Venezuela, elezioni amministrative: il partito di Maduro domina in 20 Stati

Pubblicato il 22 novembre 2021 alle 14:48 in America Latina Venezuela

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Il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), presieduto da Nicolas Maduro e attualmente al governo, ha ottenuto una netta vittoria alle ultime elezioni amministrative, domenica 21 novembre, imponendosi in 20 dei 23 governatorati del Paese e guadagnando l’ufficio del sindaco di Caracas. I risultati sono stati trasmessi dall’autorità elettorale nel suo primo verdetto, pubblicato dopo lo scrutinio del 90,21% delle schede. 

Il 41,8% degli aventi diritto al voto si è recato alle urne per esprimere la sua preferenza, ovvero all’incirca 8.151.793 persone. L’opposizione, che è tornata a partecipare alla competizione elettorale dopo tre anni di boicottaggio e di astensione, ha vinto in soli tre stati (Cojedes, Nueva Esparta e Zulia), che sono però i più popolosi del Paese.

“Buon trionfo, buona vittoria, buon raccolto, prodotto del lavoro, di un lavoro perseverante, prodotto del portare la verità, con rettitudine, a tutte le comunità”, ha dichiarato Maduro celebrando la vittoria. I voti, più che per la nomina di nuovi governatori e sindaci, servono come nuovo punto di partenza sia al presidente, che aspira a chiedere la revoca delle sanzioni internazionali, sia all’opposizione, che è tornata sul suo percorso elettorale chiedendo “elezioni presidenziali trasparenti nel 2024”. Erano circa 4 anni che le opposizioni non si presentavano al voto, essendosi rifiutate di partecipare alle elezioni legislative e presidenziali a causa della presunta mancanza di sondaggi liberi, equi e trasparenti. Al voto del 2018, in cui è stato rieletto Maduro, e alle elezioni parlamentari del 2020, in cui il partito al governo ha ripreso il controllo del Parlamento, le opposizioni hanno scelto il boicottaggio, parlando di votazioni “fraudolente”.

L’appuntamento elettorale di domenica è stato poi segnato dal ritorno degli osservatori internazionali, dopo più di un decennio di assenza. L’Unione europea, che ha monitorato la situazione con 130 osservatori, non veniva mandata in Venezuela a seguire le elezioni da circa 15 anni, poiché le autorità di Caracas hanno sempre optato per “missioni di accompagnamento” da Paesi e organizzazioni vicine al chavismo. Domenica, c’è stata anche la presenza di esperti delle Nazioni Unite e del Carter Center.

Secondo quanto reso noto da Deutsche Welle in lingua spagnola, un uomo sarebbe stato ucciso e due persone sarebbero rimaste ferite mentre erano in coda per votare, alla periferia di un seggio elettorale nello stato di Zulia, al confine con la Colombia. Le autorità, tuttavia, hanno negato il collegamento tra l’incidente e le elezioni. “Ho nominato un team di dirigenti senior del CICPC (Cuerpo de Investigaciones Científicas Penales y Criminalísticas) che si recherà a San Francisco, nello stato di Zulia, per chiarire il fatto”, ha dichiarato su Twitter il direttore dell’ente di sicurezza, Douglas Rico.

Stando alle dichiarazioni dei testimoni, un gruppo di persone sarebbe sceso da alcuni veicoli e avrebbe iniziato a spingere e sparare per disperdere gli elettori. “Hanno preso a calci quelli in coda, uno mi ha spinto e non mi ha lasciato fare il mio voto”, ha detto una testimone all’agenzia di stampa Efe. Dal canto suo, il direttore del CICPC ha indicato che le “prime indagini svincolano il fatto dalle elezioni”. La stessa dichiarazione è stata rafforzata anche dal ministro dell’Interno, Remigio Ceballos, che ha assicurato che l’evento è “isolato” rispetto allo sviluppo delle elezioni.

Da parte sua, il direttore di Human Rights Watch, José Miguel Vivanco, ha riferito che l’Ong avrebbe ricevuto “rapporti di attacchi da parte di gruppi armati nel contesto elettorale”. “Stiamo monitorando da vicino la situazione nel Paese”, ha assicurato Vivanco. Anche l’Ong Espacio Público ha criticato la situazione della sicurezza durante il voto. L’organizzazione ha dichiarato che “fino alle 12:00, sono state registrate 26 violazioni del diritto alla libertà di espressione, per un totale di 11 casi negli stati di Lara, Táchira, Mérida e Nueva Esparta”. L’Ong ha poi affermato che 25 persone sarebbero state vittime di intimidazione, il tipo di minaccia più ripetuto durante l’arco della giornata. Tra gli incidenti segnalati, c’è stato anche l’arresto del giornalista Orlando Montlouis, che i funzionari della Guardia nazionale bolivariana (GNB), nello stato centrale di Miranda, hanno trattenuto in custodia per circa 30 minuti.

Nel frattempo, il presidente venezuelano ha invitato i suoi sostenitori su Twitter a votare alle elezioni amministrative 20 minuti dopo la chiusura ufficiale dei seggi, cosa che ha suscitato critiche da parte di diversi candidati dell’opposizione. Il capo di Stato ha pubblicato il suo messaggio alle 18:20, ora locale, cioè 20 minuti dopo l’orario di chiusura ufficiale, che può essere prolungato, secondo le norme elettorali, solo nei centri dove ci sono elettori in coda. Il candidato dell’opposizione che aspirava alla carica di sindaco di Caracas, Tomás Guanipa, ha dichiarato che alle 18:44 i seggi elettorali nella capitale e in tutto il Paese erano ancora aperti “senza elettori in coda”.

Il Venezuela è stato chiamato ad eleggere, domenica 21 novembre, 23 governatori, 335 sindaci, 253 membri dei Consigli legislativi e 2.471 consiglieri.

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Chiara Gentili

di Redazione

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