Yemen: la coalizione continua l’offensiva a Sana’a e uccide 60 Houthi a Marib

Pubblicato il 26 novembre 2021 alle 11:43 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione di Stati guidata dall’Arabia Saudita, intervenuta nel conflitto in Yemen, il 26 marzo 2015, ha annunciato di aver condotto più attacchi aerei su campi militari e su obiettivi dei ribelli sciiti Houthi dello Yemen nella capitale del Paese, Sana’a, il 25 novembre. Nella stessa giornata, la coalizione ha anche affermato di aver lanciato otto operazioni mirate contro gli Houthi a Marib, provocando la morte di 60 “elementi terroristici”.

In base a quanto affermato dalla coalizione, l’operazione a Sana’a ha colpito gli accampamenti militari Houthi alla residenza presidenziale a Sana’a e il gruppo a guida saudita ha poi monitorato i movimenti per il trasporto di armi successivi all’attacco. In una dichiarazione della coalizione riportata da Saudi Press Agency (SPA), citata da Al-Arabiya, si afferma: “Abbiamo adottato misure preventive per evitare danni collaterali a civili e oggetti civili […] L’operazione è stata condotta in conformità con il diritto umanitario internazionale e le sue regole consuetudinarie”. Lo scorso 23 novembre, la coalizione a guida saudita aveva già lanciato attacchi aerei nella capitale Sana’a distruggendo un luogo “segreto” dove erano immagazzinati missili balistici. Il giorno dopo aveva poi colpito altri obiettivi militari nella capitale “da ritenersi legittimi”.

Come riferito più volte, le operazioni militari a Sana’a, sarebbero una risposta alle perduranti provocazioni e offensive degli Houthi, in particolare contro Ma’rib, regione situata a Est della capitale.

Rispetto alla situazione a Marib, l’ultima roccaforte nel Nord del governo riconosciuto a livello internazionale del presidente Rabbo Mansour Hadi, oltre all’uccisione di 60 ribelli, le operazioni hanno anche distrutto cinque veicoli militari. La coalizione ha poi specificato: “Sosteniamo l’esercito yemenita e il suo obiettivo di realizzare progressi sul campo” aggiungendo di stare attenti a proteggere i civili. La scorsa settimana, il vice presidente dello Yemen, il generale Ali Mohsen Saleh, aveva espresso il suo apprezzamento per il ruolo della coalizione a guida saudita in Yemen nella battaglia contro la “milizia terrorista Houthi sostenuta dall’Iran”. Saleh aveva ringraziato la coalizione per il suo continuo sostegno al Paese e al suo popolo, aggiungendo che con la “continua escalation verso le aree liberate in Yemen e Arabia Saudita” gli Houthi avrebbero dimostrato di rifiutare la pace.

In Yemen, è in corso una guerra civile, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, da quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a, ancora sotto il loro controllo. Il presidente legittimo Hadi era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, e poi in Arabia Saudita, dove risiede tutt’ora.

Hadi è sostenuto da una coalizione di Stati guidata da Riad che comprende l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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