Afghanistan: nuovi colloqui tra USA e talebani a Doha

Pubblicato il 26 novembre 2021 alle 9:11 in Afghanistan Qatar USA e Canada

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Una delegazione del governo dei talebani, guidata dal ministro degli Esteri ad interim Amir Khan Muttaqi, si trova a Doha, in Qatar, per incontrare l’inviato speciale degli Stati Uniti per l’Afghanistan, Thomas West, il 26 novembre. 

A proposito di questo colloquio, il portavoce del Ministero degli Esteri di Kabul, Abdul Qahar Balkhi, ha specificato che la delegazione afghana è composta da rappresentanti dei Ministeri dell’Istruzione, della Sanità, delle Finanze, della Sicurezza e della Banca Centrale. In precedenza, lo stesso aveva sottolineato la necessità di discutere con gli USA e l’UE di una serie di questioni, tra cui la riapertura delle ambasciate straniere e il rilascio di quasi 10 miliardi di dollari afghani congelati dai donatori internazionali dopo la presa di potere con la forza da parte dei talebani, finalizzata il 15 agosto. 

Il 23 novembre, il portavoce del Dipartimento di Stato degli USA aveva annunciato che l’inviato speciale di Washington per l’Afghanistan si sarebbe recato a Doha, in una visita di due giorni, per incontrare i funzionari dell’Emirato Islamico. Secondo quanto riferito, le discussioni si dovrebbero concentrare su anti-terrorismo, garanzie di passaggio sicuro dal Paese e supporto umanitario. Lo sblocco dei fondi non è stato citato dalla parte statunitense. Inoltre, West ha ribadito la posizione degli Stati Uniti: “Avevamo chiarito che se avessero scelto un percorso militare per arrivare al potere, tali aiuti sarebbero scomparsi, ed è quello che è successo”. Non solo, West ha anche ricordato che circa il 75% della spesa pubblica del precedente governo era finanziata da donatori stranieri, come anche circa il 40% del PIL del Paese. 

Senza specificare a quale proposito, la stampa afghana ha sottolineato che l’inviato degli Stati Uniti è stato “critico” riguardo all’atteggiamento del Pakistan nei confronti dell’Afghanistan, aggiungendo però che alcuni analisti politici ritengono che gli stretti legami di Islamabad con la Cina arriveranno a minare i suoi rapporti con gli USA. Secondo quanto riferito dall’ex ambasciatore afghano in Norvegia, Shukria Barakzai, Washington non avrebbe gradito una visita, non confermata dalla parte pakistana, dell’intelligence pakistano nel Paese vicino, alla vigilia della presa di potere militare. In generale, il Pakistan è stato più volte accusato di aver supportato i talebani, ma ha sempre respinto tali affermazioni. 

Il 25 novembre, il Pakistan ha “accolto con favore” un “secondo round di colloqui” tra Stati Uniti e talebani a Doha e ha ribadito la necessità di riconoscere l’esecutivo al potere in Afghanistan. Nei primi colloqui tra alti funzionari degli USA e talebani in Qatar, il 9 e 10 ottobre, le parti avevano discusso della fornitura di una “solida assistenza umanitaria”, ma solo a beneficio diretto del popolo afghano, senza prevedere fondi per l’esecutivo o lo sblocco dei finanziamenti alla Banca Centrale. Da parte sua, il governo a Kabul aveva “accolto con favore l’offerta statunitense”, specificando che nessun supporto sarebbe stato in alcun modo collegato a “questioni politiche”. 

Intanto, in un rapporto di tre pagine sul sistema bancario e finanziario afghano visionato da Reuters, il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) ha affermato che il costo economico di un collasso del sistema bancario – e il conseguente impatto sociale – “sarebbe colossale”. L’ONU ha ripetutamente avvertito che l’economia dell’Afghanistan è sull’orlo del baratro e questa situazione rischia di alimentare ulteriormente la carestia nel Paese, con conseguenze terribili per la popolazione, che favorirebbero l’emigrazione di altri cittadini afghani verso l’Occidente nel breve e lungo periodo. Inoltre, l’UNDP ha affermato che se il sistema bancario dovesse fallire, potrebbero volerci decenni per ricostruirlo. Il 12 ottobre, la Commissione Europea ha annunciato l’erogazione di un miliardo di euro in aiuti, che non passeranno per il governo. Alcuni dei fondi dell’UE sono stati stanziati per garantire un sostegno anche agli Stati limitrofi. Tuttavia, queste iniziative rimangono insufficienti di fronte alla crisi afghana. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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