Russia-Armenia-Azerbaigian: rari colloqui trilaterali tra Putin, Aliyev e Pashinyan

Pubblicato il 26 novembre 2021 alle 20:29 in Armenia Azerbaigian Russia

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Il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, e il primo ministro armeno, Nikol Pashinyan, sono giunti, venerdì 26 novembre, a Sochi, in Russia, per prendere parte al vertice trilaterale con il presidente russo, Vladimir Putin. Sul tavolo dei negoziati, le parti hanno posto la risoluzione del conflitto nel Nagorno-Karabakh e i recenti scontri armati, consumatisi lungo il confine che i due Paesi condividono.

L’incontro è stato proposto da Putin, in quanto la Russia, anche nel conflitto dello scorso novembre, aveva svolto il ruolo di mediatrice nei negoziati di pace. I tre leader hanno fatto il punto della situazione in merito all’attuazione degli accordi di pace del 9 novembre 2020 e hanno delineato quali passi intraprendere per rafforzare la stabilità regionale e garantire una pace duratura nell’area. “Purtroppo, non tutti i problemi sono stati risolti”, ha dichiarato Putin, rammaricandosi per le vittime registrate, da ambo le parti, durante gli scontri dal 14 al 16 novembre. “È per tale ragione che è necessario dedicare particolare attenzione alla questione. Ecco perché, oggi, ci siamo riuniti in questo formato. In tal modo, si eviteranno episodi analoghi in futuro”, ha continuato il presidente russo. Nonostante le recenti tensioni, però, Putin ha anche riconosciuto che, dallo scorso novembre, sono stati fatti molti passi avanti. Il presidente azero ha poi sottolineato l’importante ruolo svolto dalle forze di pace russe di stanza nel Nagorno-Karabakh, come previsto dall’accordo trilaterale del novembre 2020. “Dall’inizio dell’attività delle forze di pace russe, il 10 novembre 2020, non si sono verificati incidenti gravi. Non vi sono stati scontri armati gravi, sebbene si verifichino sporadicamente indicenti”, i quali, secondo il leader azero, confermerebbero l’effettiva crisi sistemica in corso.

L’incontro del 26 novembre rappresenta un evento significativo per la stabilità regionale, poiché è la prima occasione in cui i leader di Azerbaigian e Armenia si sono incontrati personalmente. L’ultimo vertice trilaterale si era tenuto l’11 gennaio scorso, due mesi dopo la firma del trattato di pace. Tali negoziati erano stati definiti “fruttosi” dai rappresentanti dei tre Paesi, poiché, in tale occasione, le parti avevano concordato di creare un gruppo di lavoro a livello di vice primi ministri di Azerbaigian, Russia e Armenia per discutere delle questioni rimaste in sospeso tra le parti.  

Le tensioni tra Baku e Erevan si sono particolarmente acuite a partire da domenica 14 novembre, quando l’Armenia ha accusato le Forze Armate azere di aver avviato un’offensiva in direzione del confine Orientale con l’Armenia, verso la regione di Gegharkunik. Dall’altra parte, il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha accusato l’Armenia di “aggravare” deliberatamente la situazione lungo la frontiera che i due Paesi, un tempo alleati nell’Unione Sovietica, condividono. Baku ha accusato Erevan di aver utilizzato sistemi di artiglieria per bombardare le postazioni azere nella regione di Lachin. Gli scontri hanno poi raggiunto il culmine il 16 novembre. In tale data, l’Armenia ha reso noto che 15 soldati erano rimasti uccisi e altri 12 erano stati catturati dalle forze azere. Inoltre, Erevan aveva reso noto di aver perso due postazioni militari. Più tardi, il 17 novembre, sono stati aggiornati i dati riguardo il bilancio delle vittime. In totale, sarebbero 32 i militari armeni fatti prigionieri a seguito dell’escalation. Tuttavia, secondo fonti citate dal premier, sei dei soldati sarebbero morti durante la prigionia, ai quali è da aggiungere un soldato morto sul campo.  Dall’altra parte, il 17 novembre, l’Azerbaigian ha reso noto che sette militari erano stati uccisi e almeno 10 erano rimasti feriti durante gli scontri del giorno prima.

Nonostante l’accordo di pace del 9 novembre 2020, è importante sottolineare che le violenze tra le due parti si verificano con una cera frequenza. Tra i focolai di tensione in cui, periodicamente, si verificano scontri e si registrano vittime e feriti, è importante menzionare la regione di Gegharkunik e la Repubblica autonoma di Nakhichevan, nei pressi della cittadina di Yeraskh. È per tale ragione che i Ministeri della Difesa dei due Paesi, supportati da numerosi attori internazionali, stanno tentando di raggiungere un accordo per porre fine alla storica disputa. Quest’ultima sorge dal fatto che sia Baku sia Erevan rivendicano territori analoghi poiché si servono di mappe sovietiche differenti. È per tale ragione che le mappe conservate dalla Russia potrebbero offrire la soluzione al contenzioso territoriale.

È importante ricordare che gli scontri erano già scoppiati in precedenza, nel settembre 2020. Sulla base del trattato di pace del novembre 2020, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni ‘90, erano stati occupati dalle forze armene. Nello specifico, Baku e Erevan si contendono il Nagorno-Karabakh dal febbraio 1988, quando la regione, a maggioranza armena, ha annunciato la sua secessione dalla Repubblica socialista sovietica dell’Azerbaigian. Durante il conflitto armato del 1991-94, l’Azerbaigian ha perso il controllo del Nagorno-Karabakh e di sette regioni adiacenti. Dal 1992 sono in corso negoziati per una soluzione pacifica del conflitto nel quadro del Gruppo OSCE di Minsk, guidato da tre co-presidenti, Russia, Stati Uniti e Francia.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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