Tunisia: in attesa di mosse politiche ed economiche

Pubblicato il 19 novembre 2021 alle 10:43 in Africa Tunisia

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Il presidente della Tunisia, Kais Saied, ha affermato di star lavorando incessantemente a una tabella di marcia volta a porre fine alle misure straordinarie e allo stato di emergenza in vigore dal 25 luglio scorso. Nel frattempo, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha fatto sapere di aver ricevuto una richiesta di aiuto da parte di Tunisi.

Le ultime dichiarazioni di Saied sono giunte il 18 novembre, a circa quattro mesi dall’inizio della situazione di caos e incertezza che caratterizza il Paese Nord-africano dal 25 luglio scorso, data in cui il capo di Stato ha rimosso dal suo incarico l’allora primo ministro, Hichem Mechichi, e sospeso le attività del Parlamento, accentrando su di sé tutta l’autorità esecutiva, mentre i deputati sono stati privati della loro immunità parlamentare. Un primo cambiamento è giunto l’11 ottobre, quando è stata approvata la formazione di un nuovo governo, presieduto da Najla Bouden, ma, finora, il presidente non ha accennato ad un eventuale allentamento dei poteri acquisiti.

Alla luce di ciò, Saied deve far fronte a critiche e pressioni provenienti sia dall’esterno sia dall’interno della Tunisia, da parte di chi attende, in tempi rapidi, una chiara road map per un ritorno alla democrazia parlamentare. “Stiamo lavorando giorno e notte per fissare un calendario per riformare il sistema politico, in modo da rispondere alle richieste dei tunisini”, ha dichiarato Saied durante un incontro con il governo del 18 novembre, senza, tuttavia, fornire coordinate temporali specifiche. Il presidente ha poi fatto riferimento a un “referendum elettronico”, volto a elaborare una Costituzione che si basi sulle reali richieste dei cittadini. Le sue dichiarazioni sono giunte dopo che, il 14 novembre, migliaia di tunisini si sono radunati nei pressi della sede del Parlamento a Tunisi, per mostrare la propria opposizione alla presa di potere del presidente e chiedere di ripristinare i lavori dell’organismo legislativo.

Parallelamente, i principali donatori stranieri hanno esortato il capo di Stato tunisino a ristabilire un ordine costituzionale, sebbene lo stesso Saied abbia più volte affermato di aver agito nel rispetto della Costituzione e dei diritti della popolazione, e che le proprie misure, da ritenersi straordinarie, mirano a salvare le istituzioni statali tunisine. Ad ogni modo, Tunisi necessita di assistenza finanziaria esterna per sbloccare un pacchetto di salvataggio da parte del Fondo Monetario Internazionale. In particolare, il Paese Nord-africano spera di ottenere, per la quarta volta in dieci anni, un nuovo prestito da 4 miliardi di dollari, da elargire in tre anni. In cambio, sono state richieste riforme.

A tal proposito, il FMI ha riferito, il 18 novembre, di aver ricevuto una richiesta di assistenza dal nuovo governo tunisino e che sono in corso discussioni tecniche con Tunisi per definire le priorità economiche del Paese. Ad affermarlo è stato, nello specifico, il portavoce dell’istituto finanziario internazionale, Gerry Rice, in una conferenza stampa a Washington, durante la quale è stato affermato che il FMI continuerà ad essere un partner forte per il Paese Nord-africano. Ad ogni modo, ha aggiunto il portavoce, al momento le discussioni avviate sono soprattutto di natura tecnica e mirano ad esaminare la possibilità di avviare un nuovo programma di finanziamento, a seguito del piano di azione presentato dall’esecutivo a guida Bouden. Ad ogni modo, anche in tal caso, non sono state fornite scadenze temporali precise.

La Banca africana di sviluppo, nel suo rapporto intitolato “Prospettive economiche in Nord Africa 2021”, aveva indicato che il debito estero della Tunisia era pari al 97,2% del Prodotto interno lordo (PIL) nel 2020, rappresentando il tasso più alto del Nord Africa. Parallelamente, il FMI ha incluso la Tunisia tra i dieci Paesi africani con il più alto rapporto debito/PIL alla fine del 2021, pari al 90,2%. Secondo l’istituto finanziario, poi, nel decennio 2011-2020, la crescita annua è stata in media dello 0,7% e, ad oggi, il Paese non è in grado di emettere alcun prestito obbligazionario a condizioni ottimali.

Anche l’agenzia di rating Moody’s, il 14 ottobre, ha declassato il giudizio in valuta estera e locale a lungo termine della Tunisia da B3 a Caa1, mantenendo un outlook negativo. Il declassamento, è stato specificato, deriva da una “governance debole” e da una maggiore incertezza circa la “capacità del governo di porre in essere misure volte a garantire un rinnovato accesso ai finanziamenti”. Come spiegato da Moody’s, laddove il Paese non riuscisse ad assicurarsi i fondi di cui necessita, “un’alta pressione di liquidità” potrebbe portare a una situazione di default. Il rischio, al momento, sembra essere mitigato dalla presenza di riserve in valuta estera, accumulate nel corso degli ultimi anni, il che potrebbe consentire a Tunisi di saldare i prossimi pagamenti del debito estero a breve termine. Tuttavia, Moody’s non esclude una possibile ristrutturazione del debito pubblico, con relative perdite per i creditori del settore privato.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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