Il caso delle informazioni francesi usate dall’Egitto contro le reti di trafficanti

Pubblicato il 23 novembre 2021 alle 6:59 in Egitto Francia

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Secondo un rapporto pubblicato, domenica 21 novembre, dal sito investigativo Disclose, l’Egitto avrebbe utilizzato l’intelligence fornita dall’esercito francese per prendere di mira, spesso uccidendoli, civili sospettati di contrabbando. Il report, citato da diversi media internazionali, si baserebbe su centinaia di documenti riservati. I deputati francesi dell’opposizione hanno immediatamente chiesto l’istituzione di una commissione parlamentare per indagare sul caso, mentre il ministro della Difesa, Florence Parly, ha ordinato l’avvio di un’indagine interna al dicastero. 

“Sirli”, come è stata chiamata la missione franco-egiziana, sarebbe stata progettata per fornire informazioni sulle minacce alla sicurezza lungo il confine occidentale tra Egitto e Libia, ha affermato Disclose. “In linea di principio, la missione consisteva nel condurre ricerche attraverso il deserto occidentale per scovare possibili minacce terroristiche provenienti dalla Libia”, ha affermato il sito. Le operazioni sarebbero state condotte utilizzando un aereo leggero progettato per la sorveglianza e la ricognizione. “Molto rapidamente, però, i membri francesi della squadra hanno capito che le informazioni fornite agli egiziani venivano utilizzate per uccidere civili sospettati di traffici di contrabbando”, ha scritto il sito web. Stando a quanto si apprende dal rapporto, il personale militare di Parigi avrebbe informato regolarmente i propri superiori sull’abuso delle informazioni da parte del Cairo. 

Sulla base dei documenti utilizzati da Disclose, è emerso che l’esercito francese sarebbe implicato in almeno 19 attacchi aerei condotti contro civili tra il 2016 e il 2018. L’operazione “Sirli”, iniziata nel febbraio 2016, durante la presidenza di Francois Hollande, sarebbe andata avanti nonostante le riserve espresse sia dall’intelligence militare che dall’aeronautica francese, le quali criticavano il modo in cui l’Egitto utilizzava le informazioni. Una di queste note di denuncia è stata indirizzata al ministro della Difesa Parly il 22 gennaio 2019, prima di una visita ufficiale in Egitto da parte del presidente francese, Emmanuel Macron. Né la presidenza della Francia né gli apparati militari hanno risposto alle richieste di commento dei giornalisti che hanno svolto l’inchiesta.

A poche ore dalla pubblicazione della notizia, una dichiarazione del Ministero della Difesa francese ha confermato che i due Paesi avevano accordi nel campo dell’intelligence e dell’antiterrorismo. Adducendo motivi di sicurezza, tuttavia, le autorità hanno affermato che non erano intenzionate a rilasciare ulteriori dettagli sulla questione. La nota ministeriale ha semplicemente specificato l’avvio di un’indagine sulla base delle informazioni rivelate da Disclose. Il partito di opposizione La France Insoumise, di sinistra, ha poi esortato un’inchiesta parlamentare per verificare le accuse. Il partito ha chiesto al ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian, che durante la presidenza Hollande era stato ministro della Difesa, di comparire davanti al Parlamento per rispondere dei presunti scambi di informazioni.

Sebbene la Francia abbia annunciato la sua intenzione di riorientare le proprie esportazioni militari verso l’Europa, l’Egitto rimane uno dei suoi principali clienti. Le vendite di armi francesi al Cairo sono aumentate considerevolmente quando il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha preso il potere, nel 2014. Da allora, l’Egitto ha acquistato i caccia francesi Rafale, una fregata, quattro corvette e due portaelicotteri Mistral.

Secondo un rapporto, pubblicato a marzo di quest’anno, dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), un istituto internazionale indipendente che si occupa di conflitti, armi, controllo degli armamenti e disarmo, Il Cairo ha aumentato del 136% le proprie importazioni, nel 2016-2020, rispetto ai cinque anni precedenti. Il Paese nord-africano ha investito soprattutto nelle proprie forze navali. Tuttavia, l’istituto di ricerca svedese ha messo in luce una mancanza di trasparenza e lacune non colmate nei conti ufficiali, il che solleva dubbi sulle modalità di finanziamento delle attrezzature acquisite dal Cairo.

Nel dicembre 2020, Macron aveva affermato che la vendita di armi francesi all’Egitto non sarebbe stata vincolata a questioni legate ai diritti umani, in quanto Parigi non intendeva indebolire le capacità del Cairo di combattere il terrorismo nella regione. Tale dichiarazione era costata diverse critiche al presidente francese, accusato dalle Ong di aver “finto di non vedere” le crescenti violazioni dei diritti umani commesse del governo di al-Sisi. L’Egitto e la Francia hanno coltivato strette relazioni economiche e militari negli anni, mosse soprattutto dall’instabilità in Libia e nella regione e dalla minaccia rappresentata dai gruppi jihadisti nella regione del Sinai e nel più ampio Sahel. Lo scorso 6 dicembre, al-Sisi si è recato in visita in Francia dove ha ricevuto da Macron la più alta onorificenza conferita dallo Stato francese, ovvero l’ Ordine nazionale della Legion d’onore.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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