Interpol: il nuovo presidente è l’ispettore generale degli EAU

Pubblicato il 25 novembre 2021 alle 12:49 in Emirati Arabi Uniti Medio Oriente

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Il 25 novembre, l’agenzia di polizia globale INTERPOL ha eletto come nuovo presidente l’ispettore generale degli Emirati Arabi Uniti, Ahmed Nasser al-Raisi.

Si tratta di un incarico di alto profilo, per quanto non retribuita e part-time, che prevede un mandato di 4 anni. Il presidente non dirige le attività giornaliere dell’agenzia, ma presiede l’Assemblea Generale e tre riunioni del Comitato Esecutivo ogni anno. Al-Raisi è stato eletto dopo tre turni di votazione, con il 68.9% delle preferenze. Ai sensi dell’articolo 16 della Costituzione dell’INTERPOL, per l’elezione “è richiesta la maggioranza dei due terzi; se tale maggioranza non si ottiene dopo il secondo scrutinio, è sufficiente la maggioranza semplice”. Come gli altri membri del Comitato, anche il presidente è scelto dall’Assemblea sulla base del sistema per cui a ciascun Paese corrisponde un voto.

“È un onore essere stato eletto come prossimo presidente dell’INTERPOL”, ha dichiarato al-Raisi. “L’INTERPOL è un’organizzazione indispensabile, costruita sulla forza delle sue partnership. È questo spirito collaborativo, unito alla missione, che continuerò a promuovere mentre lavoriamo per rendere il mondo più sicuro per le persone e le comunità”, ha aggiunto. Il segretario generale dell’INTERPOL, Jürgen Stock, ha commentato positivamente la nomina di al-Raisi. “Negli ultimi tre anni ho lavorato con il signor al Raisi nel suo precedente ruolo di delegato nel Comitato Esecutivo. Non vedo l’ora di lavorare a stretto contatto con lui per garantire che l’INTERPOL continui ad adempiere al suo mandato e a sostenere la cooperazione internazionale di polizia”, ha dichiarato. 

Tuttavia, tale nomina è stata anche accompagnata da criticismi. Già a maggio, Human Rights Watch e il Gulf Center for Human Rights avevano accusato il Dipartimento di Sicurezza che era gestito da al-Raisi negli EAU di non aver indagato sulle accuse credibili di tortura da parte delle forze di sicurezza emiratine. Le organizzazioni per la tutela dei diritti umani hanno sottolineato che l’elezione di al-Raisi avrebbe messo in dubbio l’impegno dell’INTERPOL a favore della tutela dei diritti umani. Sul fronte opposto, un portavoce del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale degli Emirati Arabi Uniti ha affermato che al-Raisi “crede fermamente che l’abuso o il maltrattamento delle persone da parte della polizia sia ripugnante e intollerabile”. Invece, il segretario generale Stock ha dichiarato che l’agenzia non può intervenire su questioni politiche. “Non abbiamo il mandato per, ad esempio, avviare alcuna indagine su questioni interne”, ha affermato. 

Human Rights Watch ha quindi sottolineato che centinaia di attivisti, accademici e avvocati stanno scontando lunghe condanne nelle carceri degli Emirati Arabi Uniti, spesso a seguito di processi iniqui con accuse vaghe. Gli EAU, dall’altra parte, hanno sempre definito queste dichiarazioni false e infondate. Un nuovo tentativo di portare in tribunale casi del genere risale alla settimana precedente al 25 novembre. Due uomini hanno dichiarato di aver avviato un procedimento penale tramite i pubblici ministeri turchi contro al-Raisi, mentre questo si trovava ad Istanbul per le elezioni all’Assemblea Generale dell’INTERPOL.

Matthew Hedges, 34 anni, accademico dell’Università di Exeter, ha denunciato di essere stato arrestato mentre si occupava delle ricerche per il suo dottorato negli Emirati, nel 2018, e ha raccontato di essere stato detenuto in isolamento per sette mesi, per accuse legate al reato di spionaggio. L’uomo ha dichiarato di aver ricevuto minacce che riguardavano l’utilizzo di violenza fisica, un’eventuale trasferimento in una base militare all’estero e l’inflizione di danni alla sua famiglia. Gli EAU hanno respinto la versione fornita da Hedges, dichiarando che l’uomo non è stato sottoposto ad alcun maltrattamento fisico o psicologico durante la sua detenzione.

La seconda persona in questione è Ali Issa Ahmad, 29 anni, detenuto durante una vacanza negli Emirati, dove si era recato per assistere alla Coppa d’Asia, nel 2019. L’uomo afferma di essere stato arrestato perché indossava una maglietta con una bandiera del Qatar, in un momento in cui era in corso una disputa diplomatica tra i due Paesi. Ha raccontato di aver subito l’elettroshock, di essere stato picchiato e privato di cibo, acqua e sonno durante diversi giorni della sua detenzione. A tale proposito, il governo degli EAU ha dichiarato che qualsiasi denuncia legale che contenga accuse contro al Raisi “è infondata e verrà respinta”. Le autorità turche non hanno riferito se daranno seguito alle denunce dei due uomini.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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