Polonia-Bielorussia: gli ultimi sviluppi sulla crisi migratoria alle porte dell’UE

Pubblicato il 25 novembre 2021 alle 14:03 in Bielorussia Immigrazione Polonia

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Le autorità della Polonia hanno annunciato, giovedì 25 novembre, che circa 230 migranti hanno tentato di accedere al territorio del Paese con il supporto delle guardie di frontiera bielorusse. I tentativi di incursione sono stati respinti.

Ad annunciare tali sviluppi, il medesimo giovedì, è stata la portavoce delle guardie di frontiera polacche, Anna Michalska, attraverso una dichiarazione rilasciata all’agenzia di stampa del paese, PAP, citata dal quotidiano indipendente The Moscow Times. “Hanno distrutto la recinzione e un gruppo di 232 persone si è fatto strada per diversi metri nel territorio polacco”, ha affermato Michalska. A seguito dei tentativi di violazione territoriale, “gli ufficiali [polacchi] hanno ordinato loro di lasciare il territorio e li hanno scortati alla demarcazione del confine”, ha aggiunto la portavoce, spiegando che l’episodio si è verificato nella notte tra il 24 e il 25 novembre.  

Altrettanto rilevante è citare le dichiarazioni rilasciate dalle guardie di frontiera di Varsavia, attraverso cui hanno rivelato che i migranti “hanno scagliato pietre e bastoni contro le autorità polacche”. Inoltre, la Polonia continua ad accusare la Bielorussia di favorire l’ingresso di persone richiedenti asilo, servendosi di tattiche che includono l’utilizzo di luci laser per tentare di destabilizzare la visione delle guardie di frontiera del Paese europeo. In totale, nella giornata di mercoledì 24 novembre, Varsavia ha respinto 375 tentativi di attraversamento illegale lungo il confine che la Polonia condivide con la Bielorussia. Analogamente, i gruppi di supporto umanitario sul posto hanno sottolineato che almeno 11 migranti sono morti su entrambi i lati del confine dall’inizio dell’escalation della crisi, sviluppatasi lo scorso agosto e acuitasi nel mese di ottobre. Finora, la Polonia ha registrato, a partire da gennaio 2021, più di 35.000 tentativi di attraversamento illegale dalla Bielorussia. Nel dettaglio, 6.000 sono stati riportati novembre, quasi 17.300 a ottobre, circa 7.700 a settembre e oltre 3.500 ad agosto, secondo i dati delle guardie di frontiera.

Mentre il numero di migranti alla frontiera è diminuito, grazie ai profusi sforzi diplomatici dell’Unione Europea e altri attori Occidentali, Varsavia ha affermato che ripetuti incidenti frontalieri hanno mostrato che Minsk potrebbe aver cambiato tattica, seppur continuando a servirsi dei migranti in fuga del Medio Oriente per esercitare pressioni sull’UE e ottenere concessioni. Le nuove modalità di “guerra ibrida” che starebbero adottando le autorità bielorusse includerebbero l’invio di gruppi più ridotti al confine con la Polonia. “Al momento, i servizi bielorussi stanno adottando un nuovo metodo: piccoli gruppi di persone stanno cercando di attraversare il confine in molti luoghi”, ha dichiarato il ministro della Difesa polacco, Mariusz Blaszczak. Il rappresentante ha poi aggiunto che, “senza ombra di dubbio, tali attacchi sono diretti dalle autorità bielorusse”.

Non è la prima volta che la Polonia accusa la Bielorussia di supportare a aiutare i migranti nell’attraversamento illegale. La parziale conferma del supporto di Minsk è giunta proprio dal capo del Paese, Alexander Lukashenko, il 19 novembre. In tale occasione, nel corso di un’intervista all’emittente britannica BBC, il leader bielorusso ha ammesso la possibilità che le forze bielorusse abbiano aiutato i migranti ad attraversare il confine con la Polonia, ma ha negato di aver promosso il loro arrivo nel suo Paese. “Credo che sia assolutamente possibile. Siamo slavi. Abbiamo cuore. I nostri soldati sanno che i migranti vanno in Germania. Forse qualcuno è stato aiutato”, ma nessuno dei migranti è stato invitato a superare il confine per provocare una crisi con la Polonia, ha dichiarato Lukashenko.

In tale quadro, è importante ricordare che la Bielorussia è stata accusata dall’UE e dalle Repubbliche Baltiche di aver orchestrato la crisi, favorendo l’afflusso di migranti alle frontiere, in una sorta di “guerra ibrida” progettata per esercitare pressioni sull’UE. Si tratterebbe quindi di una risposta alle sanzioni che l’Unione aveva imposto, il 21 giugno scorso, contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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