Yemen, la coalizione avverte: la navigazione nel Mar Rosso è in pericolo

Pubblicato il 22 novembre 2021 alle 8:03 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione internazionale a guida saudita, intervenuta nel conflitto yemenita per assistere l’esercito filogovernativo, ha riferito di aver adottato misure volte a contrastare le minacce poste dalle milizie Houthi nel Mar Rosso meridionale. La dichiarazione è stata rilasciata poche ore dopo aver intercettato e distrutto un drone diretto verso l’aeroporto di Najran, nel Sud dell’Arabia Saudita.

In particolare, nelle prime ore di oggi, lunedì 22 novembre, l’alleanza internazionale ha dichiarato di aver monitorato movimenti e attività “ostili” condotte dai ribelli Houthi nel Mar Rosso meridionale, per mezzo di imbarcazioni cariche di trappole esplosive. Ciò, a detta della coalizione, rappresenta un pericolo imminente per la navigazione e il commercio marittimo internazionale in tale regione. Motivo per cui, sono state adottate misure operative volte a neutralizzare tale minaccia e garantire la libertà di navigazione.

Poche ore prima, nella sera del 21 novembre, le forze di difesa aerea saudita hanno intercettato e distrutto un drone, presumibilmente lanciato dai ribelli Houthi, partito dalla capitale yemenita Sanaa e diretto contro l’aeroporto di Najran. Stando a quanto specificato, frammenti del velivolo distrutto sono caduti nel quartiere residenziale di al-Araysah. Tuttavia, non sono state registrate vittime. Ad ogni modo, per Riad le continue violazioni commesse dagli Houthi ostacolano le iniziative intraprese e gli sforzi profusi per favorire una soluzione politica del conflitto civile yemenita.

Anche il giorno prima, il 20 novembre, il gruppo sciita stesso aveva dichiarato di aver lanciato 14 droni contro diversi siti sauditi, comprese le strutture di Saudi Aramco a Jeddah, mentre la coalizione internazionale aveva riferito di aver colpito 13 obiettivi legati ai ribelli in Yemen, durante un’operazione militare che ha preso di mira depositi di armi, sistemi di difesa aerea e sistemi di comunicazione nella capitale yemenita, Sanaa, così come nelle province di Saada e Marib.

Tali sviluppi giungono mentre sono diversi i fronti yemeniti ancora accesi. Tra questi, vi sono quelli del governatorato di Ma’rib, situato a circa 120 chilometri a Est di Sanaa. Qui, l’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita e da gruppi di resistenza locali, continua a far fronte ai tentativi degli Houthi di avanzare verso una regione strategica. A tal proposito, anche il 21 novembre, l’alleanza internazionale ha riferito di aver sventato un tentato attacco degli Houthi nel Sud di Ma’rib, provocando la morte ci circa 150 combattenti sciiti e la distruzione di 12 veicoli militari. Parallelamente, nella medesima giornata sono state condotte circa 10 operazioni militari in 24 ore contro le regioni di Ma’rib, al-Bayda e al-Jawf, che hanno causato l’uccisione di almeno 40 ribelli sciiti. Nel frattempo, continuano le operazioni nel governatorato occidentale di Hodeidah, volte, secondo la coalizione, a preservare la vita dei civili a seguito dell’avanzata degli Houthi. Questi ultimi, il 12 novembre scorso, hanno preso il controllo di una vasta area a Sud della città portuale di Hodeidah, a seguito del ritiro delle forze congiunte, ovvero filogovernative e della coalizione, da un’area pari a circa 90 chilometri.  

È dall’ingresso della coalizione a guida saudita nel conflitto yemenita, il 26 marzo 2015, che l’Arabia Saudita è considerata dagli Houthi un obiettivo legittimo da colpire, in risposta al perdurante assedio in Yemen da parte delle forze yemenite filogovernative e dell’alleanza internazionale che le coadiuva. Riad, da parte sua, considera le azioni del gruppo sciita una forma di violazione del diritto umanitario internazionale, oltre che un ostacolo ai tentativi di riportare pace in Yemen, e si è più volta impegnata ad adottare le misure necessarie per preservare oggetti e soggetti civili. 

Ciò accade a circa sette anni di distanza dallo scoppio del conflitto civile yemenita, che ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014. Questo vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

Nel corso del 2021, l’attenzione è stata particolarmente rivolta verso Ma’rib, ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord del Paese. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, i ribelli hanno lanciato una violenta offensiva, tuttora in corso, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe al gruppo sciita di completare i propri piani espansionistici nello Yemen settentrionale. Fino ad ora non sono stati registrati risultati significativi, mentre il peggioramento della situazione umanitaria desta preoccupazione a livello internazionale. A tal proposito, le forze guidate da Riad hanno riferito di aver provocato la morte di circa 27.000 combattenti Houthi durante la recente escalation a Ma’rib, gli ultimi 200 caduti tra il 17 e il 18 novembre, nel corso delle circa 35 operazioni effettuate dalla coalizione in 24 ore. Il gruppo sciita, dal canto suo, ha dichiarato che, dal mese di giugno scorso, 14.700 propri uomini sono stati uccisi nelle battaglie di Ma’rib.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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