Libia: tra candidati esclusi e visite a sorpresa dall’Italia

Pubblicato il 25 novembre 2021 alle 17:25 in Italia Libia

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L’Alta Commissione elettorale libica (HNEC) ha escluso 25 candidati alla presidenza, incluso Saif Al-Islam Gheddafi, dalle elezioni del 24 dicembre. L’annuncio è stato rilasciato mercoledì 24 novembre. Saif è stato squalificato in virtù dell’articolo 10/7, in seguito a precedente condanna definitiva per reato.

La maggior parte dei 25 candidati dichiarati non idonei a concorrere per le elezioni aveva sulle spalle condanne passate o non aveva ottenuto l’appoggio di 5.000 sostenitori unici iscritti nelle liste elettorali (articolo 11). Altri nomi di spicco esclusi dalla competizione sono l’ex primo ministro Ali Zeidan, perchè in possesso di più di una nazionalità (rimosso in base all’articolo 10/2) e per non aver ottenuto 5.000 firme di sostegno (articolo 11), e l’ex capo del Congresso nazionale generale (GNC) Nuri Abusahmain, squalificato per l’articolo 10/7. Anche il capo dello staff di Gheddafi, Bashir Saleh, è stato escluso dalla corsa alla presidenza sulla base dell’articolo 10/7. La decisione della Commissione è solo iniziale e si attende un processo di appello in cui alla fine sarà la magistratura a rispondere in maniera definitiva. Saif e gli altri possono impugnare la decisione e presentarla in tribunale nei prossimi giorni. Sono circa 98 i libici che si sono registrati come candidati.

Figlio dell’ex dittatore Muammar Gheddafi, Saif era considerato uno dei principali candidati alle prossime elezioni presidenziali. Tuttavia, per la Commissione l’uomo sarebbe non idoneo alla carica perchè condannato a morte in contumacia, nel 2015, dal tribunale di Tripoli, a causa di crimini di guerra commessi durante la rivolta libica del 2011. In quel processo, Saif era comparso in videocollegamento dalla città di Zintan, dove era trattenuto dai combattenti che lo avevano catturato mentre cercava di fuggire dalla Libia dopo il rovesciamento del padre. È stato rilasciato nel giugno 2017. Da quel momento, è ricercato dalla Corte penale internazionale per presunti crimini contro l’umanità. Il figlio dell’ex dittatore libico, tuttavia, nega di aver commesso reati. Ha presentato i documenti per la candidatura nella città meridionale di Sabha, il 14 novembre. Quella è stata la sua prima apparizione pubblica dopo anni.

Anche un altro candidato di spicco, il comandante dell’Esercito nazionale libico (LNA), Khalifa Haftar, rischia di essere squalificato. Quest’ultimo avrebbe nazionalità statunitense ed è accusato da molti di aver commesso crimini di guerra durante il suo assalto su Tripoli, durato circa un anno e iniziato il 4 aprile 2019. Entrambe le affermazioni sul suo conto sono state respinte da Haftar. 

Sono diverse le personalità già note nel panorama politico libico che hanno presentato la propria candidatura. Tra queste figurano, oltre a Saif Al-Islam Gheddafi e Khalifa Haftar, anche il presidente della Camera dei Rappresentanti con sede a Tobruk, Aguila Saleh, il ministro dell’Interno dell’ex governo tripolino, Fathi Bashagha, e il premier ad interim attualmente in carica, Abdulhamid Dabaiba. Quest’ultimo è stato incluso nella lista sebbene l’articolo 12 della legge elettorale preveda che gli aspiranti presidenti debbano lasciare i propri incarichi, sia civili sia militari, novanta giorni prima della data delle elezioni. Tra i 98 candidati alla carica di presidente vi è poi l’ex ambasciatore libico in Italia Hafed Gaddur, il quale, il 21 novembre, ha presentato il proprio fascicolo dopo essersi sospeso dal ruolo di rappresentante libico presso l’Unione Europea a Bruxelles. Parallelamente, sono solo due le donne che hanno presentato domanda, Leila Ben Khalifa, capo del Partito del Movimento Nazionale, e Hunaida al-Mahdi, ricercatrice in scienze sociali.

Insieme all’annuncio della lista di candidati esclusi dalla competizione per la presidenza, è giunta altresì la notizia che il capo di stato maggiore della difesa italiano, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, abbia effettuato una visita a sorpresa nella capitale libica, Tripoli, martedì 23 novembre. Quest’ultimo, secondo quanto riportato dal quotidiano The Libya Observer, avrebbe incontrato il capo di stato maggiore libico, Mohammed Al-Haddad. Non sono stati forniti dettagli aggiuntivi. Il ministro della Difesa italiano, Lorenzo Guerini, ha dichiarato la scorsa settimana, in un comunicato apposito, che Roma sta seguendo da vicino la situazione della Libia e spera che le elezioni si svolgano in tempo come previsto dalla tabella di marcia concordata e sostenuta dalla comunità internazionale.

Oltre al futuro capo di Stato, la popolazione libica sarà chiamata a esprimere la propria preferenza anche sui membri del Parlamento. Secondo quanto riferito, il 7 novembre, dal capo dell’Alta Commissione elettorale nazionale libica (HNEC), Imad al-Sayeh, il primo turno delle elezioni presidenziali si terrà il 24 dicembre, in occasione del 70esimo anniversario dell’indipendenza della Libia. Le elezioni legislative, invece, si terranno dopo 52 giorni, presumibilmente il 14 febbraio 2022, in concomitanza con il secondo turno delle presidenziali.

Le elezioni presidenziali e legislative sono state concepite come la pietra angolare di una tabella di marcia politica, sostenuta dalle Nazioni Unite, il cui obiettivo è porre fine alla perdurante crisi e guerra civile libica, il cui inizio risale al 15 febbraio 2011. Queste rappresentano, poi, un ulteriore tassello del percorso di transizione democratica intrapreso dal Paese a seguito del cessate il fuoco siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5, un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’LNA e il precedente governo di Tripoli. È del 5 febbraio 2021, invece, la nomina delle nuove autorità esecutive temporanee da parte del Forum di dialogo politico, tra cui quella di Mohamed al-Menfi come capo del Consiglio presidenziale, mentre è del 10 marzo il voto di fiducia al governo ad interim, guidato da Abdulhamid Dabaiba. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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