La Turchia esorta a contrastare gli attori che minano il processo elettorale in Libia

Pubblicato il 26 novembre 2021 alle 10:01 in Libia Turchia

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Il Consiglio della Sicurezza nazionale della Turchia ritiene che la comunità internazionale, in vista delle elezioni in Libia del 24 dicembre prossimo, deva contrastare gli attori che stanno cercando di sfruttare il processo elettorale per servire i propri interessi. In particolare, ad avviso del Consiglio, le azioni unilaterali devono essere evitate per assicurare che le votazioni avvengano in un’atmosfera pacifica e legale. L’organo ha altresì esortato i cittadini libici ad accettare i risultati, invitando altresì a contrastare la violenza e la disinformazione.

Da parte sua, l’ambasciatore libico in Turchia, Taher el-Sonni, ha riferito che la Libia apprezza tutte le iniziative internazionali che hanno “intenzioni genuine”, ma, al contempo, ritiene che i membri del Consiglio devano ascoltare il popolo libico e “lasciarlo uscire dalla crisi a modo suo”. “Avete la responsabilità morale degli sviluppi in Libia degli ultimi dieci anni, non sminuiteci”, ha affermato el-Sonni riferendosi alla comunità internazionale.

Nella giornata del 24 novembre, l’Alta Commissione elettorale libica (HNEC) ha escluso 25 candidati alla presidenza, incluso Saif Al-Islam Gheddafi, in virtù dell’articolo 10/7, in seguito a precedente condanna definitiva per reato. La maggior parte dei 25 candidati dichiarati non idonei a concorrere alle elezioni aveva sulle spalle condanne passate o non aveva ottenuto l’appoggio di 5.000 sostenitori unici iscritti nelle liste elettorali, secondo quanto stabilito dall’articolo 11. La decisione della Commissione è solo iniziale e si attende un processo di appello in cui alla fine sarà la magistratura a rispondere in maniera definitiva. Saif AL-Islam e gli altri possono impugnare la decisione e presentarla in tribunale nei prossimi giorni. Un altro candidato di spicco, il comandante dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, rischia di essere squalificato in quanto avrebbe la cittadinanza statunitense e sarebbe accusato da molti di aver commesso crimini di guerra durante il suo assalto su Tripoli, lanciato il 4 aprile 2019. Entrambe le affermazioni sul suo conto sono state respinte da Haftar. 

Nel corso del conflitto libico, la Turchia ha appoggiato l’ex governo tripolino, guidato da Fayez al-Sarraj, con cui, il 27 novembre 2019, ha concluso due memorandum di intesa riguardanti la cooperazione militare e l’istituzione di una zona economica esclusiva nel Mediterraneo, la prima mai stabilita tra la Libia e la Turchia, che è tutt’oggi oggetto di controversie con Cipro, Grecia e Francia. Tali accordi sono stati rinnovati, il 12 aprile scorso, dal nuovo premier tripolino ad interim, Abdulhamid Dbeibah, capo del Governo di Unità Nazionale (GNU). La Turchia risulta altresì essere in prima linea nella gestione dei progetti di ricostruzione libici, in cui mercato ha un valore di circa 111 miliardi di dollari, superando i concorrenti italiani, cinesi e francesi.

In seguito alla Conferenza di Parigi sulla Libia del 12 novembre scorso, c’è stato un momento di tensione tra Ankara e Parigi, per via della richiesta del presidente francese, Emmanuel Macron, rivolta alla Turchia e alla Russia, relativa al ritiro delle forze straniere dal Paese nordafricano. Ad avviso del leader francese, la presenza militare turca e russa è “irrispettosa della sovranità della Libia. Per tutta risposta, la Turchia ha dichiarato che la Francia non ha alcun diritto di commentare la presenza militare turca in Libia, che è prevista da un accordo legittimo concluso con il governo libico.

A seguito della firma del cessate il fuoco, il 23 ottobre 2020, diversi attori regionali e internazionali, tra cui le Nazioni Unite, hanno più volte esortato Ankara a ritirare le proprie forze e i mercenari inviati in Libia. Tuttavia, la Turchia ritiene che la presenza delle proprie forze nel Paese Nord-africano sia legittimata da accordi precedenti, con riferimento all’intesa di novembre 2019. In tale quadro, risale al 22 dicembre 2020 l’approvazione da parte del Parlamento turco di una mozione che prevede l’estensione della missione delle forze di Ankara in Libia per altri 18 mesi, a partire dal 2 gennaio 2021.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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