Giordania e Israele raggiungono un accordo: acqua in cambio di energia solare

Pubblicato il 23 novembre 2021 alle 6:32 in Giordania Israele

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Giordania e Israele hanno siglato un accordo preliminare con cui il Regno hashemita potrà beneficiare di circa 200 milioni di metri cubi di acqua desalinizzata in cambio di energia solare prodotta nei suoi territori. L’intesa è stata raggiunta, il 22 novembre, sotto l’egida degli Emirati Arabi Uniti (UAE) e degli Stati Uniti.

A riferirlo è stato il Ministero dell’Energia israeliano, a margine di una cerimonia svoltasi a Dubai, alla presenza dell’inviato statunitense per il clima, John Kerry. I dettagli dell’accordo, è stato specificato, saranno finalizzati entro il prossimo anno, il 2022. Stando a quanto stabilito sino ad ora, Israele costruirà un impianto di energia solare in Giordania, volto a produrre almeno 600 megawatt di energia da destinare alla controparte israeliana. Gli impianti di desalinizzazione, invece, saranno costruiti in Israele e, in tal caso, l’acqua ottenuta verrà venduta al Regno hashemita a prezzo pieno, contrariamente ai contratti siglati in base al patto del 1994. Fonti statunitensi avevano precedentemente rivelato che il parco solare sarà costruito da Masdar, una società di proprietà del governo degli Emirati Arabi Uniti, e dovrebbe essere operativo entro il 2026. Israele, secondo la medesima fonte, dovrebbe stanziare circa 180 milioni di dollari all’anno, da dividere tra il governo giordano e la società emiratina.

Quella del 22 novembre è la prima intesa di tal tipo tra Amman e Tel Aviv. Questa, secondo la ministra dell’Energia israeliana, Karine Elharrar, porterà benefici per tutte le popolazioni in Medio Oriente. Inoltre, per Elharrar, i due Paesi stanno mostrando che è possibile collaborare per contrastare i cambiamenti climatici. “Israele e Giordania sono due Stati con esigenze e capacità diverse che si aiutano a vicenda per affrontare le sfide in modo ecologico, pulito ed efficiente”, ha affermato la ministra, sottolineando come la Giordania disponga di grandi spazi aperti, oltre che di luce solare, il che potrebbe aiutare Israele a raggiungere gli obiettivi prefissati in materia di energia verde. Tel Aviv, da parte sua, può fare affidamento su una tecnologia di desalinizzazione “eccellente” per aiutare Amman a gestire la crisi idrica.

Una simile dichiarazione è stata rilasciata anche dal ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Abdullah bin Zayed, il quale ha sottolineato che la Giordania sta soffrendo per la mancanza di acqua a causa dei cambiamenti climatici, e che il memorandum del 22 novembre contribuirà a rafforzare la sicurezza climatica e a creare un futuro più sostenibile per tutti, sulla base di interessi condivisi. Per il capo della diplomazia emiratino, l’accordo rappresenta altresì uno dei risultati degli accordi di Abramo, con cui, il 15 settembre 2020, Israele ed UAE hanno normalizzato le relazioni. “La desalinizzazione è una componente importante nella stabilizzazione del mercato idrico giordano e siamo costantemente alla ricerca di modi per aumentare l’offerta”, ha invece affermato Mohammed al- Najjar, ministro delle Risorse idriche giordano, anch’egli presente alla cerimonia del 22 novembre. Parallelamente, Kerry ha definito l’accordo un esempio di collaborazione tra Paesi mediorientali nella lotta ai cambiamenti climatici, e di un modo per trasformare una sfida in un’opportunità per costruire un futuro più prospero.

Tuttavia, ancor prima della firma del memorandum, non sono mancate critiche e perplessità all’interno del Regno hashemita. L’opposizione giordana vede l’accordo come “un palese attacco alla sovranità giordana” in quanto pone settori vitali nelle mani “dell’occupazione israeliana”. Inoltre, l’intesa si allontana dalla posizione della popolazione stessa, la quale rifiuta ogni forma di normalizzazione con Israele, secondo quanto affermato dal segretario generale del Fronte di azione islamica, Murad al-Adayleh.

Sebbene Israele sia un Paese caldo e secco, la tecnologia di desalinizzazione di cui si è dotato gli consente di esportare acqua all’estero. La Giordania, invece, da territori aridi e quasi completamente priva di sbocchi sul mare, affronta una situazione difficile in termini di risorse idriche, a causa dell’aumento della popolazione e delle temperature. Secondo le cifre rilasciate dal Ministero dell’Acqua giordano, la quota pro capite di acqua è inferiore allo 0,8% rispetto alla quota globale. Ciò significa che ciascun individuo non riceve più di 100 metri cubi d’acqua all’anno, mentre le quote pro capite nei Paesi limitrofi superano circa i 1.300 metri cubi all’anno. Parallelamente, un centro di ricerca americano, “Century”, ha dichiarato, in un rapporto di dicembre 2020, che la Giordania è il secondo Paese più insicuro al mondo in termini di risorse idriche e si prevede che il fabbisogno idrico supererà le risorse disponibili di oltre il 26% entro il 2025.

Ai sensi di un accordo raggiunto nel 1994, Israele fornisce da anni acqua alla Giordania. Tuttavia, nel mese di marzo scorso, le gravi carenze, pari all’incirca a 500 milioni di metri cubi, hanno portato Amman a chiedere a Tel Aviv forniture aggiuntive. A tal proposito, il 12 ottobre, i due Paesi hanno siglato un accordo con cui Tel Aviv si è impegnata a raddoppiare le forniture di acqua dolce per Amman, inviando al Regno 50 milioni di metri cubi in più ogni anno. L’inizio della “diplomazia sull’acqua” tra Israele e Giordania risale, in realtà, al 1921, con la costruzione di una centrale idroelettrica alla confluenza del fiume Yarmouk con il fiume Giordano. Negli anni successivi, le iniziative sono continuate, sebbene i due Paesi siano stati, per alcuni momenti, in guerra fra loro. Ora, gli accordi raggiunti nell’ultimo anno, tra cui quelli dell’8 luglio e del 12 ottobre, sono stati visti come un segnale del miglioramento delle relazioni tra la Giordania e il nuovo esecutivo israeliano, rispetto al precedente governo guidato da Benjamin Netanyahu.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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