Donbass: l’Esercito ucraino riporta un ferito

Pubblicato il 22 novembre 2021 alle 20:32 in Russia Ucraina

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Nel Donbass, regione dell’Ucraina Orientale, l’Esercito di Kiev ha annunciato, il 22 novembre, che un proprio soldato è stato gravemente ferito durante gli scontri con i separatisti. Intanto, Kiev continua a rifiutare le condizioni poste da Mosca per avviare negoziati sul conflitto. 

A riportare la notizia, il medesimo lunedì, è stato il Ministero della Difesa ucraino, citato dall’agenzia di stampa  112 Ukraine. Nel corso della giornata del 22 novembre, le violaizoni del cessate il fuoco sono state registrate nelle cittadine di Popasna e di Prychepylivka. Nel frattempo, Kiev ha dichiarato che il vertice dei leader nel formato del Quartetto Normandia – composto da Francia, Germania, Russia e Ucraina – non potrà essere organizzato a causa delle condizioni poste dalla Russia, che l’Ucraina si rifiuta di accettare. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Affari Esteri del Paese, Dmytro Kuleba. Nello specifico, da una parte, la Russia si rifiuta di essere riconosciuta come parte attiva nel conflitto e continua ad esortare l’Ucraina ad avviare il dialogo con i rappresentanti delle autoproclamate Repubbliche Popolare di Donetsk (DPR) e Lugansk (LPR). Di conseguenza, Mosca accetta di essere riconosciuta solo come mediatrice della crisi in corso dal 2014. Dall’altra parte, l’Ucraina si rifiuta di accettare tali condizioni, poiché ritiene che la Russia svolga un ruolo chiave nel fornire sostegno, sia economico sia militare, alle milizie della DPR e LPR. “Nel conflitto, la Russia non ha solo il ruolo di mediatrice”, ha spiegato Kuleba, ricordando che cdi analogo avviso sono anche Francia e Germania.

La posizione di Kiev, Parigi e Berlino ha trovato riscontro nello studio condotto dalla Conflict Armament Research, una società con sede in Gran Bretagna specializzata nel tracciamento di armi. L’analisi, finanziata dall’Unione Europea e dal Ministero degli Esteri tedesco, ha rivelato che la Russia ha sistematicamente alimentato il conflitto nel Donbass, fornendo ai separatisti dispositivi militari. I ricercatori hanno esaminato 4.793 munizioni per armi di piccolo calibro e 43 armi recuperate, dal 2014 al 2019, dai campi di battaglia. Tra i dispositivi, sono stati presi in analisi lanciagranate e missili antiaerei. Successivamente, sono stati rintracciati i numeri di serie e altri segni di identificazione fino a giungere ai produttori delle armi.

Durante l’indagine, sono state identificate alcune tipologie di lanciagranate, fucili di precisione e mine che non sono mai stati utilizzati dall’Esercito Ucraino, di conseguenza sono stati ricondotti alla Russia. La conferma poi è giunta dall’analisi di armi altamente specializzate, di fabbricazione esclusivamente russa. Si tratta di dispostivi ideati per essere posizionati sotto una mina terrestre che esplodono quando si tenta di disattivare la mina. Inoltre, l’analisi dei proiettili rinvenuti sul campo ha dipinto un quadro ancora più dettagliato sulla provenienza delle armi. L’intero campione di munizioni per armi di piccolo calibro era stato fabbricato in siti russi dell’Unione Sovietica, hanno affermato i ricercatori. Nel dettaglio, i proiettili sono stati realizzati in un arco temporale di 65 anni. La munizione di Kalashnikov più datata era stata prodotta nel 1948, appena un anno dopo l’introduzione del fucile nell’Unione Sovietica.

Il governo russo e i produttori di armi russi non hanno risposto alle richieste di commento dei ricercatori. Il Cremlino ha sempre negato il trasferimento di armi in Ucraina, anche dopo che i governi Occidentali avevano fornito prove a conferma dello spostamento di materiale bellico verso l’area di crisi. Tra questi, era stata denunciata la presenza del sistema missilistico antiaereo cingolato, che, nel 2014, aveva abbattuto un aereo di linea, uccidendo tutte le 298 persone a bordo. Funzionari russi hanno di frequente accusato i governi Occidentali di aver alimentato il conflitto attraverso il loro sostegno militare all’Ucraina. Ad esempio, gli Stati Uniti hanno fornito a Kiev i missili Javelin anticarro, così come la Turchia e i suoi droni Bayraktar, utilizzati, per la prima volta, il 27 ottobre.  

Infine, è importante ricordare che la crisi in Ucraina è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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