Turchia: le azioni della Grecia nel Mediterraneo sono provocatorie

Pubblicato il 23 novembre 2021 alle 9:47 in Cipro Grecia Turchia

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Le esercitazioni militari della Grecia nel Mediterraneo orientale sono azioni provocatorie supportate da alcune potenze straniere. È quanto ha dichiarato il vicepresidente del partito turco Giustizia e Sviluppo (AK Party), Numan Kurtulmus, il quale ha spiegato che tali mosse sono causate dalla forte presenza della Turchia nel Mediterraneo, non gradita a molti.

L’ultima esercitazione condotta dalla Grecia nel Mar Egeo si è verificata il 17 novembre, congiuntamente agli Stati Uniti, ed ha visto la partecipazione della nave da guerra USS Mount Whitney della Sesta flotta statunitense, e delle forze aeree e navali di Atene. Gli esercizi e le manovre sono stati effettuati in modalità Passex, per testare la comunicazione e la cooperazione tra i diversi assetti navali. L’esercitazione precedente si era verificata il 16 novembre, con la partecipazione di Grecia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Repubblica di Cipro, nella porzione di Mediterraneo a Sud e a Sud-Est di Creta.

Tali esercitazioni sono avvenute una settimana dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva dichiarato che “la Grecia è divenuta una base militare americana”, riferendosi alle numerose istallazioni militari degli USA presso Alessandropoli. Nel sottolineare il fatto che Ankara non rinuncerà ai propri diritti nella regione, Kurtulmus ha specificato che la Turchia manterrà la propria presenza e che, grazie agli accordi conclusi con la Libia, continuerà a condurre attività di esplorazione nel Mediterraneo orientale.

Gli accordi nominati in questione sono due memorandum di intesa firmati da Ankara con il precedente governo di Tripoli guidato dall’ex premier Fajez Serraj, il 27 novembre 2019, riguardanti la cooperazione militare e l’istituzione di una zona economica esclusiva nel Mediterraneo, la prima mai stabilita tra la Libia e la Turchia, che è tutt’oggi oggetto di controversie con Cipro, Grecia e Francia. Tali accordi sono stati rinnovati, il 12 aprile scorso, dal nuovo premier tripolino ad interim, Abdulhamid Dbeibah, capo del Governo di Unità Nazionale (GNU).

Anche il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, si è unito a Kurtulmus nel criticare le azioni della Grecia nel Mediterraneo. “Atene effettua azioni provocative e aggressive nella regione, mentre la Turchia conduce le sue attività in maniera ragionevole, logica e calma”, ha affermato Akar, spiegando che gli ufficiali greci stanno cercando di creare una falsa percezione della situazione, descrivendo Ankara aggressiva nei confronti di Atene. “Non siamo aggressivi in alcun modo, stiamo solo difendendo i nostri diritti”, ha specificato il ministro.

Oltre le attività di esplorazione nel Mediterraneo, le tensioni tra la Turchia e la Grecia riguardano la questione di Cipro, suddivisa in due amministrazioni, una supportata e riconosciuta soltanto da Ankara, ovvero la Repubblica turca di Cipro del Nord (TRNC), e la Repubblica di Cipro, supportata da Atene e riconosciuta a livello internazionale. Il 23 novembre, il principale partito di opposizione turco, il Partito Popolare Repubblicano (CHP), ha dichiarato di supportare una giusta distribuzione delle risorse degli idrocarburi nel Mediterraneo tra le due comunità dell’isola di Cipro. “Supportiamo l’amministrazione greco-cipriota e prenderemo provvedimenti senza scendere a compromessi sui diritti della Repubblica turca di Cipro del Nord”, ha riferito il vicepresidente del partito, Seyit Torun, nel corso di una visita presso la TRNC.

Nel frattempo, il ministro degli Esteri della Repubblica di Cipro, Nikos Christodoulides, ha affermato che Cipro ricorrerà a tutti i mezzi diplomatici e legali a sua disposizione per esercitare pressione sulla Turchia, affinché questa cessi le sue azioni a Varosha, quartiere della città di Famagosta di cui Ankara, il 6 ottobre scorso, ha annunciato la riapertura, dopo quasi cinquanta anni di abbandono. Tra gli anni Sessanta e Settanta, Varosha era uno dei principali siti turistici di Cipro. Nell’agosto 1974, in seguito all’invasione dell’esercito turco, temendo un massacro, gli abitanti ed i turisti abbandonarono l’area, così che Famagosta venne chiusa con un recinto spinato per vietare l’accesso. La mossa turca ha provocando la condanna da parte delle autorità greco-cipriote. In particolare, il governo di Nicosia si è opposto alla riapertura del resort abbandonato della spiaggia di Varosha e ha dichiarato che presenterà ricorso al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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