Crisi migratoria: Lukashenko arriva in un campo profughi al confine con la Polonia

Pubblicato il 26 novembre 2021 alle 12:05 in Bielorussia Immigrazione Polonia

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Il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, è giunto, venerdì 26 novembre, in un campo profughi a Bruzgi, posto sul valico di frontiera al confine con la Polonia. Intanto, Mosca e Minsk continuano a svolgere operazioni di pattugliamento aereo del cielo bielorusso.

A riferire della visita del leader bielorusso, il medesimo venerdì, è stata l’agenzia di stampa statale russa TASS. Ad accompagnare Lukashenko è stato il presidente del Comitato Esecutivo regionale di Grodno, Vladimir Karanik. Durante la sua permanenza nella città frontaliera, il leader di Minsk ha tenuto un discorso in cui si è rivolto alle autorità polacche, ribadendo che non intende “politicizzare la questione dei rifugiati”. Inoltre, Lukashenko ha esortato Varsavia a permettere l’ingresso dei rifugiati in Germania poiché, secondo lui, solo in tal modo “la crisi al confine si risolverà”. Rivolgendosi ai migranti, ospitati presso il centro logistico e di accoglienza di Bruzgi, il leader di Minsk li ha rassicurati, sottolineando che non intende organizzare voli di rimpatrio qualora questi non intendessero far ritorno in Medio Oriente, area da cui provengono gran parte dei rifugiati. Lukashenko ha poi affermato che le autorità bielorusse non ostacoleranno la penetrazione dei migranti in Occidente che, al momento, sono circa 3.000 sul territorio bielorusso. Concludendo il suo intervento, il presidente ha sottolineato l’importanza di risolvere ora la crisi, poiché, altrimenti, potrebbe aggravarsi significativamente in primavera.

Intanto, il medesimo venerdì, le autorità polacche hanno annunciato che, la sera prima, sono riuscite a stabilizzare la situazione al confine. “Dopo un tentativo di forzare la recinzione del centro custodito di Wenjin, che ospita più di 600 migranti, la situazione si è stabilizzata. Nessuna di queste persone è riuscita a fuggire”, hanno riferito le forze dell’ordine al confine. “Più di 500 agenti di polizia stanno già prendendo parte ad operazioni congiunte con la guardia di frontiera”, si legge nel messaggio. In tale quadro, è importante sottolineare che il centro di accoglienza di Wenjin è stato istituito a settembre, mese in cui è significativamente aumentato il numero di migranti illegali che arrivano in Polonia attraverso il confine polacco-bielorusso. Al momento, l’edificio accoglie circa 600 richiedenti asilo, provenienti perlopiù dall’Iraq e dall’Afghanistan.

Il giorno prima, caccia russi e bielorussi avevano pattugliato congiuntamente il confine con la Bielorussia. Ad annunciarlo era stato il Ministero della Difesa bielorusso. Tali operazioni, secondo analisti internazionali, confermano ulteriormente il sostegno politico e militare di Mosca al suo alleato, che era stato annunciato apertamente il 10 novembre. In tale data, la Russia aveva inviato due bombardieri strategici Tu-22M3 a pattugliare lo spazio aereo bielorusso. Da parte sua, il Cremlino aveva affermato che il dispiegamento militare non era correlato alla crisi migratoria lungo il confine polacco-bielorusso, ma era stato ordinato a causa dell’aumento delle tensioni sulla frontiera Orientale della NATO, dove erano stati collocati migliaia di militari polacchi. 

In tale quadro, è importante ricordare che i Paesi confinanti con la Bielorussia hanno espresso preoccupazione per la crisi migratoria, acuitasi particolarmente nell’ultima settimana. Lituania, Estonia, Lettonia e Polonia temono che le tensioni “possano degenerare in uno scontro militare”, considerando il numero di Forze Armate che tali Paesi hanno dispiegato lungo il confine che condividono con la Bielorussia. Secondo gli ultimi dati, Varsavia ha collocato alle frontiere un totale di 15.000 soldati. Inoltre, il Ministero degli Interni dell’Ucraina ha annunciato, l’11 novembre, l’intenzione di dispiegare 8.500 militari e agenti di polizia al confine con la Bielorussia, così come 15 elicotteri, con l’obiettivo di prevenire possibili tentativi di ingresso illegale.

Secondo il blocco dell’UE, l’aumento del flusso di migranti sarebbe orchestrato dalla Bielorussia, la quale avrebbe avviato una guerra ibrida progettata per esercitare pressioni sull’UE. La situazione ha iniziato ad aggravarsi a partire dal mese di agosto, quando  LituaniaLettonia e Polonia hanno segnalato un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. In totale, da agosto a settembre, sono stati registrati oltre 14.000 tentativi di attraversamento illegale. Questo ha portato i tre Paesi a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera, a dispiegare militari e a indire lo stato di emergenza

Il recente incremento è legato alle contromisure adottate dal presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto, il 21 giugno scorso, contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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