Donbass: “situazione instabile” per l’OSCE, l’Ucraina avvia esercitazioni

Pubblicato il 25 novembre 2021 alle 19:27 in Russia Ucraina

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Nel Donbass, regione dell’Ucraina Orientale, continuano a proseguire gli scontri tra separatisti e le Forze Armate di Kiev. Queste ultime hanno avviato, giovedì 25 novembre, esercitazioni militari antiterrorismo nel distretto della regione di Luagnsk, posta sotto il controllo dell’Esercito ucraino.

Ad annunciare le manovre delle Forze Armate di Kiev, il medesimo giovedì, è stato l’ufficio stampa dell’intelligence ucraina, la SBU, attraverso un comunicato pubblicato sul sito web. “Il servizio di sicurezza dell’Ucraina ha condotto esercitazioni antiterrorismo nell’area di competenza delle Joint Forces Operation (JFO)”, si legge nel messaggio. Le manovre, tenute nel distretto di Starobelsk, situato della regione di Lugansk, sono state avviate al fine di verificare la prontezza al contrasto di attività terroristiche esterne, nonché di incrementare il livello di cooperazione tra le varie divisioni delle Forze speciali ucraine. Durante l’esercitazione, un gruppo di soldati, svolgendo il ruolo di finti terroristi, ha preso in ostaggio i dipendenti del centro di custodia cautelare locale e ha minacciato di far esplodere il ponte posto sul fiume. La squadra operativa antiterrorismo ha dunque neutralizzato il nemico e ha disinnescato gli ordigni esplosivi, concludendo con successo l’operazione di addestramento.

La SBU ha riferito che alle esercitazioni hanno preso parte anche unità regionali delle Forze Armate dell’Ucraina, della Guardia nazionale, del servizio statale di frontiera, della polizia nazionale e del servizio speciale di comunicazione statale. “Lo svolgimento sistematico di tali esercitazioni consente di potenziare l’efficacia delle azioni congiunte durante vere e proprie operazioni speciali”, ha affermato l’ufficio stampa dei servizi segreti ucraini.

Intanto, il giorno prima, il 24 novembre, l’Unione Europea ha esortato la Russia ad abrogare la legge sottoscritta, il 15 novembre, dal presidente russo, Vladimir Putin, riguardante la “fornitura di sostegno umanitario alla popolazione di alcune aree delle regioni ucraine di Donetsk e Lugansk”. Secondo l’Unione Europea, tale normativa contribuisce ad aggravare il conflitto nel Donbass e rappresenta una vera e propria minaccia alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina. Anche Kiev stessa aveva condannato, il 16 novembre, il decreto sottoscritto da Putin. Secondo il Ministero degli Esteri ucraino, tale normativa rappresentava un esempio della “politica intenzionale della Russia” di far rientrare “i territori temporaneamente occupati nel proprio spazio economico, politico, elettorale e informativo”.

Quanto al conflitto, il rappresentante speciale dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) dell’Ucraina, Mikko Kinnunen, ha definito “estremamente instabile” la situazione nel Donbass. “La Missione speciale di monitoraggio dell’OSCE segnala danni da armi pesanti alle abitazioni e alle infrastrutture su entrambi i lati della linea di contatto”, ha affermato Kinnunen. Nel dettaglio, in 24 ore, il 23 novembre, la missione OSCE ha registrato 748 violazioni del regime di cessate il fuoco nelle regioni di Donetsk e Lugansk.

La crisi in Ucraina è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione