Crisi migratoria: l’Ucraina teme di diventare il nuovo focolaio di tensioni

Pubblicato il 20 novembre 2021 alle 6:35 in Bielorussia Immigrazione Ucraina

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Il ministro degli Interni dell’Ucraina, Denys Monastyrskiy, ha dichiarato, venerdì 19 novembre, che Kiev, nel bilancio del 2022, dovrebbe valutare di stanziare denaro per la costruzione di una recinzione di oltre 2.500 chilometri lungo i confini con la Russia e la Bielorussia. Lo scopo sarebbe quello di “prevenire un possibile afflusso di migranti illegali”.

A riportare le dichiarazioni del funzionario ucraino, il medesimo venerdì, è stata l’agenzia di stampa Reuters. Monastyrskiy ha poi aggiunto che Kiev ha pianificato nuove esercitazioni militari, che si terranno nelle prossime due settimane, per non farsi trovare impreparata nel caso in cui i migranti tentassero di attraversare i propri confini illegalmente. Le dichiarazioni del ministro degli Interni sono da collocare nel quadro della crisi migratoria che ha colpito il confine bielorusso-polacco, non lontano da quello dell’Ucraina, la quale teme che le proprie frontiere possano diventare un nuovo punto critico a causa delle azioni di Russia e Bielorussia. “Il nostro compito principale è quello di frenare e impedire un possibile flusso massiccio di migranti illegali”, ha dichiarato Monastyrskiy, nel corso del suo intervento al Parlamento. “È importante comprendere che la costruzione di un vero e proprio confine di Stato”, lungo il perimetro che l’Ucraina condivide con la Russia, “il Paese aggressore”, e la Bielorussia “un suo alleato”, rappresenterebbe una soluzione ottimale per “contrastare eventuali aggressioni”, ha concluso Monastyrskiy.

I timori dell’Ucraina sono incrementati quando, giovedì 18 novembre, le guardie di frontiera hanno impedito ad un gruppo di 15 migranti provenienti dal Medio Oriente, che si fingevano turisti, di attraversare il confine. Si è trattato del primo intervento concreto delle autorità ucraine da quando la crisi migratoria ha raggiunto livelli critici in Polonia. A seguito di tale epilogo, e al fine di evitare che Kiev diventi un nuovo focolaio della crisi migratoria, l’Ucraina ha dispiegato ulteriori soldati lungo il confine.  “Al momento, il Servizio di guardia di frontiera dello Stato ha deciso di negare l’ingresso al gruppo di persone”, e di rimandarli in Bielorussia, poiché non avevano alcuna motivazione concreta a supporto dell’ingresso nel Paese Est-Europeo, si legge nella nota ufficiale. I sospetti delle autorità ucraine sono incrementati nell’analizzare i passaporti degli adolescenti, poiché erano stati tutti emessi lo stesso giorno. Inoltre, il medesimo giovedì, il Parlamento del Paese ha approvato una legge che autorizza le guardie di frontiera a usare equipaggiamento militare, armi da fuoco e forza fisica lungo il confine.

Secondo il blocco dell’UE, l’aumento del flusso di migranti è stato orchestrato dalla Bielorussia, la quale avrebbe avviato una guerra ibrida progettata per esercitare pressioni sull’UE. Più tardi, anche la Russia è stata accusata di supportare la politica aggressiva di Minsk, soprattutto di essere la “mente” dietro tali azioni. La situazione ha iniziato ad aggravarsi a partire dal mese di agosto, quando  LituaniaLettonia e Polonia hanno segnalato un brusco aumento di immigrati irregolari provenienti dal confine con la Bielorussia. In totale, da agosto a settembre, sono stati registrati oltre 14.000 tentativi di attraversamento illegale. Questo ha portato i tre Paesi a rafforzare le recinzioni lungo la frontiera, a dispiegare militari e a indire lo stato di emergenza

La crisi vera e propria, culminata nel mese di ottobre e novembre, è legata alle contromisure adottate dal presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, per rispondere alle sanzioni che l’Unione Europea aveva imposto, il 21 giugno scorso, contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese. Il presidente della Lituania, commentando la crisi, ha definito i migranti “un’arma politica del regime bielorusso”.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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