Pakistan: il FMI rilancia il salvataggio economico da 6 miliardi

Pubblicato il 25 novembre 2021 alle 12:55 in Asia Pakistan

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Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha annunciato che, dopo settimane di colloqui con il Pakistan, le parti hanno raggiunto un accordo preliminare per rilanciare il salvataggio economico da 6 miliardi di dollari del Paese, il 22 novembre.

Secondo l’ultima proposta, l’FMI erogherà circa 1 miliardo di dollari al Pakistan, portando il totale dei fondi erogati dal 2019 a circa 3 miliardi di dollari. Come affermato dall’FMI, i colloqui tenuti nel mese di novembre 2021 hanno prodotto un accordo “soggetto all’approvazione del Comitato esecutivo, a seguito dell’attuazione di azioni precedenti, in particolare sulle riforme fiscali e istituzionali”. Tuttavia, come sottolineato da Associated Press, tale approvazione da parte del comitato esecutivo dell’FMI sarebbe considerata una formalità. Anche il portavoce del Ministero delle Finanze pakistano, Muzzammil Aslam, ha confermato l’ultimo sviluppo, affermando che l’accordo è stato raggiunto tra Pakistan e FMI dopo quarantacinque giorni di discussioni.

Nell’aprile 2020, l’FMI aveva rilasciato 1,4 miliardi di dollari al Pakistan, aiutando Islamabad a gestire una crisi economica legata anche alla pandemia di coronavirus, cha ha provocato almeno 28.663 morti in Pakistan e ha contagiato 1,2 milioni di persone. Il Pakistan e il FMI avevano originariamente firmato l’accordo di salvataggio da 6 miliardi di dollari nel 2019, ma, all’inizio del 2021, era stato sospeso il rilascio di una rata ritenuta fondamentale e l’FMI aveva espresso riserve in merito ad un ritardo da parte del Pakistan nel rispettare le condizioni del salvataggio.

Nella sua dichiarazione del 22 novembre, l’FMI ha quindi elogiato alcune misure adottate di recente dal governo pakistano, affermando che le nuove mosse del Paese potrebbero comportare una crescita del 4% nel 2021 e del 4,5% l’anno fiscale successivo. Analisti citati da Associated Press hanno affermato che l’FMI vorrebbe che il Pakistan riducesse ulteriormente il deficit di bilancio, aumentasse le tariffe di elettricità e benzina, oltre a frenare il riciclaggio di denaro sporco e la corruzione. Nelle ultime settimane, il governo ha rispettato la maggior parte delle condizioni poste dal FMI, tuttavia, così facendo, ha reso il primo ministro Imran Khan impopolare tra la popolazione poiché l’inflazione e i prezzi degli alimenti essenziali sono aumentati vertiginosamente.  

Per far fronte a tale emergenza, lo scorso 4 novembre, Khan aveva presentato un pacchetto di sussidi alimentari da 709,2 milioni di dollari per alleviare l’onere finanziario sulle famiglie a basso reddito mentre i prezzi dei beni di prima necessità continuavano a salire. Khan aveva specificato che gli aiuti dureranno sei mesi e sono rivolti alle famiglie più povere, classificate come tali dal programma di welfare Ehsaas gestito dal governo.

Alcuni funzionari hanno riferito ad Associated Press che il ritardo nell’accordo tra Pakistan e FMI sarebbe stato dovuto alle difficoltà nelle relazioni tra Pakistan e Stati Uniti. Tra gli ultimi segnali in tal proposito, il presidente degli USA, Joe Biden, ha evitato non ha mai avuto colloqui telefonici con Khan dall’inizio del suo mandato, il 21 gennaio 2020, mentre il premier pakistano si è rifiutato pubblicamente di fornire basi a Washington per le operazioni in Afghanistan. Gli Stati Uniti, che esercitano una grande influenza sull’FMI, hanno affermato che il fondo non dovrebbe finanziare le decine di miliardi di dollari in prestiti che il Pakistan ha contratto con la Cina nel quadro dell’iniziativa mondiale delle Nuove Vie della Seta di Pechino.

Tra i progetti finanziati in tale ambito vi è il Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), nel quale Pechino prevede di investire nella sua realizzazione circa 62 miliardi di dollari per migliorare il commercio e le connessioni infrastrutturali in Asia e oltre. Tra i progetti sono presenti reti stradali, ferrovie, porti, impianti di generazione energetica, oleodotti, gas dotti e cavi per la fibra ottica. In particolare, le infrastrutture in questione consentiranno un collegamento tra il porto pakistano di Gwadar, sul Mar Arabico, e la città cinese di Kashgar, nel Xinjiang, passando per il passo himalayano del Khunjerab. La connessione sarà importante soprattutto per quanto riguarda il commercio petrolifero della Cina, la cui azienda statale, China Overseas Port Holding Company, gestisce le attività del porto pakistano di Gwadar dal 2016. Quest’ultimo ha un’importanza fondamentale nel progetto delle Nuove Vie della Seta, in quanto rappresenta un importante punto di convergenza tra le rotte terrestri e marittime dell’iniziativa.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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