopo che i movimenti di protesta contro la carenza di risorse idriche si sono intensificati. Fino ad ora, almeno 67 manifestanti sono stati arrestati.

A riferirlo, sabato 27 novembre, è stato un generale delle forze di polizia, Hassan Karami, il quale ha dichiarato che il giorno precedente, il 26 novembre, tra 2.000 e 3.000 “rivoltosi” hanno preso parte alle proteste organizzate ad Isfahan. Lo stesso Karami ha poi riferito che 67 persone, i “principali attori e agitatori”, sono stati arrestati. Tali dichiarazioni sono giunte mentre nella città centrale sono state viste dispiegarsi forze antisommossa. “La situazione adesso si è calmata e le strade sono vuote, ma ho sentito che la polizia antisommossa è stata dispiegata sul ponte Khadjou”, ha riferito un cittadino locale. L’emittente al-Arabiya ha fatto sapere, invece, che anche nella giornata del 27 novembre gruppi di manifestanti si sono radunati nel centro di Isfahan inneggiando slogan contro le autorità iraniane e il leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei, come: “Morte al dittatore”. A detta dell’emittente, circa 120 cittadini sono stati arrestati.

Le forze di sicurezza sono state accusate di aver impiegato manganelli e gas lacrimogeni contro i gruppi di manifestanti radunatisi presso il letto, in secca, del fiume Zayandeh Roud, un corso d’acqua definito una “linfa vitale”, il cui prosciugamento è all’origine di movimenti di protesta scoppiati il 9 novembre. Le manifestazioni degli ultimi giorni, particolarmente intensificatesi tra il 19 e il 21 novembre, erano state perlopiù pacifiche. Quelle del 26 novembre, invece, sono state caratterizzate da scontri e tensioni.

Secondo quanto riportato da fonti locali, i cittadini sono stati visti lanciare pietre e sparare con fucili da caccia contro le forze antisommossa, le quali, a loro volta, hanno reagito con gas lacrimogeni. Un agente di polizia risulta essere stato accoltellato, ma le sue condizioni sono stabili, mentre due delle decine di manifestanti feriti versano in gravi condizioni. Altri individui, invece, sono stati visti dare fuoco a oggetti per le strade della città. Non da ultimo, i manifestanti sono stati accusati di aver introdotto due bulldozer per distruggere un oleodotto volto a trasportare acqua da Isfahan a Yazd, oltre a tre cisterne, che hanno provocato l’interruzione delle forniture di acqua potabile. Dal canto loro, le autorità iraniane avrebbero altresì interrotto i servizi di telefonia e Internet.

“Dopo che i contadini se ne sono andati, gli opportunisti e i controrivoluzionari sono rimasti indietro, il che ha reso facile per le forze di sicurezza, in particolare la polizia, identificare e arrestare coloro che hanno distrutto proprietà pubbliche e statali”, ha dichiarato il capo della polizia di Isfahan, Mohammad-Reza Mirheidari, a poche ore dai disordini. Tra i manifestanti vi sono altresì contadini locali, i quali, a causa del prosciugamento di Zayadneh Rood, non sono riusciti a seminare i raccolti autunnali.

Sin dal 2000, tale corso d’acqua risente delle conseguenze delle ripetute ondate di siccità che caratterizzano spesso l’Iran, ad eccezione di brevi periodi in cui viene aperta la diga di Nakoabad. Per le autorità di Teheran, la crisi idrica riscontrata in diverse regioni deriva da una grave siccità, a sua volta provocata da un forte calo delle precipitazioni, talvolta inferiori di oltre il 40% rispetto ai livelli del 2020, e dall’aumento delle temperature estive. Gli esperti affermano, poi, che il cambiamento climatico amplifica la siccità e l’intensità e la frequenza del fenomeno, rappresentando altresì una minaccia alla sicurezza alimentare.

Al contrario, per la popolazione iraniana, il trasferimento “eccessivo” di risorse idriche, oltre alla mancanza di strutture idonee, è alla base della perdurante crisi. Uno dei progetti particolarmente criticato è quello che mira a deviare affluenti del fiume Zayadeneh Rood verso Yazd, capoluogo dell’omonima regione situata a circa 280 chilometri a Sud-Est di Esfahan, e Kerman, a oltre 1.000 a Sud di Teheran. L’obiettivo è sopperire alla mancanza di risorse idriche, a sua volta derivante dalla deviazione dei fiumi Karun e Karkheh. Inoltre, alcuni esperti ritengono che i progetti della compagnia siderurgica a Isfahan abbiano esacerbato il problema, considerato che questa consuma circa 27 milioni di metri cubi all’anno, derivanti proprio da Zayadeneh Rood, il fiume principale di Isfahan, inclusa tra le tre province più aride in Iran.

La carenza d’acqua e l’interruzione di acqua potabile avevano alimentato movimenti di protesta anche nel mese di luglio scorso, soprattutto nella provincia Sud-occidentale del Khuzestan, una delle principali produttrici di petrolio e abitata da un’ampia minoranza araba sunnita. Qui, la crisi idrica aveva colpito le famiglie, devastato l’agricoltura e gli allevamenti, e provocato blackout, il che aveva spinto gli iraniani a scendere in piazza dalle prime settimane di luglio, sebbene i primi segnali di mobilitazione fossero emersi già a marzo. Come soluzione temporanea, i funzionari iraniani hanno successivamente aperto una diga, consentendo al fiume di poter alimentare raccolti e bestiame.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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