Etiopia: Abiy al fronte per guidare le truppe

Pubblicato il 25 novembre 2021 alle 15:22 in Africa Etiopia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, è andato sul fronte per guidare i soldati dell’esercito contro i ribelli tigrini, dopo aver affermato che il martirio potrebbe essere necessario per portare il Paese alla vittoria. Al contempo, Abiy ha chiesto al ministro degli Affari Esteri, nonchè vice primo ministro, Demeke Mekonnen, di assumere le sue funzioni.

La portavoce del premier, Billene Seyoum, ha respinto le richieste di dettagli sulla posizione di Abiy ma ha specificato che quest’ultimo sarebbe arrivato sul fronte martedì 23 novembre. Abiy, vincitore del premio Nobel per la pace nel 2019, aveva annunciato due giorni fa l’intenzione di “guidare le forze di difesa” contro i ribelli del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF), mentre queste starebbero avanzando verso la capitale, Addis Abeba.

Decine di migliaia di persone sono morte nella guerra tra truppe federali e combattenti tigrini. La prospettiva della crisi nella nazione del Corno d’Africa ha allarmato sia gli etiopi che gli osservatori internazionali, i quali temono per le conseguenze della sicurezza su tutta la regione. Paesi come Francia, Germania e Turchia hanno intimato ai propri cittadini di lasciare il Paese.

La discesa di Abiy sul campo di battaglia seguirebbe una tradizione storica dei leader etiopi, tra cui l’imperatore Haile Selassie e l’imperatore Yohannes IV, ucciso in battaglia nel 1889. “Mi sembra un tradizionale esercizio di leadership etiope”, ha affermato Christopher Clapham, professore associato in pensione dell’Università di Cambridge. “Potrebbe essere necessario salvare quella che sembra una risposta militare etiope molto vacillante”, ha aggiunto. Le forze del Tigray sembrano aver guadagnato terreno nella guerra contro l’esercito di Addis Abeba. Nelle ultime settimane, si sono avvicinate alla capitale e minacciano di prenderla con la forza. 

Sebbene insolita, la corsa di un leader al fronte è avvenuta anche in altri Paesi africani, talvolta con risultati fatali. Ad aprile di quest’anno, il presidente del Ciad, Idriss Deby Itno, è stato ucciso mentre combatteva contro i ribelli che volevano invadere la capitale. “La situazione è estremamente pericolosa”, ha affermato Adem Abebe, ricercatore dell’Istituto internazionale per la democrazia e l’assistenza elettorale. “Se Abiy venisse ferito o ucciso, non sarà solo il governo federale a crollare, ma anche l’esercito”, ha aggiunto.

Il primo ministro aveva già annunciato, all’inizio di questa settimana, che sarebbe andato sul fronte, perchè, a suo dire, “questo è un momento in cui è necessario guidare il Paese con il martirio”. Abiy ha anche invitato il resto della popolazione etiope ad unirsi a lui, nell’ultimo appello a combattere rivolto ad ogni cittadino in grado di farlo. Negli ultimi mesi, ci sono state segnalazioni di esercitazioni di addestramento militare improvvisate e accuse di coscrizione forzata, mentre gli analisti hanno avvertito che, con i militari apparentemente indeboliti, le milizie etniche si starebbero intensificando. Anche atleti etiopi di alto profilo, tra cui la medaglia d’oro olimpica ed eroe nazionale Haile Gebrselassie, nonchè parlamentari, leader di partito e funzionari regionali si sono impegnati a unirsi alle forze etiopi combattendo i ribelli della regione settentrionale del Tigray.

“Potrebbe voler seriamente diventare un martire”, ha affermato Awol Allo, docente di diritto alla Keele University, in Gran Bretagna. Quest’ultimo ha dichiarato che la mossa rientra nella visione del primo ministro di se stesso e si collega alla sua sensazione di essere destinato a guidare. Tuttavia, Allo non ha escluso la possibilità che Abiy abbia semplicemente lasciato la capitale per un luogo più sicuro, non il fronte, e che stia dirigendo la guerra da lì.

L’inviato degli Stati Uniti per il Corno d’Africa, Jeffrey Feltman, ha riferito ai giornalisti di temere che gli “embrionali” progressi negli sforzi di mediazione con le parti in guerra possano essere superati dagli “allarmanti” sviluppi militari. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha chiesto la fine immediata dei combattimenti in Etiopia e gli USA hanno avvertito che non c’è “nessuna soluzione militare” che risolva la situazione della nazione africana.

Le forze del Tigray vorrebbero, tra le altre cose, che Abiy uscisse di scena. Il governo etiope, dal canto suo, vorrebbe che le forze del Tigray, che ha designato come gruppo terroristico, si ritirino nella loro regione come parte delle condizioni che chiede di rispettare. “Non vedo alcuna possibilità per una soluzione pacifica attraverso il dialogo perché le posizioni sono altamente polarizzate”, ha affermato Kassahun Berhanu, professore di scienze politiche all’Università di Addis Abeba, il quale ha aggiunto che l’annuncio di Abiy di andare al fronte “mirerebbe a sollevare il morale popolare”.

Milioni di civili sono al momento intrappolati e soffrono la fame nel mezzo dei combattimenti. Il governo etiope ha isolato la regione del Tigray per diversi mesi, affermando di temere che gli aiuti umanitari finiscano nelle mani dei combattenti, mentre anche centinaia di migliaia di persone nelle vicine regioni di Amhara e Afar vedono i loro aiuti ridursi con le forze del Tigray che avanzano attraverso quelle aree. Un obiettivo delle forze del Tigray sembra essere la linea di rifornimento dalla vicina Gibuti alla capitale etiope, Addis Abeba. L’inviato degli Stati Uniti per il Corno d’Africa ha avvertito i combattenti di non occupare quella strada e di non entrare nella città. “Questo potrebbe essere catastrofico per il Paese”, ha detto Feltman ai giornalisti, martedì 23 novembre. Anche l’inviato dell’Unione africana, Olesegun Obasanjo, ha cercato nelle ultime settimane di mediare tra le parti ma non ha parlato pubblicamente dei risultati del suo lavoro.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.