Studio USA denuncia: Pechino ha una “milizia marittima”nel Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 22 novembre 2021 alle 7:26 in Cina USA e Canada

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Uno studio statunitense ha affermato che, ogni giorno, vi sarebbero circa 300 navi identificate come appartenenti ad una “milizia marittima cinese” che operano nelle isole Spratly nel Mar Cinese Meridionale, un arcipelago rivendicato in toto dalla Cina e in parti diverse dal Vietnam, dalla Malesia, dalle Filippine, da Taiwan e dal Brunei.

Lo studio è stato finanziato dal Dipartimento della Difesa degli USA ed è stato pubblicato il 19 novembre dal Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington con il titolo “Pulling Back the Curtain on China’s Maritime Militia“. Il documento afferma che la milizia, composte principalmente da pescherecci, si è espansa ed è stata coinvolta in operazioni aggressive a partire dal 2000. Secondo il CSIS, Pechino utilizzerebbe tale mezzo per rafforzare le sue rivendicazioni sulle isole contese. Al momento, le Spratly sono parzialmente occupate da Vietnam, Cina, Malesia, Filippine e Taiwan e Pechino vi occupa militarmente 9 scogliere.

In particolare, secondo quanto riferito dallo studio, dal completamento di alcuni avamposti in isole artificiali da parte della Cina nel 2016, le barche della milizia cinese sarebbero state schierate nelle Spratly in numero sempre maggiore e in modo costante. Al momento tale milizia, opererebbe da una serie di 10 porti nelle province cinesi di Guangdong e Hainan e, in base ai dati di telerilevamento, ogni giorno, circa 300 navi opererebbero nelle Isole Spratly.  Tra queste, nello studio sono state identificate 122 navi della presunta milizia e altre 52 che probabilmente ne fanno parte, sulla base di resoconti dei media, dati di telerilevamento e pattugliamenti marittimi nelle acque contese. Delle totali 300, circa 100 barche sarebbero state schierate vicino all’isola di Thitu, occupata dalle Filippine, nel 2018, e circa 200 sarebbero state schierate a Whitsun Reef nella primavera del 2021. Proprio la loro presenza a Whitsun Reef aveva innescato uno stallo diplomatico tra Pechino e le Filippine dal 21 marzo scorso. La Cina aveva affermato che queste stessero cercando riparo nell’area, dove avrebbero avuto diritto di trovarsi visto che tale zona rientrerebbe in acque rivendicate da Pechino, ma Manila ha chiesto loro di andarsene.

I proprietari delle navi della milizia sono concentrati lungo la costa cinese, nella zona più vicina alle acque contese. Almeno 22 delle 28 società e cooperative di pesca identificate come proprietari diretti di almeno una nave della milizia avrebbero sede nella provincia di Guangdong. Le restanti 5 sono nella provincia di Hainan. Il rapporto ha affermato che il governo cinese starebbe sovvenzionando le barche in questione. Ad esempio, vi sarebbero navi lunghe almeno 55 metri  con una potenza del motore di almeno 1.200 kW che operano nelle isole Spratly che stanno ricevendo sussidi per il carburante di 24.175 yuan, pari a 3.700 dollari USA, al giorno.

Il rapporto del CSIS ha affermato che la milizia marittima cinese avrebbe interferito con la pesca, lo sfruttamento dei fondali marini e altre attività degli Stati del Sud-Est asiatico, citando l’esempio della nave Bin Hai 285, di proprietà di China Oilfield Services, che è stata coinvolta nello speronamento della nave di sorveglianza vietnamita KN-951 nel 2014.  Il rapporto del CSIS ha affermato che la milizia marittima è stata però più aggressiva nel danneggiare quelle attività militari straniere a cui Pechino si oppone. Tra gli esempi citati, nel marzo 2009, la nave da sorveglianza statunitense USNS Impeccable era stata circondata da cinque navi cinesi, tra cui due pescherecci, mentre stava operando 75 miglia nautiche a sud di Hainan.

Un ricercatore del National Institute for South China Sea Studies, Ma Chen Xiangmiao, ha commentato lo studio del CSIS con South China Morning Post e ha affermato che sia inappropriato ed esagerato dire che i pescatori nel Mar Cinese Meridionale facciano parte di una milizia marittima. Chen ha affermando che il rapporto del CSIS non definisce con precisione cosa si intenda per milizia marittima. Chen ha affermato che in una milizia le persone che ne fanno parte ricevono un addestramento militare mentre svolgono altre attività ma la maggior parte dei pescatori in Cina non ha addestramento militare e, per questo non dovrebbero essere visti come “miliziani”. Chen ha poi affermato che vi sarebbero altri Paesi con rivendicazioni nel Mar Cinese Meridionale, come il Vietnam, che starebbero costruendo forze di milizia.

Il Mar Cinese Meridionale è al centro di dispute di sovranità tra la Cina, Taiwan, le Filippine, il Vietnam, la Malesia e il Brunei che hanno rivendicazioni concorrenti su tali acque. Per Pechino la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, nello specifico, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti.

 In tale quadro, gli USA sono presenti militarmente nel Mar Cinese Meridionale e rifiutano le rivendicazioni di sovranità cinesi. Le navi da guerra statunitensi conducono spesso esercitazioni di “libertà di navigazione”, per assicurare “la libertà e l’apertura dell’Indo-Pacifico”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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