Gli USA dalla parte del Marocco sulla questione del Sahara occidentale

Pubblicato il 24 novembre 2021 alle 12:07 in Marocco Sahara Occidentale USA e Canada

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Il segretario di Stato USA, Antony Blinken, ha espresso il sostegno di Washington al piano marocchino sul Sahara occidentale, una posizione in linea con quella della precedente amministrazione, guidata dall’ex presidente Donald Trump. Gli Stati Uniti continuano dunque a far parte di quell’elenco crescente di Paesi che vedono il Piano di autonomia di Rabat come una “soluzione credibile” e “seria” per porre fine al conflitto nella regione sahariana. “Blinken continua a considerare il piano di autonomia del Marocco serio, credibile e realistico e lo ritiene un approccio potenzialmente valido per soddisfare le aspirazioni del popolo del Sahara occidentale”, ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price, riportando quanto affermato dal segretario.

Le dichiarazioni di Blinken sono state rilasciate a margine di un incontro, avvenuto lunedì 22 novembre, con il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita. In tale occasione, il segretario di Stato ha enfatizzato l’importanza della cooperazione tra Washington e Rabat e ha aggiunto che la visita di Bourita a Washington è stata un’opportunità per far luce su diversi aspetti che caratterizzano le relazioni tra i due Paesi, incluso il riavvicinamento del Marocco a Israele, grazie alla mediazione statunitense. Tra le altre cose, il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, è in visita a Rabat oggi, mercoledì 24 novembre, per esaminare lo sviluppo della nuova cooperazione bilaterale tra le due nazioni. 

L’amministrazione Biden ha da tempo espresso il proprio sostegno al riavvicinamento tra Israele e Marocco, mediato dall’amministrazione Trump e annunciato nel dicembre 2020. Anche sul tema del conflitto del Sahara occidentale, la nuova amministrazione USA ha seguito il percorso tracciato dalla presidenza Trump, senza tuttavia entrare nel merito della questione della sovranità. Blinken e Bourita hanno altresì discusso della nomina di Staffan De Mistura come nuovo inviato delle Nazioni Unite per il Sahara occidentale, una scelta emersa nel mezzo delle crescenti tensioni tra Marocco e Algeria. La crisi è esplosa dopo che il governo algerino, il principale sostenitore del Fronte Polisario, il movimento che si batte per l’independenza della regione sahariana, ha accusato, il 3 novembre, il suo rivale marocchino dell’uccisione, avvenuta due giorni prima, di 3 concittadini su un’autostrada del Sahara occidentale, al confine con la Mauritania. In particolare, i fatti avevano riguardato un camion, su cui viaggiavano le tre vittime, che sarebbe stato oggetto di un “barbaro bombardamento”, secondo le dichiarazioni di Algeri. Il veicolo, è stato specificato dalla presidenza algerina, stava viaggiando tra Nouakchott-Ouargla, per un normale scambio commerciale. A detta del presidente Abdelmadjid Tebboune, diversi elementi dimostrerebbero la responsabilità delle “forze di occupazione marocchine” nel Sahara Occidentale, le quali avrebbero commesso tale attacco per mezzo di “armi sofisticate”. L’episodio, tuttavia, è stato ignorato dalle autorità di Rabat. Già ad agosto, l’Algeria aveva interrotto le relazioni diplomatiche con il suo vicino, citando “azioni ostili”, smentite dal governo marocchino.

Il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, ha promesso, il 19 novembre, che intensificherà la “giusta guerra di liberazione del Sahara occidentale dal Marocco”. Il capo del movimento separatista ha annunciato l’intensificazione delle operazioni militari e ha dichiarato: “Il popolo saharawi ha preso la decisione sovrana di rafforzare la sua giusta guerra di liberazione con tutti i mezzi legittimi, in primo luogo la lotta armata, fino a prendere il pieno controllo del territorio”. 

La disputa sul Sahara Occidentale, da cui hanno avuto origine gli attriti tra Algeri e Rabat, ha avuto inizio nel 1975, quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco ha annesso una parte di tale area, situata sulla costa nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, ha annunciato la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria ed intraprendendo una guerriglia per l’indipendenza. Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario, sostenuto da Algeri, continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio. Il cessate il fuoco del 1991, monitorato dalle Nazioni Unite, ha lasciato a Rabat la responsabilità di circa 4/5 del territorio, compresa la maggior parte delle vaste riserve di fosfati del Sahara occidentale e l’accesso alle ricche acque di pesca dell’Atlantico. L’accordo prevedeva altresì un referendum sull’autodeterminazione, ma da allora il Marocco ha respinto qualsiasi voto che includa l’indipendenza come opzione, offrendo solo un’autonomia limitata. Il mese scorso, una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha chiesto alle “parti” di riprendere i negoziati “senza precondizioni”. Il Sahara occidentale è scarsamente popolato e in gran parte desertico, ma possiede vaste riserve minerarie e rappresenta una potenziale rotta commerciale tra il Regno arabo e i mercati dell’Africa occidentale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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