La Turchia supporta gli obiettivi regionali e internazionali del Qatar

Pubblicato il 26 novembre 2021 alle 16:12 in Qatar Turchia

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La Turchia supporterà sempre gli obiettivi del Qatar nelle questioni regionali e internazionali. È quanto ha dichiarato il portavoce del Parlamento di Ankara, Mustafa Sentop, venerdì 26 novembre, in occasione della 143esima assemblea dell’Unione interparlamentale (IPU), tenutasi a Madrid.

A margine dell’evento, Sentop ha colloquiato con il presidente dello Shura Coincil del Qatar, Hassan bin Abdullah al-Ghanim, al quale ha riferito di credere che l’amicizia e la fratellanza tra i due Parlamenti continuerà in futuro. “Il comune futuro politico dei leader della Turchia e del Qatar porterà le relazioni a un livello perfetto”, ha dichiarato Sentop, aggiungendo di attribuire una grande importanza alla ripresa dei dialoghi di alto livello con gli altri Paesi della regione.

Ad avviso di Sentop, inoltre, la politica di cooperazione del Qatar contribuisce alla sicurezza e alla stabilità del Golfo Persico. “La Turchia supporterà tutti gli sforzi volti a una soluzione completa dei conflitti, sulla base del rispetto reciproco e della sovranità della nazioni”, ha continuato il portavoce turco. Essendo un partner strategico del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), la Turchia, ha precisato Sentop, “ha accolto positivamente la fase di accordo raggiunta dal quartetto arabo – composto da Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein – e il Qatar”.

Il Qatar e la Turchia, entrambi sostenitori della Fratellanza Musulmana, si sono posti sul medesimo fronte nell’ambito di diverse crisi nella regione del Medio Oriente e Nord Africa, tra cui quella libica. In particolare, le due parti hanno offerto sostegno alle forze affiliate all’ex governo di Tripoli. Il 17 agosto 2020, Ankara e Doha hanno firmato un accordo tripartito, con cui si sono dette disposte a rafforzare la cooperazione militare e a potenziare le capacità militari delle istituzioni libiche. Nello specifico, il Qatar si è impegnato a inviare in Libia consiglieri militari con l’obiettivo di addestrare funzionari libici, mentre sia la Turchia sia il Qatar hanno iniziato a ospitare membri del personale di Tripoli nelle proprie accademie. Al contempo, le due parti hanno più volte affermato che la soluzione politica è l’unica via d’uscita dalla crisi libica e, pertanto, si sono dette disposte a sostenere questa “pista” con il fine ultimo di riportare stabilità nel Paese Nord-africano.

Dall’aprile 2016, Ankara possiede la base Qatar-Turkey Combined Joint Force Command, a Doha, del valore di 39 milioni di dollari. In seguito allo scoppio della crisi del Golfo del giugno 2017, tale struttura, inizialmente destinata soltanto all’addestramento militare, è stata convertita in una base operativa con capacità militari più complesse. Nell’agosto 2019, la Turchia ha poi annunciato l’apertura di una nuova base militare in Qatar, inaugurata nel dicembre dello stesso anno, con il nome di Khalid Bin Al Walid Military Camp.

 L’asse Doha-Ankara è stato particolarmente rafforzato nel mese di giugno 2017, con un accordo, approvato e ratificato sia dal Parlamento turco sia dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il quale prevede la creazione di un meccanismo volto a rafforzare la formazione militare dei due Paesi, attraverso esercitazioni militari congiunte e il reciproco invio di truppe. 

Il Qatar ha anche un interesse negli armamenti della Turchia, soprattutto grazie alla performance di successo dei droni turchi in diversi fronti di combattimento, dalla Libia alla Siria all’Iraq, così come nel conflitto del Nagorno- Karabach, dove Ankara ha mostrato di fare sempre più affidamento sui droni, considerandoli tra i più importanti asset militari-industriali che sostengono la sua ascesa come potenza regionale. Secondo alcuni esperti, l’uso dei droni da parte della Turchia “cambierà la natura del potere terrestre”, in modo da minare le strutture di forza esistenti, così come avvenuto con l’Astrocorazzata, che ha reso obsolete le precedenti classi di corazzate, o con la portaerei, che ha reso le stesse navi da guerra obsolete all’inizio della Seconda guerra mondiale.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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