La Polonia continua ad accusare la Bielorussia, Lukashenko confessa

Pubblicato il 19 novembre 2021 alle 18:03 in Bielorussia Immigrazione Polonia

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Nonostante i profusi sforzi diplomatici volti a risolvere la crisi migratoria, le autorità polacche hanno accusato la Bielorussia, venerdì 19 novembre, di aver portato  centinaia di migranti al confine per mezzo di autocarri. Nel frattempo, il presidente bielorusso ha dichiarato: “Abbiamo un cuore, i miei soldati possono aver aiutato migranti ad andare in UE”.

Secondo Varsavia, Minsk li avrebbe esortati ad attraversare illegalmente la frontiera, a poche ore dalla rimozione dei campi profughi che erano stati allestiti nell’ultimo periodo. La portavoce della guardia di frontiera polacca, Anna Michalska, ha dichiarato che, già a partire dalla sera di giovedì, le autorità bielorusse stavano riportando centinaia di migranti lungo il confine polacco, “forzandoli ad attraversarlo”. Inizialmente, vi era un gruppo composto da circa 100 persone. Poco dopo, però, il gruppo si è infoltito, raggiungendo quasi 500 persone, perché Minsk ha continuato a caricare i migranti su camion e a riportarli lungo il confine. La portavoce ha poi spiegato che, durante i vari tentativi di attraversamenti illegali, le autorità bielorusse avrebbero utilizzato dei laser contro le guardie di frontiera polacche per privarli temporaneamente della vista. Inoltre, Michalska ha aggiunto che alcuni migranti hanno lanciato tronchi contro le guardie di frontiera polacche, provocando gravi ferite a quattro militari. La Polonia, nella notte tra il 18 e il 19 novembre, ha arrestato 45 persone.

Altrettanto importanti da menzionare sono le dichiarazioni rilasciate dal presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, nel corso di un’intervista all’emittente britannica BBC. Il capo di Stato ha ammesso la possibilità che le forze bielorusse abbiano aiutato i migranti ad attraversare il confine con la Polonia, ma ha negato di aver promosso il loro arrivo nel suo Paese. “Credo che sia assolutamente possibile. Siamo slavi. Abbiamo cuore. I nostri soldati sanno che i migranti vanno in Germania. Forse qualcuno è stato aiutato”, ma nessuno dei migranti è stato invitato a superare il confine per provocare una crisi con la Polonia, ha dichiarato Lukashenko.

Intanto, Lukashenko ha tenuto colloqui telefonici con l’omologo russo, Vladimir Putin, per discutere della crisi in corso. Il Cremlino, riportando, venerdì stesso, le principali questioni affrontate nella conversazione, ha ribadito che Bruxelles dovrebbe risolvere la crisi avviando il dialogo direttamente con Minsk. Quest’ultimo, il giorno prima, aveva proposto all’Unione Europea di accogliere 2.000 rifugiati che si trovavano in Bielorussia e che 5.000 dei restanti sarebbero stati rimpatriati nei Paesi di origine. Tuttavia, sia l’UE sia la Germania avevano respinto l’offerta. Tra gli altri attori internazionali che, il 19 novembre, sono intervenuti diplomaticamente per esortare la Bielorussia a normalizzare la situazione, vi sono gli USA e la NATO. Gli Stati Uniti hanno accusato Minsk di usare i migranti come “pedine” nei suoi sforzi politici internazionali. Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha affermato che la situazione ai confini rimane profondamente preoccupante. Il fatto che Lukashenko si serva di “persone vulnerabili” per esercitare pressioni su altri Paesi rappresenta l’essenza “cinica e disumana” del suo regime, ha dichiarato Stoltenberg. Quest’ultimo, in visita a Berlino, ha concluso affermando che “la NATO esprime piena solidarietà verso tutti gli alleati colpiti”.

I primi segni di normalizzazione sono giunti il 18 novembre, quando un totale di 430 migranti, che erano accampati al confine tra Bielorussia e Polonia, si sono imbarcati su voli di ritorno per l’Iraq. Il Ministero degli Esteri dell’Iraq ha confermato la notizia. I curdi iracheni costituiscono un numero significativo delle circa 4.000 persone che si sono accampate al confine tra la Bielorussia e l’Unione Europea e che hanno cercato di attraversare il confine verso la Lituania, la Lettonia e la Polonia, respinti dagli agenti dei Paesi situati alla frontiera. Il bilancio delle vittime, secondo i gruppi supporto umanitario, sarebbe di almeno undici decessi, da quanto, lo scorso agosto, è iniziata la crisi. Tuttavia, è difficile fornire dati precisi al riguardo, poiché l’accesso all’area è limitato e le informazioni sono discontinue e difficili da verificare. Pertanto, il bilancio effettivo potrebbe essere significativamente al di sopra di tale cifra.  

Infine, la Bielorussia è stata accusata di aver orchestrato la crisi, favorendo l’afflusso di migranti alle frontiere, in una sorta di “guerra ibrida” progettata per esercitare pressioni sull’UE. Si tratterebbe quindi di una risposta alle sanzioni che l’Unione ha imposto, il 21 giugno scorso, contro il regime di Minsk per il dirottamento del volo Ryanair del 23 maggio. Tale episodio aveva portato all’arresto dell’attivista e giornalista Roman Protasevich. Lukashenko aveva dichiarato che la Bielorussia non avrebbe più contribuito ad aiutare l’Unione Europea nella lotta all’immigrazione clandestina a causa dell’interferenza di Bruxelles in quelli che sarebbero “affari interni” del Paese.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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