Vicepresidente turco critica le autorità Greche per i respingimenti in mare

Pubblicato il 22 novembre 2021 alle 9:27 in Grecia Immigrazione Turchia

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Il vicepresidente della Turchia, Faut Oktay, si è scagliato contro le forze di sicurezza greche, in seguito alla diffusione di un filmato in cui si vedono alcuni migranti irregolari, tra cui donne e bambini, che vengono respinti nelle acque territoriali turche a colpi di arma da fuoco dalla Guardia Costiera di Atene. “L’umanità è stata calpestata ancora una volta nell’Egeo. Vergognatevi!”, ha scritto su Twitter Oktay, aggiungendo che il comportamento della Grecia è inaccettabile. A suo dire, sia le autorità greche sia Frontex devono adempiere alle proprie responsabilità.

Il filmato in questione, pubblicato il 21 novembre dal Ministero della Difesa turco e dall’agenzia di stampa turca Anadolu Agency, non è il primo in cui la Guardia Costiera greca respinge violentemente barconi di migranti nelle acque territoriali turche, senza curarsi della presenza di donne e bambini a bordo. Nel video si vede altresì come le forze di sicurezza greche effettuino manovre pericolose, con il rischio di far rovesciare l’imbarcazione, per impedire che passi i confini delle acque territoriali greche.

Nel frattempo, sempre il 21 novembre, 70 migranti sono stati tratti in salvo, mentre uno ha perso la vita, a Sud-Ovest dell’isola di Creta, da parte della Guardia Costiera greca. Secondo quanto riferito dalle forze di sicurezza di Atene, tutti gli stranieri erano di nazionalità siriana. Il 22 novembre, invece, il Ministro della Difesa turco ha reso noto di aver intercettato 5 migranti irregolari che stavano tentando di oltrepassare i confini con la Grecia, e un altro straniero che stava cercando di introdursi in territorio turco dalla Siria. Senza rendere note la sua identità, il Ministero ha riferito che uno di questi individui era membro del gruppo terroristico gulenista FETÖ, mentre un altro apparteneva al Kursistan Workers’ Party (PKK).

La Grecia rappresenta una delle principali vie di accesso all’Unione Europea per i richiedenti asilo che salpano dalla Turchia a bordo di imbarcazioni precarie. In seguito all’accordo sull’immigrazione del 18 marzo 2016 tra Bruxelles e Ankara, il numero di arrivi e i naufragi mortali sono diminuiti. In base al patto, la Turchia si è impegnata ad accogliere di un cospicuo numero di migranti – attualmente ospita circa 4 milioni di rifugiati, di cui 3,6 milioni di siriani – e ha promesso di gestire al meglio gli arrivi, a fronte del sostegno finanziario da parte dell’UE e dell’avvio di un processo che facilitasse la ripresa del negoziato per la piena adesione turca al blocco, con un particolare occhio di riguardo ai dossier dell’ammodernamento dell’unione doganale e della liberalizzazione dei visti di ingresso in Europa per i cittadini turchi. Il budget che l’Unione Europea ha promesso alla Turchia per la gestione dei rifugiati è pari a circa 6 miliardi di euro, di cui centinaia di milioni versati a settembre del 2020. Nonostante l’accordo, Atene accusa Ankara di non aver intrapreso azioni sufficienti per frenare i trafficanti che fanno partire migranti e rifugiati dalle sue coste. Da parte sua, la Turchia sta chiedendo da tempo una revisione dell’accordo del 2016, sostenendo che l’UE non abbia mantenuto le promesse stabilite nel patto.

La “tattica dei respingimenti” è stata duramente denunciata dalle organizzazioni di rifugiati e dai funzionari europei, che l’hanno definita una violazione del diritto internazionale e dei valori fondamentali dell’UE. Il governo greco nega di respingere in massa i migranti, ma insiste sul diritto della nazione di proteggere i propri confini. “Numerosi casi sono stati indagati, anche da parte dell’Unione europea”, ha dichiarato, il ministro per la Migrazione e l’Asilo in Grecia, Notis Mitarachi, aggiungendo che “i rapporti non hanno trovato prove di alcuna violazione dei diritti fondamentali dell’UE”. Il capo dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati in Turchia, Philippe Leclerc, ha affermato che il suo ufficio ha presentato prove, inclusi “rapporti di violenza e separazioni familiari” al difensore civico greco, chiedendo che i casi vengano indagati, senza però ottenere ancora alcun risultato. I due Paesi sono in una situazione di stallo, con la Turchia che chiede alla Grecia di porre fine ai respingimenti e la Grecia che chiede alla Turchia di riprendere i circa 1.400 migranti le cui richieste di asilo sono state respinte.

La UN Refugee Agency (UNHCR), nel 2020, ha denunciato più volte la situazione allarmante nei centri delle isole greche del Mar Egeo, in particolare Lesbo, Chios, Samos, Los e Leros. L’organizzazione aveva invitato le autorità di Atene ad usare misure di emergenza per permettere il trasferimento dei migranti in apposite sistemazioni sulla terraferma. Più di 36.000 richiedenti asilo vivevano, a settembre dell’anno scorso, nei centri di accoglienza allestiti sulle varie isole. 

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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