Il capo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica in Iran: dialogo e pressioni

Pubblicato il 24 novembre 2021 alle 6:01 in Iran Medio Oriente

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A pochi giorni dalla ripresa dei negoziati di Vienna, prevista per il 29 settembre, il Direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), Rafael Grossi, si è recato a Teheran, il 23 novembre, per incontrare funzionari iraniani. L’obiettivo è convincere l’Iran a consentire all’Agenzia pieno accesso ai propri siti nucleari e a favorire la buona riuscita delle trattative sull’accordo sul nucleare, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA).

I colloqui tra Grossi e i funzionari di Teheran sono stati definiti “ardui”, alla luce degli ostacoli posti sinora dalla parte iraniana. Il riferimento va, in particolare, al mancato accesso, per gli esperti dell’AIEA, alle telecamere di videosorveglianza presso i siti nucleari e ai sistemi volti a monitorare le scorte di uranio arricchito di cui dispone l’Iran e valutare l’adempimento del Paese all’intesa del 2015. Da quando gli USA, l’8 maggio 2018, si sono ritirati unilateralmente dal JCPOA, Teheran ha gradualmente incrementato le scorte di uranio oltre la soglia stabilita dall’accordo. Secondo le ultime stime di novembre, le scorte iraniane di uranio arricchito al 20% ammontano a 113,8 chilogrammi, mentre quelle di uranio arricchito al 60% sono pari a 17,7 kg, in aumento rispetto ai precedenti 10 kg di fine agosto. Il JCPOA prevede che l’Iran limiti l’arricchimento dell’uranio al 3,67%, ad eccezione delle attività per i reattori di ricerca.

Tra le personalità incontrate da Grossi, recatosi per la terza volta in Iran da febbraio scorso, vi è stato il vicepresidente e capo dell’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran (AEOI), Mohammad Eslami, individuo sanzionato dall’Onu, nel 2008, per la presunta “partecipazione, collegamento diretto o sostegno alle attività nucleari iraniane e allo sviluppo di missili in grado di trasportare armi nucleari”. A seguito del bilaterale del 23 novembre, nel corso di una conferenza stampa congiunta, il direttore dell’AIEA ha parlato di “atmosfera positiva” e ha riferito di voler continuare e approfondire il dialogo con il nuovo governo iraniano, al fine di risolvere le questioni lasciate in sospeso e trovare un terreno comune, nel quadro di un lavoro congiunto basato sulla trasparenza.

Da parte sua, Eslami ha affermato che il proprio Paese desidera risolvere i “problemi tecnici” con l’AIEA senza che questi vengano politicizzati. A tal proposito, il funzionario iraniano ha riferito di aver fornito risposta alle domande poste in merito a documenti pubblicati da “nemici” dell’Iran, inerenti alla presenza di materiale nucleare in siti non dichiarati, e che il proprio interlocutore non ha notato “deviazioni” da parte iraniana rispetto a quanto previsto dal proprio programma nucleare. A detta del capo dell’AEOI, Teheran starebbe agendo conformemente agli accordi prestabiliti. Ad ogni modo, ha specificato Eslami, le questioni discusse il 23 novembre sono state tecniche, in quanto le “cospirazioni” di parti terze non sono di interesse dell’agenzia. Alla luce di ciò, è stato riferito che l’Iran è determinato a perseguire il proprio programma sul nucleare, il quale, come riferito in passato, avrebbe scopi pacifici. Inoltre, Teheran ha chiesto all’AIEA assistenza per produrre elettricità da energia atomica, per raggiungere, auspicabilmente, 10.000 megawatt di elettricità nucleare.

“Spero di stabilire un canale di dialogo diretto produttivo e cooperativo, in modo che l’Agenzia internazionale per l’energia atomica possa riprendere le principali attività di ispezione nel Paese”, aveva scritto Grossi sul proprio account Twitter poche ore prima del meeting con Eslami. Da parte sua, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha espresso la speranza che la visita fosse “costruttiva”. “Abbiamo sempre raccomandato all’Agenzia internazionale per l’energia atomica di continuare la cooperazione tecnica con noi e di non permettere ad alcuni Paesi di sfruttarla per scopi politici”, ha affermato il portavoce.

Uno degli ultimi incontri tra Grossi ed Eslami si è tenuto il 12 settembre scorso. In tale occasione, le parti avevano riferito di aver riaffermato “lo spirito di collaborazione e fiducia reciproca” e avevano messo in luce la necessità di far fronte alle problematiche più rilevanti in una “atmosfera costruttiva” e in modo “tecnico”. Inoltre, Teheran aveva accettato di consentire l’accesso agli ispettori dell’AIEA nei propri siti per “riparare le apparecchiature identificate e sostituire i loro supporti di memorizzazione, che sarebbero stati tenuti sotto il sigillo congiunto dell’AIEA e dell’AEOI nella Repubblica islamica dell’Iran”. L’accesso per le attività di manutenzione era stato limitato da parte di Teheran, dal 23 febbraio, e l’AIEA temeva di perdere i dati raccolti se la capacità di registrazione delle telecamere fosse esaurita. Queste, a detta dell’organizzazione, necessitano di manutenzione ogni tre mesi circa.

La visita del 23 novembre è giunta mentre si è in attesa della ripresa dei negoziati sul JCPOA, interrotti, il 17 luglio, poco prima dell’insediamento del nuovo presidente iraniano, Ebrahim Raisi. I colloqui di Vienna avevano avuto inizio il 6 aprile e, nonostante l’ottimismo espresso da più parti nel corso dei successivi round, non hanno portato ad alcun risultato significativo. Ai meeting hanno partecipato, all’interno di una “Commissione mista”, delegati di Iran, Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito. Anche una delegazione degli USA si è recata a Vienna, ma non ha preso parte all’incontro con gli altri Paesi, in quanto Teheran si è rifiutata di negoziare in modo diretto con Washington fino a una completa rimozione delle sanzioni. Pertanto, sono stati gli altri Paesi a fare da spola tra le delegazioni iraniana e statunitense, nel quadro di colloqui indiretti. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, sembra essere disposto a rilanciare l’accordo, ma, nel corso degli ultimi mesi, ha più volte ribadito come sia necessario dapprima che l’Iran rispetti il patto del 2015 per riprendere gli sforzi diplomatici. Le figure politiche di spicco dell’Iran concordano, invece, sul fatto che Teheran debba cercare di porre fine al regime di sanzioni statunitensi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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