Giordania: l’ambizioso piano per passare alle rinnovabili

Pubblicato il 21 novembre 2021 alle 6:58 in Giordania Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Regno hashemita della Giordania mira a produrre il 50% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030. Per raggiungere tale obiettivo, il Ministero dell’Energia ha rivelato un piano definito “ambizioso”, che, tuttavia, include anche investimenti in giacimenti di petrolio e gas, così da ridurre la quota di risorse importate, particolarmente gravosa per le casse dello Stato.

La notizia è stata data dal ministro dell’Energia e delle Risorse minerarie giordano, Saleh Kharabsheh, il 16 novembre, il quale ha sottolineato l’importanza di aumentare la percentuale di elettricità generata da fonti energetiche alternative per raggiungere oltre il 50% entro il 2030, nel quadro di “una politica di autosufficienza e di rafforzamento delle fonti locali di energia”. “La tendenza verso l’energia verde è una scelta strategica per il Paese, al fine di aumentare il contributo delle energie rinnovabili al mix energetico totale e aumentare il suo contributo alla produzione di elettricità”, ha spiegato il ministro, aggiungendo che Amman ha già stretto partenariati con Paesi che hanno registrato progressi nel settore delle tecnologie di energia rinnovabile, tra cui la Germania, il che potrebbe aiutare il Regno mediorientale a produrre localmente una maggiore quantità di elettricità “verde” e far fronte alla carenza di forniture.

Ad ogni modo, per raggiungere tali obiettivi, è necessario trasformare le reti di trasmissione e distribuzione in reti più “smart”, in grado di assorbire una maggiore quantità di energia pulita, e collegarle ai Paesi vicini, così da sostenerne la stabilità. Inoltre, secondo il ministro giordano, ad oggi, uno dei principali ostacoli è lo stoccaggio di energia. Motivo per cui, Amman mira a rivolgersi ad altri Paesi con esperienza nel campo, disposti a condividere eventuali soluzioni, soprattutto sul versante tecnologico.

Il piano esposto da Kharabsheh prevede, in sintesi, un aumento degli investimenti per costruire impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, la creazione di reti “intelligenti”, progetti di interconnessione con le reti dei Paesi vicini, operazioni di perforazione di tre nuovi pozzi nel giacimento di Hamza e il ripristino degli altri due, lo sviluppo del giacimento di al-Sarhan in collaborazione con un consorzio saudita-statunitense, l’incremento della produzione del giacimento di gas di Risha, portandola a 50 milioni di piedi cubi al giorno, la costituzione di una società statale specializzata nel gas naturale e iniziative volte a migliorare la competitività del settore dei derivati petroliferi.

Secondo i dati della International Renewable Energy Agency (IRENA), la quota di elettricità prodotta da rinnovabili in Giordania è passata dallo 0,7% del 2014 a oltre il 13% nel 2019. Tale salto è stato reso possibile dall’elaborazione di politiche e regolamenti adeguati volti a promuovere l’utilizzo di rinnovabili, con particolare riferimento a solare ed eolico onshore, e ad attirare crescenti investimenti. Si stima che la capacità di generazione da fonti rinnovabili si avvicinerà a 1.500 megawatt entro la fine di quest’anno, mentre il volume degli investimenti esteri potrebbe raggiungere i 2,3 miliardi di dollari.

Ad ogni modo, le problematiche a livello energetico continuano a costituire una delle principali sfide per il governo giordano, il quale ha dovuto far fronte a un costante aumento della domanda di energia e della popolazione stessa, aumentata del 10% a seguito dell’arrivo di circa 1,3 milioni di rifugiati siriani. Lo scorso anno, il 2020, la spesa per l’energia è stata pari a 6,4 miliardi di dollari. Inoltre, l’elevato costo delle importazioni, con conseguenze per la bilancia commerciale, e l’aumento dei prezzi delle materie prime costringono la fragile economia giordana a dipendere da aiuti esterni.

La Giordania ha registrato uno tassi più elevati al mondo in termini di importazioni di energia, provenienti soprattutto da Paesi arabi vicini. Il governo importa annualmente il 95% del proprio fabbisogno energetico. Il petrolio, da anni, viene richiesto all’Arabia Saudita, da cui vengono inviati anche derivati petroliferi per soddisfare le esigenze del mercato locale. Da Egitto e Iraq, poi, provengono altre forniture di combustibile e gas. A tal proposito, il Regno necessita, in media, di 350 piedi cubi di gas al giorno, e tale fabbisogno viene soddisfatto soprattutto dall’Egitto, attraverso l’Arab Gas Pipeline, volto a generare oltre l’85% dell’elettricità richiesta.

La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo aveva annunciato, nell’agosto 2019, che avrebbe contribuito a finanziare la costruzione di giacimenti per la produzione di energia pulita in Giordania con un pacchetto finanziario dal valore massimo di 35 milioni di dollari. Inoltre, il Paese è collegato a una rete elettrica con Egitto, Siria e Libano, e spera di raggiungere, in futuro, anche Iraq, Arabia Saudita e altri Stati del Golfo. Attualmente, le autorità giordane hanno riferito di star proseguendo con le operazioni di espansione della rete locale, al fine di renderla sempre più idonea alla produzione di energia pulita.

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione