Erdogan: prossime elezioni nel giugno 2023

Pubblicato il 23 novembre 2021 alle 13:03 in Medio Oriente Turchia

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Le prossime elezioni presidenziali e parlamentari si terranno nel giugno 2023, e non ci sarà alcun voto anticipato. È quanto ha affermato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, in seguito ad alcune richieste rilasciate dall’opposizione relative all’organizzazione di elezioni prima della data stabilita.

“Tenere elezioni ogni 15 o 20 mesi è tipico delle tribù primitive. Stiamo guidando questo Paese come un’entità moderna”, ha specificato Erdogan, esortando i membri del suo partito Giustizia e Sviluppo (AKP) a lavorare duramente per essere rieletti, in quelle che il governo turco ha definito “le elezioni più vitali di sempre”. Ad avviso del leader turco, il partito AKP e il suo alleato, il Partito del Movimento Nazionalista (MHP), otterranno la maggioranza dei seggi alle future votazioni del 2023. Inoltre, Erdogan ha giurato di “distruggere qualsiasi sorta di complotto economico, politico o militare contro la Turchia”.

In merito alla situazione economica, il presidente turco ha riferito che ci sono ancora battute d’arresto nell’economia globale, che soffre ancora degli impatti negativi della pandemia, e che è ulteriormente minata dalle politiche di espansione monetaria e dei tassi di interesse negativi dei Paesi sviluppati. “Essendo un Paese con una grande conoscenza ed esperienza nella gestione delle crisi finanziarie, proprio come in ogni area, siamo determinati a sfruttare le opportunità offerte dal periodo critico che il mondo sta attraversando”, ha spiegato Erdogan, aggiungendo che la Turchia continuerà a dare la priorità agli investimenti, alla produzione, all’occupazione, all’esportazione e alla crescita.

Le ultime elezioni generali in Turchia, tenutesi il 24 giugno 2018, hanno sancito il passaggio del Paese da una Repubblica parlamentare a un sistema presidenziale. Tale passaggio amministrativo è stato frutto del referendum nazionale del 16 aprile 2017, concluso con la vittoria del “Sì” con il 51,3% dei voti, corrispondente a circa 58 milioni di elettori. Tale posizione era sostenuta dall’AKP, e dal MHP. Il “No”, invece, era sponsorizzato dai partiti di opposizione, il Partito Popolare Repubblicano (CHP) e il partito filo-curdo, il Partito Democratico dei Popoli (HDP), i quali ritenevano che questo cambiamento avrebbe portato alla nascita di un governo autocratico.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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