Iraq: al via “Fulmine del cielo”, nuova operazione anti-ISIS

Pubblicato il 23 novembre 2021 alle 10:55 in Iraq Medio Oriente

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Le autorità irachene hanno annunciato, oggi, martedì 23 novembre, di aver avviato una nuova operazione, soprannominata “Fulmine del cielo”, volta a contrastare membri di cellule terroristiche ancora attive nel Paese. La notizia è giunta il giorno successivo all’uccisione e al ferimento di soldati iracheni, a seguito di un attentato attribuito allo Stato Islamico.

Come specificato dal Joint Operations Command, supervisore dell’operazione, l’obiettivo di “Fulmine del cielo” è prevenire qualsiasi azione che possa compromettere la sicurezza del Paese, rintracciando sospetti terroristi, i loro nascondigli, scongiurando tentativi di infiltrazione e sgomberando le aree da essi occupate. Sono diverse le forze “eroiche” dell’apparato di sicurezza iracheno coinvolte nell’operazione, dalle squadre dell’esercito a quelle della polizia federale, fino a elementi dell’agenzia di intelligence e investigazione del Ministero dell’Interno iracheno, le quali hanno condotto “intense operazioni di ricognizione armata con il supporto aereo dell’Esercito, dell’Aeronautica e delle forze aeree della Coalizione Internazionale”, con riferimento all’alleanza internazionale anti-ISIS a guida statunitense.

Il giorno precedente al lancio di “Fulmine del cielo”, il 22 novembre, funzionari della sicurezza irachena hanno reso noto che “un certo numero di soldati” è rimasto ucciso e ferito a seguito di un attacco perpetrato da terroristi dell’ISIS nel governatorato di Diyala, nell’Est dell’Iraq. Nello specifico, i militanti jihadisti hanno preso di mira un posto di blocco dell’esercito situato nel Sud di Ba’quba, capoluogo della regione, causando la morte di un soldato e il ferimento di altri 3, successivamente trasportati in un ospedale vicino. Gli attentatori, è stato specificato dalla medesima fonte, sono fuggiti dopo aver perpetrato l’attacco.

Nonostante l’intensificarsi delle operazioni di sicurezza nel governatorato, Diyala è testimone di un esacerbarsi della situazione in termini di sicurezza. A tal proposito, è del 26 ottobre l’attacco perpetrato, dallo Stato Islamico, contro il distretto di al-Rashad, nella città di Miqdadiyah, situata nel Nord-Est della regione di Diyala, il quale ha provocato la morte di almeno 15 persone, mentre circa altre 25 sono rimaste ferite.

Tale regione, insieme a Salah al-Din e Kirkuk, è inclusa tra le tre zone del cosiddetto “Triangolo della morte”, dove cellule dello Stato Islamico risultano essere ancora particolarmente attive. Secondo abitanti di villaggi sunniti, alla base dell’incremento di attacchi terroristici a Diyala vi è altresì l’esodo di residenti dai villaggi vicini da parte delle Forze di Mobilitazione popolare (PMF) durante la lotta contro l’ISIS. I villaggi evacuati verrebbero utilizzati dai terroristi per lanciare le loro operazioni. Miqdadiyah, un obiettivo regolare dell’organizzazione terroristica, rappresenterebbe un rifugio per le cellule jihadiste, in quanto dà loro accesso alla regione del deserto centrale iracheno, collegato alla Siria.

In tale quadro, il 18 novembre, le autorità irachene hanno riferito di aver arrestato 5 membri dello Stato Islamico nella provincia di Diyala, mentre, il 22 novembre,  le forze aeree hanno preso di mira nascondigli dell’organizzazione terroristica situati nell’area montuosa di Hamrin, nel quadro di un’operazione proseguita anche il giorno successivo. I sette raid del 22 novembre, stando a quanto specificato dalla Security Media Cell, hanno portato alla distruzione di nascondigli dell’ISIS e di attrezzature dell’organizzazione.

Nonostante il 9 dicembre 2017 il governo di Baghdad abbia annunciato la vittoria sull’ISIS, l’Iraq non può dirsi al riparo dalla minaccia terroristica. Il Global Terrorism Index 2020 colloca l’Iraq alla seconda posizione, dopo l’Afghanistan, tra i 163 Paesi maggiormente colpiti dalla minaccia terroristica, sebbene nel Paese, nel corso del 2019, sia stata registrata una diminuzione del 46% nel numero di vittime provocate dal terrorismo. Le perduranti operazioni di cellule terroristiche hanno spinto le forze irachene ad effettuare diverse operazioni nel Nord e nell’Est del Paese, soprattutto dal 2020, al fine di limitare i ripetuti attacchi attribuiti perlopiù all’ISIS.  Tra i risultati raggiunti nell’ultimo anno, il 19 luglio, il Servizio di sicurezza nazionale iracheno (INSS) ha annunciato l’arresto del cosiddetto “Emiro di Baghdad”, considerato uno dei leader di spicco dello Stato Islamico nella capitale.   

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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