Gli USA ricordano la loro alleanza militare con Manila a Pechino

Pubblicato il 19 novembre 2021 alle 17:58 in Cina Filippine USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli Stati Uniti hanno affermato che sosterranno le Filippine nel caso in cui le navi del Paese dovessero essere attaccate da forze armate, dopo che la Guardia costiera cinese ha sparato cannoni ad acqua contro due imbarcazioni militari di Manila.

Il 19 novembre, durante un viaggio in Nigeria con il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Ned Price, ha affermato: “Gli Stati Uniti sostengono il loro alleato, le Filippine, di fronte all’escalation che minaccia direttamente la pace e la stabilità regionale “. Prince ha affermato che le azioni della Cina hanno aggravato le tensioni regionali, hanno violato la libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale garantita dal diritto internazionale e hanno anche minato l’ordine internazionale basato su leggi e regole. Price ha avvertito che “se le navi pubbliche filippine verranno attaccate dalle forze armate”, sarà attivato il Trattato di mutua difesa tra Stati Uniti e Filippine del 30 agosto 1951. In base a quest’ultimo, Manila e Washington si sono impegnate a difendersi reciprocamente nel caso in cui una tra le due venga attaccata da una forza esterna.

Il giorno prima, il ministro degli Esteri delle Filippine, Teodoro Locsin, aveva denunciato che tre imbarcazioni della Guardia costiera cinese avevano intercettato due navi da rifornimento filippine che trasportavano cibo a basi militari nel Mar Cinese Meridionale e avevano sparato con cannoni ad acqua contro di esse il 16 novembre. Il ministro degli Esteri di Manila ha affermato di aver trasmesso” indignazione, condanna e protesta per l’incidente” all’ambasciatore cinese a Manila e al ministro degli Esteri cinese, Wang Yi.

L’episodio si è verificato nel banco di sabbia noto come Second Thomas delle isole Spratly, un arcipelago rivendicato in toto dalla Cina e in parti diverse dal Vietnam, dalla Malesia, dalle Filippine, da Taiwan e dal Brunei. Al momento, tali isole sono parzialmente occupate da Vietnam, Cina, Malesia, Filippine e Taiwan e Pechino vi occupa militarmente 9 scogliere.

Da parte cinese, il 18 novembre, il portavoce del Ministero degli Esteri della Cina, Zhao Lijian, ha affermato che le due navi filippine sono entrate in acque cinesi senza permesso e che la Guardia costiera ha tutelato la sovranità della Cina in conformità con la legge. 

Nel comunicato del Dipartimento di Stato degli USA è stato ricordato che la sentenza della Corte di giustizia internazionale, del 12 luglio 2016, aveva invalidato le rivendicazioni cinesi su Second Thomas Shoal e alle acque circostanti, che era stato determinato facessero parte della zona economica esclusiva delle Filippine. Per gli USA, la Cina e le Filippine, ai sensi dei loro obblighi verso la Convenzione sul diritto del mare, sono legalmente tenute a rispettare tale decisione.

Nel 2013, Manila aveva denunciato Pechino per aver costruito isole artificiali nelle acque contese tra i due Paesi. In particolare, nel 2012, la Cina aveva sottratto il controllo sulle scogliere Scarborough alle Filippine dopo un periodo di stallo tra le parti, militarizzandole e depositandovi anche alcuni missili. Sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), la Corte Internazionale di Giustizia aveva invalidato le rivendicazioni cinesi, basate sulla cosiddetta Linea dei nove tratti, e si era espressa in favore delle Filippine, sostenendo che Pechino avesse violato la loro sovranità. La Cina si era rifiutata di partecipare al processo e non ha mai preso in considerazione e rispettato il suo esito.

Per Pechino, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici, nello specifico da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, provocando proteste da parte degli altri Paesi coinvolti nelle dispute. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.