Libia: uomini armati bloccano il ricorso di Saif Al-Islam Gheddafi per presentarsi alle elezioni

Pubblicato il 26 novembre 2021 alle 14:42 in Africa Libia

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Alcuni uomini armati hanno attaccato un tribunale nella città meridionale di Sebha, impedendo all’avvocato del figlio dell’ex leader libico Muammar Gheddafi, Saif Al-Islam Gheddafi, di fare appello contro il rifiuto della sua candidatura alle elezioni presidenziali, suscitando l’allarme delle Nazioni Unite, il 26 novembre. Il governo libico ha definito gli autori dei fatti un “gruppo di fuorilegge” che ha lanciato un attacco “odioso”, causando la chiusura del tribunale.

L’avvocato di Saif, Khaled al-Zaidi, ha riferito che alcuni uomini armati hanno condotto un blitz al tribunale di Sebha, che è uno dei tre centri per la registrazione alle elezioni presidenziali in Libia, e gli hanno poi negato l’accesso per fare appello contro l’esclusione del suo assistito dalle votazioni. Al-Zaidi ha affermato che gli aggressori avevano costretto tutto il personale ad abbandonare il tribunale poche ore prima dell’udienza di appello, definendo i fatti “un ostacolo al processo elettorale”. L’uomo ha poi aggiunto che i Ministeri dell’Interno e della Giustizia hanno ordinato un’indagine sull’attacco. Sebha è sotto il controllo di un gruppo alleato dell’Esercito nazionale libico (LNA), con sede a Est e guidato dal generale Khalifa Haftar, un altro dei principali candidati alle elezioni.

La Missione di supporto dell’ONU in Libia (UNSML) ha dichiarato di essere allarmata per l’attacco alla corte d’appello di Sebha, ha condannato fermamente qualsiasi forma di violenza elettorale e ha ribadito che il processo elettorale deve essere protetto. In un comunicato, UNSML ha dichiarato: “La Missione ribadisce la sua richiesta di tenere elezioni trasparenti, eque e inclusive il 24 dicembre”.

Lo scorso 24 novembre, l’Alta Commissione elettorale libica (HNEC) ha escluso 25 candidati alla presidenza, compreso Saif Al-Islam Gheddafi, dalle elezioni del 24 dicembre prossimo.  Saif è stato escluso dalla corsa presidenziale alla luce di una precedente condanna definitiva per reato, in base alla legge elettorale, che stabilisce che i candidati “non devono essere stati condannati per un crimine disonorevole” e devono avere la fedina penale pulita. In particolate, l’uomo sarebbe non idoneo alla carica perché era stato condannato a morte in contumacia, nel 2015, dal tribunale di Tripoli, a causa di crimini di guerra commessi durante la rivolta libica del 2011. In quel processo, Saif era comparso in video collegamento dalla città di Zintan, dove era trattenuto dai combattenti che lo avevano catturato mentre cercava di fuggire dalla Libia dopo il rovesciamento del padre. Saif era poi stato rilasciato nel giugno 2017. Da quel momento, è ricercato dalla Corte penale internazionale per presunti crimini contro l’umanità. Il figlio dell’ex dittatore libico, tuttavia, nega di aver commesso reati. Anche Haftar rischia di essere escluso dalla corsa alla presidenza libica in quanto avrebbe nazionalità statunitense ed è accusato da molti di aver commesso crimini di guerra durante il assedio su Tripoli, iniziato il 4 aprile 2019 e terminato il 4 giugno 2020. Entrambe le affermazioni sul suo conto sono state respinte da Haftar.

  La maggior parte dei 25 candidati dichiarati non idonei a concorrere per le elezioni aveva alle spalle condanne passate o non aveva ottenuto l’appoggio di 5.000 sostenitori unici iscritti nelle liste elettorali, come previsto dall’articolo 11. La decisione della Commissione sarebbe solamente iniziale e dovrebbe essere resa definitiva tramite un processo di appello in cui sarà la magistratura a rispondere.  Tuttavia, i candidati esclusi avrebbero solo 48 ore a disposizione per presentare appello.

La Libia è teatro di una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica e, fino al 5 febbraio 2021, aveva visto, a livello politico, la presenza di due amministrazioni rivali, quella della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, che governava l’Est del Paese, e quella del Governo di Accordo Nazionale (GNA), con sede a Tripoli.  A livello militare, invece, sono presenti milizie legate al GNA e altre affiliate all’Esercito Nazionale Libico (LNA), vicino alle istituzioni di Tobruk. Il GNA era stato il governo ufficialmente riconosciuto dall’Onu in Libia, era nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, firmati in Marocco e poi scaduti il 17 dicembre 2017 ed era stato formalmente appoggiato da Italia, Qatar e Turchia. Le forze del LNA erano invece sostenute da Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Francia e Russia.

In tale contesto, al momento, dal punto di vista militare, in Libia è attivo un cessate dal 23 ottobre 2020.  A livello politico, invece, tutte le parti hanno espresso sostegno per l’esecutivo ad interim nominato il 5 febbraio scorso dal Forum di dialogo politico libico. Tale governo transitorio dovrà guidare il Paese fino alle elezioni del 24 dicembre 2021 ed è rappresentato da Mohammad Younes Menfi, in veste di capo del Consiglio presidenziale, e da Abdulhamid Dabaiba, in qualità di primo ministro.

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Camilla Canestri

di Redazione

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