Sri Lanka: inizia il processo per gli attentati di Pasqua del 2019

Pubblicato il 23 novembre 2021 alle 10:02 in Asia Sri Lanka

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Martedì 23 novembre, un tribunale dello Sri Lanka ha avviato il processo contro 25 uomini accusati di aver pianificato gli attentati della domenica di Pasqua del 2019, che hanno causato la morte di quasi 270 persone. 

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, i sospetti sono stati trasportati in gruppi, sotto stretta sorveglianza. Nel processo, gli individui in questione devono fronteggiare oltre 23.000 accuse, tra cui cospirazione per omicidio, favoreggiamento e complicità negli attacchi, raccolta di armi e munizioni. Gli avvocati che li rappresentano si sono lamentati del fatto che le accuse sono troppo numerose e che il caso potrebbe richiedere fino a un decennio per concludersi. “Per come stanno le cose ora è impossibile identificare quali accuse specifiche corrispondano a quale sospetto. Speriamo ci sia più chiarezza in merito. Siamo preoccupati che questo caso si trascini e diventi un esercizio inutile”, ha riferito l’avvocato Noordeen M. Shaheed, che rappresenta sei dei presunti criminali.

Tra i 25 accusati c’è anche Mohammad Naufer, che è considerato l’ideatore degli attacchi, oltre ad essere ritenuto un affiliato allo Stato Islamico. L’uomo è stato scortato dalla polizia armata in tribunale con il volto coperto. Un altro sospettato chiave è Y.M. Ibrahim, il padre di due degli attentatori suicidi, Inshaf e Illham Ibrahim. La comunità cattolica, particolarmente colpita dagli attentati, che avevano preso di mira tre luoghi sacri durante le celebrazioni della Pasqua, sta seguendo da vicino il processo, secondo quanto ha riferito l’avvocato Neville Abeyratne, che rappresenta il leader della Chiesa cattolica dello Sri Lanka, il cardinale Malcolm Ranjith. “Stiamo monitorando questo processo nella speranza che quando finirà potremo avviare un’azione civile chiedendo un risarcimento per coloro che sono stati uccisi e feriti”, ha affermato il legale. Le udienze per i presunti pianificatori sono arrivate il giorno successivo all’inizio del processo contro due funzionari statali accusati di non aver impedito gli attacchi.

La domenica del 21 aprile 2019, sei esplosioni avevano colpito tre chiese e tre alberghi di lusso dello Sri Lanka, causando la morte di 269 persone, tra cui 45 bambini, e il ferimento di oltre 500. Gli attacchi avevano interrotto un periodo di relativa calma di cui il Paese aveva goduto per un decennio, dalla fine della guerra civile nel 2009. Un altro attentatore suicida era entrato in un quarto hotel, ma se ne era andato senza far esplodere la sua bomba. L’uomo si era poi suicidato, senza fare vittime, in un luogo diverso. Appena due giorni dopo, il 23 aprile 2019, il ministro della Difesa dello Sri Lanka aveva comunicato che gli attentati rappresentavano una vendetta di un gruppo di militanti islamisti contro l’attacco alle moschee in Nuova Zelanda, avvenuto il 15 marzo 2019.

Lo Stato Islamico stesso aveva rivendicato l’attacco in Sri Lanka e i responsabili delle operazioni sono accusati di essere affiliati a due organizzazioni islamiste dello Sri Lanka: National Thawheeth Jama’ath (NTJ) e Jammiyathul Millathu Ibrahim (JMI). Il NTJ è una piccola organizzazione nata nel 2016 nell’Est del Paese, nelle zone rurali dove la popolazione è tendenzialmente conservatrice. L’obiettivo di NTJ, secondo Anne Speckhard, direttrice dell’International Center for the Study of Violent Extremism, è quello di diffondere il jihadismo globale in Sri Lanka per accrescere le divisioni settarie. Il loro terrorismo, dunque, non è di matrice separatista o nazionalista, ma di matrice religiosa. Secondo gli esperti, NTJ è formato per la maggior parte da giovani musulmani appena diplomati presso scuole islamiche.

Anche il JMI è formato prevalentemente da giovani, ma la struttura dell’organizzazione è meno formale, e il gruppo è stato creato sui social media. Le informazioni sul JMI scarseggiano, ma una ricostruzione dei profili degli attentatori della domenica di Pasqua del 2019 sottolinea che i futuri terroristi si erano conosciuti online ed erano stati coordinati da Zahran Hashim, 33 anni, predicatore radicale e presunto leader, proveniente dalla città orientale di Batticaloa. Secondo gli investigatori, l’appartenenza al JMI e al NTJ ha gradualmente perso rilevanza per i membri del gruppo, sempre più uniti ed accomunati da un fine ultimo: quello spargere il terrore tra i cristiani dello Sri Lanka. 

Infine, è necessario ricordare che in quel periodo l’allora presidente, Maithripala Sirisena, e l’allora primo ministro, Ranil Wickremesinghe, avevano interrotto le comunicazioni, a causa di una serie di attriti. All’indomani degli attacchi, tale situazione era stata individuata tra le motivazioni dell’incapacità del governo di agire, nonostante gli avvertimenti provenienti dall’intelligence straniera. La crisi politica che ne è conseguita aveva portato all’elezione del presidente Gotabaya Rajapaksa, un ex funzionario dell’Esercito che aveva avuto un ruolo decisivo nel porre fine alla guerra civile che aveva scosso il Paese dal 1983 al 2009. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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