Yemen: la coalizione continua a colpire la capitale

Pubblicato il 23 novembre 2021 alle 8:09 in Medio Oriente Yemen

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La capitale yemenita Sanaa, tuttora posta sotto il controllo delle milizie ribelli Houthi, è stata testimone di violente esplosioni, all’alba di oggi, martedì 23 novembre. Queste sono state conseguenza dei raid aerei della coalizione internazionale a guida saudita, la quale ha riferito di aver distrutto un luogo “segreto” volto a immagazzinare missili balistici.

Nel dare notizia degli attacchi effettuati, la coalizione ha riferito di aver colpito “obiettivi militari” legittimi nella capitale e ha invitato la popolazione a non radunarsi o avvicinarsi nei pressi dei siti presi di mira. Dal canto loro, i residenti di Sanaa hanno riferito di aver udito violente esplosioni nella periferia Nord e nei pressi dell’aeroporto internazionale, mentre attivisti locali hanno parlato di raid contro presunte postazioni degli Houthi nel quartiere di al-Anab. Gli obiettivi presi di mira, riferiscono diverse fonti, sono stati perlopiù depositi di armi. Tuttavia, non è stato possibile verificare tale informazione.

Per l’alleanza internazionale, l’operazione del 23 novembre è in linea con le norme del Diritto internazionale umanitario e del principio di legittima difesa, in quanto si inserisce nel quadro della violenta escalation tuttora in corso sulla costa occidentale yemenita e a Ma’rib, regione situata a circa 120 chilometri a Est di Sanaa, la quale è oggetto di una offensiva, lanciata dai ribelli sciiti, dal mese di febbraio scorso. È stata la medesima coalizione a riferire di aver colpito, con i raid del 23 novembre, un obiettivo di “alto valore” nel quartiere di Dhabnan a Sana’a, adibito all’immagazzinamento di missili balistici. A detta dell’alleanza internazionale, inoltre, i responsabili di tali siti segreti colpiti hanno precedentemente fatto uso di ospedali, sedi di organizzazioni e di civili come scudi umani, al fine di effettuare le proprie operazioni.

Gli attacchi del 23 novembre sono giunti dopo che sia la coalizione guidata da Riad sia il governo yemenita, nella figura del ministro dell’Informazione, Moammar al-Eryani, hanno accusato gli Houthi e il loro alleato, l’Iran, di aver trasformato l’aeroporto internazionale di Sanaa in una base militare per condurre esperimenti e attacchi transfrontalieri, in riferimento ai ripetuti attentati contro il Regno saudita. Secondo il portavoce della coalizione, il colonnello Turki al-Maliki, Teheran ha impiegato lo scalo aeroportuale per trasferire armi, di diversa tipologia, destinate al gruppo sciita, dopo aver creato, nel 2014, un ponte aereo al ritmo di 28 voli settimanali da Teheran a Sanaa. L’aeroporto conterrebbe, poi, officine per l’assemblamento di armi, trappole esplosive e depositi di missili balistici e droni. Affermazioni simili sono giunte anche da al-Eryani, il quale ha dichiarato che le milie Houthi hanno impiegato sedi del governo, strutture civili e vitali, quartieri residenziali, case, moschee e mercati a Sanaa come “tane per immagazzinare armi e organizzare le proprie attività terroristiche”. Per il ministro, si tratta di una flagrante violazione delle leggi e degli accordi internazionali volti a criminalizzare chi mette in pericolo la vita di civili. 

Alla luce di ciò, per Riad e per l’esecutivo yemenita, gli Houthi rappresentano una minaccia per la sicurezza degli aerei delle Nazioni Unite, delle organizzazioni internazionali non governative attive in Yemen e delle loro squadre di soccorso, considerato che tali soggetti possono raggiungere liberamente l’aeroporto, al fine di prestare assistenza alla popolazione yemenita. A tal proposito, è stato rivelato che gli Houthi avrebbero impiegato un velivolo dell’Onu per testare il funzionamento e l’efficacia di un proprio sistema di difesa aerea. In tale test sarebbero stati coinvolti esperti stranieri, affiliati sia al Corpo delle Guardia della Rivoluzione Islamica (IRGC) sia all’organizzazione paramilitare libanese Hezbollah.

Non è la prima volta che la coalizione colpisce la capitale yemenita negli ultimi mesi. Anche il 17 e 18 novembre l’alleanza guidata da Riad ha condotto raid contro il medesimo obiettivo, mentre è del 21 ottobre l’annuncio relativo a un’operazione militare a Sanaa, da ritenersi anch’essa una risposta alle perduranti provocazioni e offensive degli Houthi. Il tutto si colloca nel quadro del perdurante conflitto civile, il quale ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014. Da allora, ad affrontarsi sui fronti di combattimento in Yemen vi sono, da un lato, i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e, dall’altro lato, le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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