Yemen: nessun freno all’operazione contro Sana’a

Pubblicato il 24 novembre 2021 alle 10:13 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione internazionale a guida saudita ha riferito, nelle prime ore del 24 novembre, che i propri aerei hanno continuato a prendere di mira la capitale yemenita, Sanaa. Gli obiettivi militari colpiti, è stato specificato, sono da ritenersi “legittimi”.

L’ultima operazione contro Sanaa ha avuto inizio il 23 novembre e, secondo le forze guidate da Riad, questa rappresenta una risposta alla perdurante offensiva dei ribelli Houthi contro Ma’rib, regione situata a Est della capitale. Stando a quanto specificato dall’alleanza internazionale, gli attacchi hanno mirato a distruggere siti definiti “segreti”, adibiti all’immagazzinamento e assemblaggio di droni, missili e armamenti, presumibilmente di fabbricazione iraniana. Tra questi vi è stato anche un edificio, in fase di costruzione, utilizzato come laboratorio per la fabbricazione di droni. Tuttavia, fonti mediatiche affiliate al gruppo sciita hanno riferito che tre raid aerei hanno colpito anche un’area residenziale della capitale. Parallelamente, la coalizione ha affermato di stare agendo nel rispetto del Diritto umanitario internazionale e delle norme consuetudinarie, e di aver adottato le misure preventive necessarie a preservare la vita dei civili, i quali sono stati esortati a non avvicinarsi o radunarsi nei pressi dei luoghi bersagliati.

Anche il 21 ottobre, la coalizione aveva annunciato di aver lanciato un’operazione militare a Sanaa, da ritenersi una risposta alle perduranti provocazioni e offensive degli Houthi. I primi attacchi del 23 novembre sono giunti dopo che sia la coalizione guidata da Riad sia il governo yemenita, nella figura del ministro dell’Informazione, Moammar al-Eryani, hanno accusato gli Houthi e il loro alleato, l’Iran, di aver trasformato l’aeroporto internazionale di Sanaa in una base militare per condurre esperimenti e attacchi transfrontalieri, in riferimento ai ripetuti attentati contro il Regno saudita. Secondo il portavoce della coalizione, il colonnello Turki al-Maliki, Teheran ha impiegato lo scalo aeroportuale per trasferire armi, di diversa tipologia, destinate al gruppo sciita, dopo aver creato, nel 2014, un ponte aereo, al ritmo di 28 voli settimanali da Teheran a Sanaa.

Alla luce di ciò, per Riad e per l’esecutivo yemenita, gli Houthi rappresentano una minaccia alla sicurezza degli aerei delle Nazioni Unite, delle organizzazioni internazionali non governative attive in Yemen e delle loro squadre di soccorso, considerato che tali soggetti possono raggiungere liberamente l’aeroporto, al fine di prestare assistenza alla popolazione yemenita. A tal proposito, è stato rivelato che gli Houthi avrebbero impiegato un velivolo dell’Onu per testare il funzionamento e l’efficacia di un proprio sistema di difesa aerea. In tale test sarebbero stati coinvolti esperti stranieri, affiliati sia al Corpo delle Guardia della Rivoluzione Islamica (IRGC) sia all’organizzazione paramilitare libanese Hezbollah.

Sanaa non è l’unico fronte che la coalizione mira a proteggere dalle minacce poste dagli Houthi. Il 23 novembre, le medesime forze hanno annunciato di aver distrutto 231 mine navali che minacciavano la libera circolazione di navi commerciali e gigantesche petroliere al largo delle coste yemenite. Nel frattempo, l’alleanza internazionale continua a inviare rinforzi per sostenere le forze filogovernative a Ma’rib, ultima roccaforte nel Nord dello Yemen controllata in buona parte dal governo riconosciuto a livello internazionale. A tal proposito, tra il 23 e il 24 novembre, la coalizione internazionale ha riferito di aver condotto 17 operazioni contro gli Houthi sia a Ma’rib sia ad al-Bayda’, infliggendo gravi perdite in termini sia materiali sia di vite umane. A detta di fonti filo-Houthi, sono stati circa 16 i raid aerei condotti dalla coalizione, il 23 novembre, contro i distretti di al-Juba e Sirwah. Secondo quanto affermato, il 21 novembre, dal ministro degli Esteri yemenita, Ahmed Awad bin Mubarak, nonostante i perduranti attacchi, la città strategica di Ma’rib rappresenta un “muro impenetrabile” che gli Houthi difficilmente riusciranno a oltrepassare. Tuttavia, come precisato da bin Mubarak, una sua eventuale caduta nelle mani del gruppo sciita rappresenterebbe una grave battuta d’arresto, che potrebbe segnare la fine del processo politico e degli sforzi volti a portare pace in Yemen.

Il conflitto civile yemenita ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014. Da allora, ad affrontarsi sui fronti di combattimento in Yemen vi sono, da un lato, i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e, dall’altro lato, le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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