Yemen: Houthi rivendicano 14 attacchi contro siti sauditi

Pubblicato il 20 novembre 2021 alle 19:21 in Arabia Saudita Yemen

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I ribelli yemeniti Houthi hanno dichiarato di aver lanciato 14 droni contro diversi siti sauditi, comprese le strutture di Saudi Aramco a Jeddah, sabato 20 novembre. Nel frattempo, l’agenzia di stampa statale saudita ha riferito che la coalizione araba, guidata da Riad, ha attaccato 13 obiettivi ribelli in Yemen durante un’operazione militare contro il gruppo.

Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, ha rivendicato gli attacchi contro le raffinerie di Aramco a Jeddah e le offensive contro obiettivi militari a Riad, Jeddah, Abha, Jizan e Najran. Saree ha affermato che gli attacchi rappresentavano una risposta all’escalation di aggressioni da parte della coalizione araba guidata dai sauditi e alla continuazione dei suoi crimini e all’assedio sullo Yemen. Tuttavia, nella dichiarazione di Saree, i media internazionali hanno notato delle inesattezze. Innanzitutto, è stato riportato in maniera errata il nome dell’aeroporto internazionale di Jeddah ed è stata poi fornita una posizione sbagliata per la base aerea di re Khalid, affermando che si trovava a Riad quando in realtà si trova nel Sud del Regno.

Sebbene non ci siano stati commenti da parte della coalizione a guida saudita sulle dichiarazioni relative agli attacchi con droni degli Houthi, l’agenzia di stampa saudita SPA ha affermato che un’operazione della coalizione in Yemen ha colpito depositi di armi, sistemi di difesa aerea e sistemi di comunicazione nella capitale yemenita, Sanaa, così come nelle province di Saada e Marib.

Gli attacchi aerei della coalizione contro quest’ultima regione, situata a circa 120 chilometri a Est di Sanaa, fanno parte di una violenta offensiva, lanciata dai ribelli nel mese di febbraio scorso. Tra le località maggiormente colpite vi è al-Sawad, sul fronte di Dhanna. A tal proposito, le forze guidate da Riad hanno riferito di aver provocato la morte di circa 27.000 combattenti Houthi nel corso della recente escalation a Marib, gli ultimi 200 caduti tra il 17 e il 18 novembre, nel corso delle circa 35 operazioni effettuate dalla coalizione nel giro di 24 ore. Il gruppo sciita, dal canto suo, ha dichiarato che, dal mese di giugno scorso, 14.700 propri uomini sono stati uccisi nelle battaglie di Marib. 

Alcuni credono che proprio la regione possa costituire la chiave per risolvere il più ampio conflitto civile in Yemen. Oltre ad essere l’ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord dello Yemen, Marib rappresenta una regione strategica, ricca di risorse petrolifere, la quale costituisce una porta d’accesso verso Sana’a, che consentirebbe ai ribelli di consolidare in parte i progetti auspicati nello Yemen settentrionale. Alla luce di ciò, il governatorato è considerato dal gruppo sciita una “carta vincente” da ottenere prima di avviare eventuali negoziati di pace.

L’offensiva lanciata a febbraio contro Marib si inserisce nel quadro del più ampio conflitto civile yemenita, il quale ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014. Da allora, ad affrontarsi sui fronti di combattimento in Yemen vi sono, da un lato, i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e, dall’altro lato, le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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