Russia e Turchia concordano di non rilasciare dettagli sull’S-400

Pubblicato il 18 novembre 2021 alle 6:50 in Russia Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato, mercoledì 17 novembre, che Mosca e Ankara hanno concordato di non rivelare dettagli sulla produzione congiunta delle unità di difesa aerea S-400.

A riportare le dichiarazioni che il leader turco ha rilasciato, il medesimo mercoledì, durante un’intervista, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti. “Per quanto riguarda la produzione di componenti per l’S-400, con la parte russa abbiamo concordato di non rilasciare ancora alcuna dichiarazione sulla questione e di non condividere i dettagli. Pertanto, non dirò nulla al riguardo”, ha dichiarato Erdogan ai giornalisti, osservando che si tratta di una questione “sensibile” per la Federazione Russa e la Turchia.

Tali dichiarazioni sono da collocare nel quadro dei colloqui turco-statunitensi, tenutisi il medesimo 17 novembre a Washington. Al bilaterale, il cui focus è stato posto sulla cooperazione militare tra USA e Turchia, hanno preso parte due delegazioni e hanno discusso dell’acquisizione, da parte di Ankara, di 40 jet da guerra F-16 e di 80 kit di modernizzazione per i velivoli già presenti nelle Forze Armate turche. La vendita dei 40 F-16 rappresenterebbe un risarcimento verso la Turchia, che aveva ordinato più di 100 jet F-35, pagando 1,4 miliardi di dollari, senza mai riceverli perché rimossa dal programma nel 2019, dopo aver acquisito i sistemi di difesa missilistica russi S-400.

L’agenzia di stampa Reuters aveva fatto sapere, il 23 agosto, che l’asse Mosca-Ankara prevedeva di concludere un nuovo contratto per la fornitura di ulteriori unità di S-400 Triumph. Già nel dicembre 2017, il presidente turco aveva sottoscritto con l’omologo russo, Vladimir Putin, un contratto dal valore di 2,5 miliardi di dollari per la fornitura dei missili S-400, di produzione russa. L’intesa ha reso la Turchia il primo Paese dell’Alleanza Atlantica a disporre di sistemi fabbricati nella Federazione. La cooperazione militare tra i due Stati ha provocato una forte reazione sia negli Stati Uniti, sia tra i membri della NATO. Questo ha spinto Washington ad escludere la Turchia dal programma di produzione dei caccia statunitensi F-35, minacciando di applicare una nuova ondata di sanzioni antiturche qualora la fornitura dei complessi russi andasse a buon fine. Gli USA, così come gli altri Paesi dell’Alleanza, temono che se Ankara avrà a disposizione sia gli S-400 sia i caccia americani di quinta generazione F-35, i radar delle unità di contraerea russe impareranno a calcolare e tracciare gli aerei statunitensi. Per questa ragione Washington aveva minacciato di cancellare il processo di vendita dei caccia americani, dando un ultimatum ad Ankara: “o gli S-400 o gli F-35”.

Le relazioni diplomatiche tra Turchia e Russia sono profondamente radicate e sono state ufficializzate dal Trattato del 1992, il quale ha posto le basi ai rapporti bilaterali tra i due Paesi. Nel dicembre 2004, Putin si è recato in visita ufficiale in Turchia. Tale incontro è stato particolarmente importante perché ha rappresentato la prima visita di Mosca in 30 anni. In tale occasione, i leader hanno sottoscritto una Dichiarazione congiunta incentrata sul partenariato multiforme tra la Federazione Russa e la Repubblica di Turchia. Gli anni successivi, l’asse Mosca-Ankara ha sviluppato i rapporti nel campo politico ed economico.

Nel periodo tra il 2013 e il 2014, lo scambio commerciale tra i due Paesi è fortemente aumentato, arrivando a oltre 30 miliardi di dollari annui rispetto ai 23 registrati nel 2009. Tuttavia, i rapporti tra Russia e Turchia sono complessi e non sono sempre stati positivi. Uno dei principali punti di frizione tra i due Paesi è la questione siriana. I rapporti si sono freddati quando, il 24 novembre 2015, un caccia turco ha abbattuto un bombardiere russo che volava nello spazio aereo siriano. Tale evento ha avuto profonde ripercussioni sui rapporti politici ed economici di Mosca e Ankara. Le sanzioni imposte da Putin in risposta all’incidente hanno limitato fortemente l’export e il business turco in Russia e hanno altresì ridimensionato la presenza turistica russa in Turchia. A sette mesi dall’interruzione dei rapporti diplomatici, nel giugno 2016, Erdogan, in un messaggio rivolto alla Federazione Russa, ha affermato di voler normalizzare i rapporti tra i due Paesi e si è scusato per la morte del pilota russo. Il Cremlino ha accolto positivamente le richieste della Turchia e, più tardi, il 29 giugno 2016, i due Paesi hanno avviato un processo per ripristinare gradualmente le relazioni bilaterali. Tale obiettivo è stato sancito a margine del vertice di alto livello tra Putin ed Erdogan che, il 9 agosto 2016, si è tenuto a San Pietroburgo. A partire dal 2016, gli incontri tra i presidenti dei due Paesi sono incrementati di anno in anno, tanto che, nel 2019, il leader turco si è recato in Russia 5 volte.

Parallelamente ai contatti di alto livello, è importante sottolineare che i Ministeri e i Dipartimenti centrali dei due Paesi interagiscono attivamente. Ad esempio, i rappresentanti russi e turchi si incontrano, a cadenza annuale, nel quadro della Commissione mista intergovernativa per il commercio e la cooperazione economica, nonché per il Forum pubblico russo-turco (RTFO). Entrambi i meccanismi sono stati istituiti per coordinare l’attuazione di progetti per la cooperazione politica, commerciale e culturale. La Turchia è uno dei principali partner economici della Russia. Alla fine del 2018, il volume dell’interscambio commerciale tra Russia e Turchia ammontava a 25,5 miliardi di dollari, di cui 21,3 miliardi rappresentavano solo le esportazioni russe. L’export russo verso la Turchia è principalmente composto da risorse energetiche, metalli e derivati, derrate alimentari e materie prime agricole. Infine, è opportuno sottolineare che la cooperazione tra Mosca e Ankara si sta anche ampliando al settore energetico. La Russia rappresenta uno dei principali fornitori di gas naturale per la Turchia, coprendo più della metà del suo fabbisogno energetico. Secondo i dati, nel 2018, Mosca ha consegnato 23,96 miliardi di metri cubi di gas al mercato di Ankara.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione