Ucraina-Bulgaria: tensioni diplomatiche sulla questione Crimea

Pubblicato il 19 novembre 2021 alle 20:31 in Bulgaria Ucraina

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Il Ministero degli Esteri ucraino ha convocato, venerdì 19 novembre, l’ambasciatore bulgaro a Kiev, Kostadin Kodzhabashev, dopo che il presidente bulgaro, Rumen Radev, ha definito la Crimea un territorio russo.

A riportare la notizia, il medesimo venerdì, è stata l’agenzia di stampa Interfax Ukraine. L’ambasciatore Kodzhabashev  è stato convocato per informarlo sulla posizione Kiev a seguito delle parole pronunciate dal leader bulgaro, in diretta televisiva, durante un dibattito televisivo pre-elettorale. “Le dichiarazioni di ieri […] sono inadeguate e inaccettabili”, ha sottolineato il Ministero degli Esteri dell’Ucraina. Nel report pubblicato dal Dipertimento di Kiev, inoltre, è stato reso noto che le affermazioni di Radev “non promuovono lo sviluppo di relazioni di buon vicinato tra Ucraina e Bulgaria e differiscono nettamente dalla posizione ufficiale di Sofia a sostegno della sovranità e dell’integrità territoriale del nostro Stato”. Pertanto, vista l’incongruenza tra la posizione ufficiale di Sofia e le parole del presidente bulgaro, il Ministero degli Esteri dell’ucraina “si aspetta che Radev confuti la sua dichiarazione”, soprattutto perché la Bulgaria è membro della Piattaforma di Crimea.

Il giorno prima, giovedì 18 novembre, durante un dibattito pre-elettorale, organizzato in vista del ballottaggio presidenziale di domenica 21 novembre, Radaev ha espresso la propria posizione. Secondo l’attuale presidente bulgaro, le sanzioni occidentali contro Mosca non stanno dando i risultati attesi. Di conseguenza, Radaev ha dichiarato che l’Unione Europea dovrebbe ripristinare il dialogo con la Russia, a prescindere dal grado di tensione bilaterale nei legami Mosca-Bruxelles. “È molto importante essere pragmatici nella politica estera. Le sanzioni imposte per la Crimea e per l’Ucraina non stanno dando risultati”, ha riferito, aggiungendo che la Crimea è “attualmente russa”.

La Crimea è diventata una regione russa il 16 marzo del 2014, a seguito di un referendum in cui il 96,77% degli elettori della Repubblica e il 95,6% degli abitanti di Sebastopoli votò per l’annessione alla Russia. Il referendum si è tenuto un mese dopo il colpo di stato che ha avuto luogo in Ucraina, il quale ha innescato un conflitto armato interno nel Sud-Est del Paese. Mosca ha ribadito più volte che gli abitanti della penisola hanno votato nel pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite e hanno fatto “una scelta consapevole a favore della Russia”. L’Ucraina, dal canto suo, considera la Crimea territorio ucraino temporaneamente occupato. Della stessa posizione sono Stati Uniti e Unione Europea. In seguito all’annessione illegale delle regioni ucraine, Kiev portò Mosca davanti alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU). Nella sentenza europea, emessa il 14 gennaio, si attribuiva alla Federazione Russa la responsabilità per le violazioni dei diritti umani in Crimea. Nel conflitto, sono state riportate quasi 13.000 vittime.

È importante tenere a mente l’organizzazione territoriale e normativa prevista da Kiev per comprendere perché l’Ucraina definisce “illegittimo” il referendum del marzo 2014. L’area della Repubblica di Ucraina è suddivisa in 27 regioni, di cui 24 province, una repubblica autonoma, la Crimea, e due città con statuto speciale, Kiev e Sebastopoli. La Crimea, grazie al suo status speciale, ha una propria Costituzione, approvata nel 1998. Quest’ultima è andata a sostituire quella del 1992 che conferiva un maggiore grado di autonomia alla Crimea. Stando a quanto contenuto nel documento normativo del ’98, la Crimea ha continuato ad avere un certo grado di autonomia, tuttavia, il Parlamento ucraino può porre il veto a qualsiasi legge approvata dal Consiglio Supremo della Repubblica autonoma di Crimea. In questo caso, le autorità di Kiev non hanno considerato “valide” le elezioni del 2014.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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