Libia: oltre 90 candidati in corsa alle presidenziali

Pubblicato il 23 novembre 2021 alle 9:13 in Africa Libia

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L’Alta Commissione elettorale nazionale ha posto fine, nella sera del 22 novembre, alla prima fase di presentazione della documentazione necessaria a candidarsi alle prossime elezioni presidenziali in Libia. Per oggi, 23 novembre, è attesa una conferenza stampa, in cui verranno date indicazioni sulle fasi successive, mentre la presentazione della lista preliminare dei candidati finali dovrebbe essere pubblicata entro due giorni dal termine della fase di registrazione. Nel frattempo, sono più di 1,7 milioni le tessere elettorali già distribuite in diverse regioni del Paese Nord-africano, mentre 2,83 milioni, su circa 7 milioni di abitanti, si sono registrati per poter recarsi alle urne, presumibilmente il 24 dicembre prossimo.

Nella giornata del 22 novembre, decine di aspiranti presidenti si sono recati presso le sedi dell’Alta commissione per presentare la propria candidatura. Sebbene gli ultimi dati, della sera del 21 novembre, avessero parlato di 61 candidati, nelle ore successive il numero è salito a quota 98. Come riferito dal capo della sezione candidati del dipartimento operativo dell’Alta Commissione elettorale nazionale, Ramadan Touati, sono state già avviate le operazioni di verifica volte a garantire che siano soddisfatte le condizioni previste per candidarsi. In particolare, coloro che desiderano concorrere alle presidenziali dovranno dimostrare di avere una fedina penale pulita e di non essere stati condannati in via definitiva per crimini o delitti. Inoltre, dovranno possedere esclusivamente cittadinanza libica al momento della candidatura.

Sono diverse le personalità già note nel panorama politico libico che hanno presentato la propria candidatura. Tra queste figurano il presidente della Camera dei Rappresentanti con sede a Tobruk, Aguila Saleh, Saif al-Islam Gheddafi, figlio del defunto leader libico, Muammar Gheddafi, il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte di Tobruk a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e Fathi Bashagha, ministro dell’Interno dell’ex governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). Inoltre, anche il premier ad interim attualmente in carica, Abdulhamid Dabaiba, è stato incluso nella lista, sebbene l’articolo 12 della legge elettorale preveda che gli aspiranti presidenti lascino i propri incarichi, sia civili sia militari, novanta giorni prima della data delle elezioni. Tra i 98 candidati alla carica di presidente vi è poi l’ex ambasciatore libico in Italia Hafed Gaddur, il quale, il 21 novembre, ha presentato il proprio fascicolo dopo essersi sospeso dal ruolo di rappresentante libico presso l’Unione Europea a Bruxelles. Parallelamente, sono solo due le donne che hanno presentato domanda, Leila Ben Khalifa, capo del Partito del Movimento Nazionale, e Hunaida al-Mahdi, ricercatrice in scienze sociali.

Nel frattempo, non mancano le critiche e le voci di dissenso sia in merito ai candidati sia sul processo elettorale in sé. A tal proposito, il viceprocuratore militare libico, Mohammed Gharouda, ha chiesto all’Alta Commissione elettorale nazionale di respingere le candidature di Saif al-Islam Gheddafi e del generale Khalifa Haftar, a causa di un loro coinvolgimento in crimini di guerra. Dal canto suo, la Commissione ha fatto sapere, il 22 novembre, che la candidatura del figlio dell’ex leader libico è in linea con le procedure previste e che la procura militare non ha il diritto in interferire nelle questioni riguardanti l’Alta commissione. Parallelamente, l’Alto Consiglio di Stato, l’organo legislativo con sede a Tripoli, affiliato al precedente governo tripolino, il GNA, ha, ancora una volta, rifiutato le leggi elettorali volte a regolamentare le elezioni legislative e presidenziali, le quali sono ritenute illegittime, in quanto non approvate attraverso un pieno consenso di tutte le parti interessate. In particolare, il presidente del Parlamento con sede a Tobruk è stato accusato di aver approvato tali norme senza consultare l’Alto Consiglio di Stato, infrangendo quanto previsto dall’accordo politico e dalla dichiarazione costituzionale. Motivo per cui, le elezioni, laddove effettivamente tenute, potranno essere oggetto di impugnazione della validità.  

Oltre al futuro capo di Stato, la popolazione libica sarà chiamata a esprimere la propria preferenza anche sui membri del Parlamento. Secondo quanto riferito, il 7 novembre, dal capo dell’Alta Commissione elettorale nazionale libica (HNEC), Imad al-Sayeh, il primo turno delle elezioni presidenziali si terrà il 24 dicembre, in occasione del 70esimo anniversario dell’indipendenza della Libia. Le elezioni legislative, invece, si terranno dopo 52 giorni, presumibilmente il 14 febbraio 2022, in concomitanza con il secondo turno delle presidenziali.

Le elezioni presidenziali e legislative sono state concepite come la pietra angolare di una tabella di marcia politica, sostenuta dalle Nazioni Unite, il cui obiettivo è porre fine alla perdurante crisi e guerra civile libica, il cui inizio risale al 15 febbraio 2011. Queste rappresentano, poi, un ulteriore tassello del percorso di transizione democratica intrapreso dal Paese a seguito del cessate il fuoco siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5, un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’LNA e il precedente governo di Tripoli. È del 5 febbraio 2021, invece, la nomina delle nuove autorità esecutive temporanee da parte del Forum di dialogo politico, tra cui quella di Mohamed al-Menfi come capo del Consiglio presidenziale, mentre è del 10 marzo il voto di fiducia al governo ad interim, guidato da Abdulhamid Dabaiba. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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